Pesci fuor d’acqua, buona la prima. Ma è polemica sulla t-shirt maschilista

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Si è conclusa la prima edizione di “Pesci fuor d’acqua”, la manifestazione enogastronomica che ha animato da venerdì e sino a ieri il Lungomare Portavecchia, riempiendolo di profumi di prodotti locali a base di pesce, abbellendolo con le esibizioni di artisti di strada, con l’ascolto di bella musica, pensando allo sport e colorando il cielo con spettacoli di fuochi d’artificio. Un evento, alla sua prima edizione, che è piaciuto e che nelle tre serate ha registrato il tutto esaurito.

farfallaMa non sono mancate le polemiche. Per promuovere la manifestazione sono state realizzate delle apposite t-shirt con messaggi in chiaro dialetto monopolitano. Niente da su “T sta fesc a lozz”, un modo di dire che significa che ci si sta divertendo particolarmente, ma è su quel “Ne fritt d Polp” che si è scatenata la polemica, partita dalle esponenti cittadine di Futura, come Annalisa Marasciulo che ha visto in questa frase un accento prettamente maschilista e offensivo nei confronti delle donne. “Per i non autoctoni – spiega la Marasciulo – si traduce con “ne hai fritti (molti) di polpi”, ed è un’espressione che si rivolge nell’uso comune a donne ritenute di “facili costumi. Ecco- ha aggiunto- quando si parla di rendere la nostra società meno maschilista, meno aggressiva nei confronti delle donne, più rispettosa delle scelte individuali, penso si debba partire da questo, dal ritenere una maglia del genere una schifezza, una volgarità, o almeno una scelta infelice”. Il fatto che poi questa frase sia stata posta su una maglietta legata ad un’iniziativa patrocinata dal Comune è doppiamente sbagliato per le attiviste del Movimento. “Non metto in dubbio la buona fede di chi ha pensato alla frase – dichiara a Link24 anche Lara Latorre di Futura – ma credo che dagli amministratori si debba pretendere che riflettano bene sui messaggi che danno. E’ una frase che non mi sembra consono usare su una t-shirt che pubblicizza un evento comunale e, se anche può essere simpatica in alcuni contesti amichevoli, non si può non ammettere che riflette in modo inequivocabile un maschilismo diffuso, per il quale la donna che ha una sua libertà sessuale debba essere considerata una poco di buono, a differenza di un uomo per il quale invece diventa motivo di vanto. Scrivere quella frase – conclude – equivale a dare della poco di buono a qualcuno. E, sinceramente, vederla indossata da ragazzine che servivano agli stand è stato davvero triste”.

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