A Monopoli 11mila cittadini hanno più di 65 anni. Mastronardi: “Si pianifichi un sistema per chi è più vulnerabile”

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Sono invece più di 5mila gli ultrasettantacinquenni. “Come è possibile che in un momento tanto delicato si continui a tralasciare la nomina di un assessore al welfare? “, si chiede l’ex candidata alla Regione. 

A Monopoli sono 11mila circa le persone che hanno più di 65 anni, un quarto della popolazione totale. Più di 5mila i grandi anziani ultrasettantacinquenni.

La pandemia li ha introdotti prepotentemente nelle cronache di questa settimana. Le 14 vittime residenti nella RSSA di Regina Pacis e la signora i cui figli hanno dovuto reclamare una postazione dignitosa al cimitero, all’improvviso, sembrano aver ricordato a tutti la loro insostituibile bellezza.

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Maria Angela Mastronardi

Le nonne e i nonni sono pietanze gustose, memoria, tenerezza, sguardo comprensivo, sogni, contatto con altre culture. Cercano in ogni modo di non lasciarsi andare, di non pesare, di rendersi utili anche quando la fatica e la debolezza si fanno sentire. Per molte famiglie sono la fonte di reddito più certa e l’aiuto per la conduzione della vita dei piccoli. Eppure, l’economia del profitto tende a escluderli e a tacciarli di scarsa produttività con la pretesa di mantenere un sistema economico in equilibrio. Un’eutanasia nascosta.

In modo un po’ dissociato, anche l’amministrazione comunale sembra scoprire, in queste ore, che esiste una fascia di persone avanti negli anni, spesso non autosufficienti. La comunicazione quotidiana del sindaco Annese, sempre più intimista, si concentra su frasi emozionali, dimenticando che la condizione di benessere dei propri cittadini dipende dalle politiche pubbliche che lui stesso esprime. E allora, come è possibile, che in un momento tanto delicato, si continui a tralasciare la nomina di un assessore al welfare? Dove sono le misure per affrontare la difficile situazione in atto?Ciò che sta accadendo dovrebbe portare a chiederci se le politiche sociali e il sistema sanitario siano adeguati a trasformare l’emergenza in un progetto politico di largo respiro con un’attenzione non sul “quanto” vivere, ma su “come” vivere la longevità. Si tratta di accompagnare un processo di vita delicato e fragile, ma incredibilmente generativo. Gli ingenti fondi regionali sul welfare non ci colgano impreparati. Rafforzare la rete tra pubblico, privato sociale, privato convenzionato, imprese sociali del terzo settore, volontariato competente potrebbe essere indispensabile per pianificare un sistema di protezione per chi è più vulnerabile,magari sottraendo il dibattito sulla vita attiva degli anziani alla logica della mera medicalizzazione.

Maria Angela Mastronardi