Vuole far luce sul patrimonio milionario della madre, ma le sorelle lo accusano di stalking. Assolto

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Il tribunale penale di Bari
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Una vicenda iniziata nel 2013. Il 57enne monopolitano, difeso dall’avvocato Alberto Sardano, è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. 

Si è concluso mercoledì il processo nei confronti di G.D, 57 enne monopolitano, assolto da tutti i capi di imputazione con formula piena perché il fatto non sussiste. A decidere in questi termini, a fronte di un’accusa di stalking che era stata mossa nei suoi confronti da parte di due sorelle dell’uomo e del cognato, è stato il giudice, la dott.ssa Perrelli del tribunale penale di Bari.

Ma ripercorriamo i tratti di questa vicenda, cominciata nel 2013 e avente come protagonisti parenti che abitano nella stessa palazzina dell’uomo. G.D. era stato accusato di aver avuto condotte non appropriate nei confronti delle sorelle e del cognato. Negli atti si legge di continui dissidi, di offese pesanti, di epiteti che l’uomo avrebbe rivolto in particolare ad una delle due sorelle, addirittura minacciandola di morte, seguendola, aggredendola con calci e pugni, tirandole i capelli, imbrattando la porta di ingresso lanciando le uova, graffiando l’auto e persino compiendo atti sessuali dinanzi a lei. In seguito a tutti questi episodi, l’uomo fu denunciato e nel luglio del 2013 sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari. Misura revocata poi a settembre dal tribunale del riesame.

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L’avvocato Alberto Sardano

Mercoledì dunque la fase conclusiva del processo, con l’assoluzione dell’uomo, difeso dall’avvocato Alberto Sardano, a fronte di una richiesta del Pm di una condanna a 2anni e 6 mesi. E’ stato dimostrato, spiega il legale, che in realtà era il suo assistito ad essere vittima di stalking da parte dei familiari, che era stato aggredito e che per tutelarsi era stato addirittura costretto a chiedere una scorta armata. Ed è stato inoltre dimostrato, continua Sardano, che le denunce fatte nei confronti dell’uomo erano finalizzate a bloccare un’azione giudiziaria che lo stesso voleva intraprendere nei confronti delle sorelle, ritenendo che le stesse si fossero appropriate di somme assai ingenti dal conto della madre, per molti anni.

In sede di interrogatorio di garanzia, l’uomo si professava innocente evidenziando che i contrasti erano nati proprio per problemi di natura patrimoniale, per la gestione del rilevante patrimonio finanziario dell’anziana madre che, a seguito di disposizione testamentaria del marito deceduto 20 anni prima, aveva l’usufrutto su tutte le proprietà, percependo un introito mensile di 10mila euro che doveva confluire su un conto corrente acceso dalla donna e sul quale entrambe le sorelle avevano la delega per operare. Proprietà che consistono in 16 appartamenti, 7 locali e 2 ville, una in collina e una al mare. Non riuscendo la donna ad avere informazioni sul saldo di questo conto corrente, sul quale avrebbero dovuto esserci risparmi tra i 700mila e il milione di euro, la donna aveva chiesto al figlio di informarsi di quel conto, e dalla casa di riposo dove si trovava, nel luglio 2012 aveva sottoscritto una delega ad operare nei confronti del figlio.

Il figlio dunque recatosi in banca per avere l’estratto conto, apprende che il conto stesso era stato bloccato poco prima dalle sorelle, che anche avevano proposto ricorso al tribunale di Monopoli per essere nominate amministratrici di sostegno della propria madre. Ricorso al quale si opponeva il fratello, chiedendo la nomina a proprio nome o in favore di una terza persona.

E’ a quel punto, quando il fratello vuole saperne di più circa quel conto, che esplodono i contrasti in particolare con una sorella e con il marito della stessa, che abitano nel suo stesso condominio. Nelle querele che l’uomo sporge nei confronti dei familiari descrive le minacce, gli insulti, le aggressioni e gli sfregi rivolti a lui e al suo veicolo da parte della sorella e del cognato o da altre persone incaricate da loro, procurandogli persino lesioni. L’uomo denunciava di vivere lui dunque in uno stato di timore, che gli aveva fatto cambiare abitudini di vita, tanto da evitare persino di uscire da solo anche per brevi tragitti.

Alla luce dunque del materiale prodotto dall’avvocato e di tutte le questioni ricostruite nel dettaglio durante il processo, il giudice ha dunque assolto il 57enne monopolitano con formula piena. Lo stesso inoltre era stato assolto da altre 4 accuse di lesioni dal giudice di pace di Monopoli, che lo aveva giudicato a seguito delle denunce sporte, per fatti precedenti, sempre dagli stessi familiari.