Manisporche: “Sul mare, per Lacatena, l’unico linguaggio resta quello del denaro”

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Una piattaforma al largo delle Marche
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“Sarebbe interessante capire quando Lacatena parla al plurale a nome di chi lo fa: se in nome e per conto dell’Amministrazione di Centrodestra di cui è delfino con posizioni liberiste, o a nome della maggioranza di Centrosinistra in Regione che, da sempre, fa della tutela del territorio e del no alle prospezioni geosismiche in Adriatico il suo cavallo di battaglia”, scrive il movimento.

Alla conferenza dell’assessora Maraschio in Regione, presenti studiosi, sindaci e associazioni pugliesi ambientaliste, il tema è la conversione in legge del decreto 176/2022 Aiuti quater, con cui si prevede la possibilità di realizzare nuovi pozzi di estrazione di idrocarburi gassosi nella fascia 9- 12 miglia nautiche, oggi vietati dall’art. 6 comma 17 del Testo Unico Ambientale.

Lacatena, il consigliere pluridelegato e buono per tutte le stagioni politiche, partecipa brevemente con il sindaco Annese e poi redige un comunicato sull’argomento, scritto al plurale – non si capisce bene a nome di chi – in cui sentenzia che la soluzione, di fronte alle trivelle in Adriatico, sta nel mezzo, cioè nella tutela delle zone più belle e nei ristori per i cittadini. Come a dire che solo alcuni pezzi di Puglia vanno tutelati, negli altri contesti basta dare una mancetta per zittire i cittadini.

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Sarebbe interessante capire quando Lacatena parla al plurale a nome di chi lo fa: se in nome e per conto dell’Amministrazione di Centrodestra di cui è delfino con posizioni liberiste, o a nome della maggioranza di Centrosinistra in Regione che, da sempre, fa della tutela del territorio e del no alle prospezioni geosismiche in Adriatico il suo cavallo di battaglia.

Sulle trivelle in Adriatico, rivela di conoscere poco la materia. La ricerca di gas e/o idrocarburi è talmente invasiva da non poter preservare le zone considerate più belle a uso dei turisti. Con gli Air Gun, i fucili ad aria compressa, si determina un oltraggio irreversibile sulla flora e la fauna marine con una conseguente rovina ambientale senza precedenti e un oltraggio all’economia della pesca e del turismo.

Quella dei ristori è la solita propaganda illusoria per far brillare una ricchezza che non c’è. In Basilicata, nella Val d’Agri lo sfruttamento dei giacimenti non ha prodotto spinta economica. La ricerca e l’estrazione creano pochi posti di lavoro e molto specializzati. Le Royalties, pagate dalle compagnie private allo Stato, agli enti locali e, in piccola parte, anche ad alcune categorie di cittadini sono poco più di una mancia con cui barattare la lotta ai cambiamenti climatici, la bioagricoltura e la pesca sostenibile, la salubrità del suolo dell’aria e dell’acqua, la salute pubblica.

manisporcheNoi di Manisporche, da quasi 15 anni, seguiamo all’interno del Comitato No petrolio Sì Energie Rinnovabili l’evoluzione del problema. Con una rete di associazioni dal Gargano al Salento, abbiamo denunciato tutti i progetti di prospezioni nel nostro mare, trovando l’appoggio dei governi regionali di Vendola e di Emiliano.

L’assessora Maraschio ha ribadito di volere portare all’attenzione del ministro dell’ambiente, Gilberto Picchetto Fratin, la volontà della Regione Puglia di continuare a puntare sulle risorse rinnovabili, mettendo al bando le estrazioni di idrocarburi gassosi.

Non si tratta di dire un NO a prescindere né di creare muri, ma di una consapevolezza del qui e ora. L’attualità del viaggio del presidente Meloni ad Algeri, presto principale fornitore di Gas per l’Italia, la ricerca scientifica che definisce il petrolio e il gas in Adriatico scarsi per quantità e qualità, l’esperienza della Val D’Agri che non ha saputo far fruttare le royalty, non possono che vederci in modo chiaro e trasparente sulla linea dell’assessorato all’ambiente della Maraschio e del governatore Emiliano.

Movimento Manisporche