Monopoli, Francesca Danese con “Camera oscura” porta il teatro alla biennale Maestro

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Il 18 agosto dalle 18.30 presso la chiesa di San Savatore. 

Si terrà venerdì 18 agosto dalle 18.30 presso la Chiesa di San Salvatore lo spettacolo teatrale (dal titolo “Camera Oscura”) che l’attrice Francesca Danese porterà alla prima edizione di MAESTRO biennale d’arte e cultura città di Monopoli.
La drammaturgia di Camera oscura intreccia e fonde mito e realtà storica individuale. Nel lavoro infatti, la carica simbolica del mito di Persefone – figlia di Zeus e Demetra, rapita dal dio degli inferi Ade e fatta sua sposa, costretta a dividersi fra la luce del mondo terreno e il buio di quello ultraterreno, dando così vita all’alternarsi delle stagioni – rivive nel personaggio di una giovane fotografa, Francesca Woodman, morta suicida a 22 anni nel 1981 e ormai diventata artista di culto – vero e proprio “mito” – grazie alle sue fotografie (prevalentemente in bianco e nero) dallo stile inconfondibile, originale e a tratti perturbante. Come la giovane dea greca, Francesca diventa “regina”, attraverso l’arte fotografica, della luce e dell’ombra, ma è al tempo stesso succube di questo irrisolto binomio, in una costante e affannosa ricerca di equilibrio che le pone e le fa porre domande, in un dialogo costante con sé stessa e col pubblico, mentre ripercorre alcune tappe del suo “rapimento” artistico e della sua breve avventura umana.
In Camera oscura, il buio non è dunque solo il tratto di un luogo fisico – la “camera oscura” dello sviluppo fotografico per la fotografa Francesca, l’Ade per Persefone –, bensì soprattutto un luogo simbolico e come tale ambiguo: rappresenta il buio della creazione, della nascita, la necessaria gestazione prima che un’opera d’arte veda la luce, ma anche il buio inteso come oscurità dell’anima, in cui il rischio è di perdersi, di perdere la chiave della camera oscura e non riuscire più ad uscirne.
mostraTuttavia anche la Woodman trova, come Persefone, la sua tardiva primavera.  È così che la storia della giovane fotografa, per quanto segnata dalla tragedia del suicidio – evento sempre di difficile comprensione per coloro “che restano” – è al tempo stesso una storia di rinascita, di metamorfosi, se vogliamo, da un mito all’altro, ed è in questa chiave che, dopo un viaggio tra il buio e la luce dell’anima, si è voluto rileggerla.
FRANCESCA DANESE – nota biografica
Francesca Danese nasce il 14 settembre 1977 a Brindisi. Vive e lavora tra Brindisi e Lecce, in costante movimentoDal 2004 i fili di un percorso di studio e lavoro apparentemente lineare (Laureain Lettere, un Dottorato, Specializzazione per l’Insegnamento, e infine l’approdo nella scuola pubblica, dove tuttora insegna part time, tra slanci missionari e tentativi di fugasi intrecciano con quelli del teatrocomincia da quell’anno un ricco percorso di formazione come attrice e poi anche autrice. Ha all’attivo diverse esperienze artistiche e attoriali, sia come artista indipendente che in collaborazione con altri attori, collettivi o compagnie. Dal 2015 scrive e interpreta anche i suoi primi monologhi e spettacoli (tra cui VìtVìt! Storia di una pendolareRumores. Storie, voci e gossip di donne del mondo antico,Persefone). Dal suo amore per la fotografia (che l’ha portata esporre alcuni suoi lavori in varie collettive), unito a quello del teatro e all’interesse per il mito di Persefone, nasce il recente studio Camera oscura, in cui il racconto mitico è intrecciato con la biografia della fotografa Francesca Woodman (il lavoro è nato in seno al progetto “Heroes-La terra delle madri” presso la compagnia “La Luna nel Letto” di Ruvo di Puglia). Ha diretto laboratori e, in qualità di regista, altri spettacoli (Horror mundi. Dacci oggi il nostro orrore quotidiano,Voci dalla collina, ispirato all’Antologia di Spoon Rivercon adulti e ragazzi (Sulle nostre gambe, dedicato a Falcone e Borsellino). Oltre a scrivere per il teatro, scrive anche narrativa(dal 2020 fa parte del collettivo di scrittori dei Nottambuliche ha all’attivo due antologie, La stanza dei Nottambuli, Chiedi alle fiamme – L’inferno dei Nottambuli) e poesie, affidando a queste ultime tanto il suo lato ironico (confluito nello spettacolo Allitterazioni. Ridicolo poetico reading) che quello più melanconico e riflessivo. L’amore per le parole e il piacere che prova nel pronunciarle, la portano anche a partecipare  agli “Slam Poetry” organizzati in Puglia, oltre ad essere spesso designata come lettrice della Divina Commedia per la Società Dante Alighieri di Brindisi. In buona sostanza, ama (a volte odia) le parole: lette, scritte, recitate. Ma se proprio deve dirla tutta, curiosa e mercuriale com’è (è Vergine ascendente Gemelli), non c’è arte in cui non si cimenti o che escluderebbe dal suo orizzonte.
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