Monopoli, movida selvaggia? Barnabò al Comitato: “Basta, smettetela una volta per tutte”

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“Sembra inverosimile che si continui a descrivere una situazione che offusca inesorabilmente e inevitabilmente il grande percorso di sviluppo intrapreso dalla città di Monopoli, un turismo tranquillo, di qualità, familiare”, scrive.

Gent. direttrice,
con la presente mi ritrovo a leggere sulle pagine del suo giornale, ahimè, argomentazioni estemporanee e vetuste della realtà monopolitana. Come il ponte sullo stretto ad ogni governo nazionale, così a Monopoli torna preponderante ad ogni legislatura una sigla tanto fastidiosa quanto ridondante: PZA.

Il tempo ha dimostrato come il continuo richiamo di tale strumento normativo promosso da questo comitato, da specificare nel 2024 fortunatamente ormai ridotto al lumicino, (ndr. Chi alla fine è diventato operatore turistico, chi ha venduto a 3800,00 euro al mq la propria dimora, come da annunci immobiliari che abbiamo gelosamente conservato e tra chi semplicemente aveva intercettato la mera speculazione atta alla continua richiesta di contributi pubblici per associazioni amiche da parte di qualche promotore) sia stato richiamato come mistificazione della cosa pubblica per un mero tornaconto e/o esigenze personali.

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movida monopoli
ph. archivio

Le abitudini sono cambiate, questo decennio ha visto la fine della musica a tarda notte nel centro urbano, le mode sono cambiate e la “movida selvaggia” come veniva denominata all’epoca si è spostata nelle zone tra le meno densamente popolate (per non dire disabitate) del territorio monopolitano.

Il “pubblico” avventore della bellezza cittadina si è autodisciplinato da molto tempo ormai e quei sporadici episodi di malcostume di cui tanto questo comitato si ergeva paladino della giustizia, sono ormai un lontano ricordo e comunque per una mera constatazione statistica meno della cifra minima ponderabile in relazione all’effettivo flusso riversatosi in città nel corso degli anni.

Tali affermazioni possono serenamente essere verificate chiedendo al commissariato di pubblica sicurezza una quantificazione del numero di interventi inerenti “disordine pubblico” nell’ultimo quinquennio, pari a 0.
Nel corso degli anni è emerso, quantunque la legge quadro sull’inquinamento acustico (legge n.3/2002) ne imponga la dotazione, che nessun comune della provincia di Bari, compreso il capoluogo, abbia recepito tale indicazione, poiché ne risulterebbe un inadeguato sperpero di risorse pubbliche, considerato che già la legge quadro indica in linea di massima quelle che debbano già essere le linee di buona condotta e di buona amministrazione del territorio, coadiuviate dalla garanzia di eventuali misurazioni all’uopo promosse da ARPA puglia.

Alla luce di quanto emerso nel corso del tempo, sembra inverosimile che si continui a descrivere una situazione che offusca inesorabilmente e inevitabilmente il grande percorso di sviluppo intrapreso dalla città di Monopoli, un turismo tranquillo, di qualità, familiare, una cittadinanza che “vuole vivere” e nei giusti contesti anche divertirsi.

Avete definito carta straccia le azioni intraprese dall’amministrazione comunale, personalmente mi preoccuperei di ricontare le effettive presenze di questo ormai pseudo comitato poiché carta straccia rappresentano anche le firme delle persone che avete raccolto nel lontano 2015 (per questioni tra l’altro molto lontane rispetto alla questione del famigerato inquinamento acustico) e che vi vantate ancora di rappresentare.

Caro comitato, lo dico da cittadino, semplicemente basta, per quanto pensiate di essere “seguiti” vi posso assicurare che è un esercito quello che vi chiede di smetterla una volta per tutte. Inoltre, ed in conclusione visto che questo comitato avoca a sé la tutela e salvaguardia di via Procaccia, più del rumore, mi preme invitarvi ad una maggiore sensibilità circa la salvaguardia ed al contrasto dei reati ambientali perpetrati da qualche residente e/o villeggiante durante l’anno. Colgo l’occasione per ricordare a me stesso che inquinare è un reato punito con la reclusione da 2 a 6 anni con una multa che va da 10 a 100.000 euro, pertanto si confida in una maggiore attenzione del territorio per le “pratiche” scorrette, non per le “teorie” astratte.

Francesco Barnabò