Incendio Norman Atlantic: c’è la sentenza greca. A bordo del traghetto c’erano 3 monopolitani

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Alcune immagini di allora diffuse dalla Guardia Costiera impegnata nei soccorsi
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La notizia dell’incendio all’epoca fece rimanere con il fiato sospeso Monopoli perchè sul traghetto lavoravano tre cittadini, fortunatamente salvi. A distanza di 6 anni dal fatto, in Grecia una sentenza, con condanne fino a 16 anni (convertibili in sanzioni), destinata a far discutere. 

Sono passati 6 anni dal disastro del Norman Atlantic, il traghetto della società di Navigazione Visemar, noleggiato dalla compagnia greca Anek Lines per collegamenti Italia-Grecia. Il 28 dicembre del 2014 andò a fuoco mentre si trovava al largo della costa pugliese. A bordo c’erano 55 componenti dell’equipaggio e 485 passeggeri. Morirono 31 persone tra coloro che rimasero vittime nel rogo e quelle che tentarono invano di salvarsi in mare: 12 corpi furono ritrovati, gli altri 19 no. Sessanta furono i feriti.

Una pagina della cronaca internazionale e anche monopolitana dal momento che a bordo di quel traghetto, per lavoro, c’erano anche tre cittadini che fortunatamente riuscirono a salvarsi: Tommaso De Lauro, Piero Dipalma e l’ufficiale in seconda Carlo Girolami. Girolami è stato tratteggiato dalla stampa nazionale come “l’ufficiale eroe” dal momento che è stato uno degli ultimi membri dell’equipaggio ad abbandonare la nave in fiamme mettendo prima in salvo decine e decine di vite umane. Tutta la città di Monopoli rimase con il fiato sospeso per loro, seguendo le notizie che si susseguivano sui tg e anche l’ospedale S.Giacomo si preparò per accogliere e prestare assistenza ad una sessantina di naufraghi.

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L’incendio si sviluppò mentre il Norman era in navigazione verso la costa pugliese ed è divampato nel garage della nave partendo da un camion refrigerato elettricamente alimentato con il motore del veicolo acceso, anche se questo è vietato durante il viaggio. Si scoprì però che si agì in questo modo perchè a bordo non c’erano abbastanza prese di corrente funzionanti. Le fiamme si diffusero rapidamente arrivando ad avvolgere la nave. I soccorsi furono complicati da difficili condizioni meteomarine.

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La stampa greca che tratta la notizia delle condanne

In Grecia – Qualche giorno fa il tribunale greco del Pireo si è espresso in primo grado individuando 5 responsabili di quanto accaduto. Sono il presidente e l’amministratore della società Anek (16 anni di reclusione) altri due funzionari della società (6 anni e 5 anni e due mesi) ed un quinto imputato responsabile dei soccorsi (14 anni). Questi sono stati accusati, a vario titolo, di omicidio colposo, incendio. Nella sentenza sono state emesse condanne fino a 16 anni di carcere, ridotte a 5, ma i responsabili, così come riporta la stampa greca, potrebbero cavarsela con il pagamento di una sanzione. Sei membri dell’equipaggio invece sono stati assolti. La notizia è stata riportata dalla stampa ellenica. 

In Italia – Accanto a questo processo, ad ottobre 2020, ne è iniziato uno anche in Italia. Trenta sono gli imputati che dovranno rispondere di reati come naufragio, omicidio colposo, violazioni al codice della navigazione e ad alcuni marinai è stato contestato anche il reato di aver abbandonato la nave prima che i passeggeri fossero stati posti in salvo. A processo il comandante del traghetto, il rappresentante della società proprietaria della nave, i 2 rappresentanti della società noleggiatrice e 26 membri dell’equipaggio.

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Un’immagine della Guardia Costiera

La sentenza greca potrebbe avere ripercussioni anche nel processo italiano dove i condannati in primo grado sono imputati con  altri 25 dinanzi al Tribunale di Bari. Le condanne con le quali si è chiuso il processo penale di primo grado in Grecia, come detto, sono però ridotte a 5 anni. Cinque anni infatti è la pena massima che può scontare un condannato per reati colposi,stando all’ultima modifica del codice penale greco. In caso di conferma delle condanne nel prosieguo dei gradi di giudizio per i responsabili non ci sarà il carcere: la legge greca prevede che la pena possa essere convertita in una sanzione economica che nel peggiore dei casi si aggirerebbe sui 36mila e 500 euro.