“Facile inneggiare al “viva il turismo”, ma c’è rischio boomerang: prezzi fuori mercato, residenti sfrattati, identità imballata come i panzerotti per turisti mordi e fuggi”

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ph. archivio
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“Se riduciamo lo spazio tra le persone (tra amministratori e amministrati) a un feed dove si posta per accaparrarsi un lampo di notorietà, amministrare diventa gestire follower, non problemi”. scrive il lettore che lancia tre proposte per migliorare la situazione. 

Dite la verità: se il Wi-Fi cittadino funzionasse con la stessa potenza con cui rimbalza la polemica sui social, Monopoli avrebbe già il 6G».
La battuta – maturata sabato sera in piazza Vittorio Emanuele II, tra un acuto di Achille Lauro e l’ennesimo “diretta IG” – fotografa bene il weekend dell’RDS Summer Festival: due giorni di musica, migliaia presenze stimate, decibel da Riviera romagnola e opinioni che oscillano tra l’“evento del secolo” e il “delirio fuori controllo”.

Il punto, però, non è stabilire chi abbia ragione (spoiler: un po’ tutti e un po’ nessuno), bensì riconoscere che il dissenso non è una bestemmia. Si può promuovere il turismo – linfa vitale dell’economia – e allo stesso tempo lavorare a strade più pulite, cestini meno traboccanti, un piano traffico che non trasformi le vie cittadine in un gigantesco Tetris parcheggiato.

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Mimmo Panaro

E qui casca l’asino, o meglio il “lamentone”, l’etichetta che certi fedelissimi dell’amministrazione appiccicano a chi osa stonare dal coro. Vincere le elezioni con il 70% non legittima a silenziare il restante 30, né a considerare l’applausometro digitale un indice di gradimento infallibile. La democrazia locale vive di piazza reale, non solo di piazza virtuale. Se riduciamo lo spazio tra le persone (tra amministratori e amministrati) a un feed dove si posta per accaparrarsi un lampo di notorietà, amministrare diventa gestire follower, non problemi.

Problemi che, inutile negarlo, si aggravano sotto la pressione dei flussi estivi. L’impatto turistico moltiplica le presenze e i rifiuti; i canoni d’affitto salgono come la temperatura di luglio; un pranzo vista mare costa più di una bolletta invernale; e la viabilità è la vera hit parade, con la differenza che qui il tormentone dura da anni. Servirebbe – per dirla come Jane Jacobs – «l’arte fine di vedere la città come un ecosistema complesso», invece di relegare ogni obiezione al ruolo di guastafeste.

Sia chiaro: lamentarsi senza proposta è facile come lanciare coriandoli. Ma è altrettanto facile inneggiare al “viva il turismo” dimenticando che, senza un piano strutturale, il rischio è il boomerang: prezzi fuori mercato, residenti sfrattati dall’economia delle seconde case, identità cittadina imballata come i panzerotti per i turisti mordi-e-fuggi. «Una città non è un museo» – scriveva Henri Lefebvre – «è un’opera collettiva». E come ogni opera collettiva richiede confronto, non tifoserie.

Allora, che fare? Primo: istituire un osservatorio permanente – pubblico e trasparente – su impatto turistico, rifiuti, sicurezza, costi di vita. Secondo: convocare periodicamente “assemblee di quartiere” in cui l’amministrazione ascolti (davvero) le voci discordanti. Terzo: dotarsi di una “netiquette civica” che distingua la critica legittima dal linciaggio social. Chi governa, ricordi l’avvertimento di Churchill: «Il politico si occupa della prossima elezione, lo statista della prossima generazione». E noi cittadini – che statisti non siamo ma nemmeno comparse – ricordiamoci che il diritto di parola è come il servizio di nettezza urbana: se lo sospendi, la città si riempie di spazzatura.

In fondo, l’RDS Summer Festival ci ha regalato un promemoria a cielo aperto: la musica unisce, il dibattito divide… ma senza divisione di idee niente armonia, solo rumore di fondo. E Monopoli merita decisamente una colonna sonora migliore dei nostri flame su Facebook.

Dott. Cosimo Mimmo Panaro