Monopoli, “Le carte di Antonio Lopriore” al Polo Liceale

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Un incontro con la professoressa Villani, storica e curatrice del volume presentato agli studenti. 

Il 27 aprile, in occasione della Festa della Liberazione Nazionale del 25 aprile, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, nell’Auditorium del Polo Liceale “G. Galilei – M. Curie”, con gli opportuni distanziamenti, si è tenuto un incontro di presentazione del libro “Le carte di Antonio Lopriore” a cura della prof.ssa Flora Villani, storica e curatrice del volume edito da Edizioni del Rosone.

All’iniziativa culturale, che è stata coordinata dalla prof.ssa Gabriella Moretti e che si è svolta in collaborazione con la libreria Minopolis, con la presenza dei figli e dei nipoti del dott. Lopriore e le classi 1BSA con la prof.ssa Moretti, 3BS con la prof.ssa Moretti, 5BL con la prof.ssa Moretti, 5CL con la prof.ssa Cisternino e la 5ASU on la prof.ssa Ostuni.

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L’incontro è stato introdotto dal prof. Martino Cazzorla, Dirigente Scolastico del Polo Liceale. Testimone di inenarrabili sofferenze, Antonio Lopriore, ufficiale medico prigioniero nei lager nazisti, dedicò i mesi terribili della detenzione all’assistenza di chiunque venisse affidato alle sue cure. Era stato catturato dai Tedeschi l’8 settembre 1943 nel Kosovo, mentre si accingeva a rientrare in Italia per una licenza di quindici giorni. Poté fare ritorno a casa solo nel giugno del 1945.

villaniAntonio Lopriore conservò per tutta la vita documenti oggi divenuti preziosi, quale la raccolta completa de “La Voce della Patria”, quindicinale scritto a Berlino in Italiano per i prigionieri, i cosiddetti Internati Militari Italiani, e distribuito nei lager allo scopo di condizionarli psicologicamente e spingerli a passare dalla parte dei nazisti o dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

Questo libro è dunque soprattutto un tributo di riconoscenza alla nobile figura di un medico generoso, grande nella sua umanità. In Appendice sono poi raccontate le simili tristi vicende di altri militari di Monopoli che passarono per gli stessi campi di prigionia e subirono le stesse dolorose esperienze, Giuseppe Avezzano Comes, Edmondo De Micco, Vito Antonio Marasciulo, Francesco Vadalà.