Astenuta sull’oleodotto, fuori dalla chat WhatsApp del centrodestra, Liuzzi: “Se qualcuno ha stabilito che il mio percorso in maggioranza debba considerarsi concluso lo dichiari pubblicamente”

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Marina Liuzzi, presidente Action Now Monopoli
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“Se qualcuno ritiene che l’aver espresso liberamente un voto di astensione – e non un voto contrario – sia incompatibile con la mia permanenza in questa coalizione, lo dichiari pubblicamente e ne spieghi le ragioni”, scrive Marina Liuzzi in una nota alla stampa. 

LA LIBERTÀ DI CHI PENSA DIVERSAMENTE
Sulla mia astensione relativamente alla delibera comunale riguardante l’oleodotto ho già offerto ogni necessario chiarimento. Ho motivato la mia posizione nella sede naturale del Consiglio comunale e l’ho spiegata pubblicamente. Si può condividere o meno, ma nessuno può attribuirle un significato diverso da quello che ho espressamente enunciato.
Oggi, tuttavia, il nodo politico è un altro. All’indomani di quel voto, attraverso un provvedimento privo di titolarità formale, sono stata esclusa dai canali di coordinamento digitale della maggioranza (chat di WhatsApp). L’esclusione da una piattaforma di messaggistica è, a dire il vero, l’ultima delle mie preoccupazioni materiali. Ciò che mi
perplime è il principio sotteso a tale decisione.

Se si tratta di un provvedimento politico, allora deve essere assunto come tale. Le decisioni politiche non si attuano attraverso una silenziosa estromissione digitale; si assumono apertamente, si motivano nelle sedi opportune e ci si fa carico delle relative responsabilità. Chiedo chiarezza. E la chiarezza deve muovere da chi detiene la responsabilità di guidare la maggioranza. Se manca il coraggio di affrontare a viso aperto una questione di così modesta entità, diventa legittimo dubitare della trasparenza su temi ben più complessi.
Se qualcuno ritiene che l’aver espresso liberamente un voto di astensione – e non un voto contrario – sia incompatibile con la mia permanenza in questa coalizione, lo dichiari pubblicamente e ne spieghi le ragioni. Perché è proprio nella facoltà di esprimere opinioni dissenzienti che si misura lo spazio reale della libertà politica.
In una democrazia il dissenso è un atto di fede. Quando una nazione mette a tacere le critiche e il dissenso, si priva del potere di correggere i propri errori. (J. William Fulbright)

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Una maggioranza non è un consesso di individui chiamati all’unanimità acritica. Un consigliere comunale non può, e non deve, abdicare alla propria autonomia di giudizio in nome di un vincolo di appartenenza. Sarebbe tuttavia parziale far iniziare questa vicenda con il dibattito sull’oleodotto. Da tempo pongo una questione di metodo: un confronto interno insufficiente, decisioni che giungono in Aula già rigidamente definite e un coinvolgimento minimo dei consiglieri che avviene quando lo spazio per incidere sulle scelte è ormai esaurito. Si tratta di criticità che, in momenti diversi, sono state sollevate anche da altri autorevoli esponenti di questa stessa maggioranza. Trovo singolare, pertanto, che oggi il
fulcro del problema politico sia diventato la mia astensione.

Io rispondo del mio voto; chi governa ha il dovere di rispondere delle proprie scelte. E sulla vicenda dell’oleodotto permangono interrogativi che esigono risposte lineari. Nel settembre 2025 il progetto veniva pubblicamente indicato dall’Amministrazione come una potenziale opportunità. In data 8 settembre 2026 si dichiarava ancora in corso l’attività di approfondimento e la valutazione di possibili varianti. Appena due giorni dopo, è stata sancita una netta contrarietà politica all’opera così come presentata. Mutare orientamento è legittimo, ma quando il cambiamento è così radicale e avviene in lasso di tempo così breve (48 ore), è altrettanto doveroso esplicitare quali nuovi fatti, quali documenti o quali istruttorie tecniche abbiano determinato tale inversione di rotta.

IMG 9093Su questo punto desidero rispondere anche a chi, in queste ore, ha inteso assumere il ruolo di apologeta della maggioranza. Cambiare parere è una scelta legittima, ma una difesa credibile richiede il coraggio di confrontarsi anche con gli elementi meno comodi. Ho posto quesiti precisi sui tempi, sul metodo e sulle responsabilità politiche. Rispondere illustrando unicamente le intenzioni future significa eludere le domanda cruciali: cosa è cambiato? È mutato il metodo allora contestato o è cambiato il giudizio di convenienza su quel medesimo metodo? Perché siamo giunti a questa determinazione soltanto oggi? Perché non prima? E come si concilia la sbandierata linearità dell’azione amministrativa con un percorso oscillato tra la sponda dell’opportunità, la ricerca di modifiche e, infine, la netta contrarietà? Una comunità non ha bisogno che le venga accennata soltanto l’ultima pagina della storia; occorre il rigore di leggere anche i
capitoli precedenti.

Nessuno deve restare prigioniero delle proprie dichiarazioni passate, ma la medesima esigenza di coerenza che viene pretesa dalla sottoscritta sia applicata a tutti. La politica smarrisce la propria credibilità quando la memoria si fa selettiva.
Il rispetto del metodo democratico impone un’ulteriore riflessione. Trovo singolare registrare oggi rigide prese di posizione da parte di chi, in un passato non lontano, denunciava la carenza di comunicazione e coinvolgimento all’interno della coalizione, spingendosi a scrivere testualmente: “Dobbiamo portare un po’ di vera e sana politica in questo Comune ormai alla deriva per colpa di pochi soggetti”, garantendo il proprio impegno per emendare quello che veniva definito un “modo pessimo di
amministrare”. Quelle parole non recano la mia firma. Le richiamo in questa sede per dimostrare che il deficit di metodo
e coinvolgimento non sorge oggi con la mia astensione, né ha origine con l’oleodotto. Era un malessere già radicato e verbalizzato, persino da coloro che oggi sembrano aver mutato radicalmente giudizio.

Proprio l’analisi rigorosa degli atti ci conduce a un altro nodo cruciale. Mentre il dibattito odierno si arena su chi sapesse, cosa sapesse e da quando, vi sono deliberazioni della Giunta comunale che meritano un’attenta rilettura. Tra l’ottobre del 2025 e il marzo del 2026, la Giunta ha prima adottato e poi approvato in via definitiva il PUE del Sub-Comparto C. La documentazione progettuale attesta chiaramente che il piano prevede la realizzazione di un impianto industriale per la produzione di
biometano da sottoprodotti alimentari e agroindustriali, con una capacità produttiva indicata di 500
Sm³/h (Rif. PG01). Tra i professionisti che hanno redatto il progetto figura anche un esponente politico della maggioranza.

Sia chiaro: non vi è spazio per insinuazioni o polemiche personali, che non mi interessano. Mi interessa ricondurre i fatti al centro dell’analisi politica. Intendo essere rigorosa: quelle delibere non autorizzavano l’oleodotto, e non ho mai sostenuto il contrario. Esse dimostrano, tuttavia, che il Sindaco e la Giunta erano già stati chiamati ad assumere decisioni strategiche su una rilevante trasformazione industriale ed energetica di quell’area. Pertanto, l’interrogativo non può limitarsi a verificare chi fosse informato del singolo oleodotto. La domanda politica è di più ampio respiro: quale visione d’insieme possedeva l’Amministrazione sullo sviluppo industriale del territorio? Da quale momento? E quando tale quadro conoscitivo è stato condiviso con l’intera maggioranza e con il Consiglio comunale? Si tratta di quesiti legittimi, non di
accuse. E nelle istituzioni si risponde con la trasparenza degli atti. Questo è il modo più alto e serio di esercitare la funzione di controllo che il mandato ispettivo affida a ciascun consigliere.

Se nella nota congiunta dei capigruppo si afferma di rispettare la scelta di chi si è astenuto, occorre spiegare come tale rispetto si concili con i provvedimenti di esclusione successivamente adottati. Delle due l’una: o il dissenso è autenticamente garantito come valore democratico, oppure esso produce sanzioni politiche. E se produce sanzioni, si abbia la dignità di rivendicarle apertamente.
Non formulo istanze di solidarietà, né ho bisogno di tutele. Avverto, insieme a molti cittadini, l’urgenza della chiarezza politica. Non intendo uniformare posizioni diverse: ho condiviso questo percorso amministrativo con colleghi e assessori che considero persone di assoluto valore e che hanno operato in assoluta buona fede. A loro rivolgo un interrogativo di fondo: a quale esito conduce la rinuncia alla propria autonomia di giudizio?

Come ricordava il senatore J. William Fulbright: “In una democrazia il dissenso è un atto di fede. Quando una nazione mette a tacere le critiche e il dissenso, si priva del potere di correggere i propri errori”. Dai cittadini non riceviamo un mandato di cieca obbedienza; riceviamo un mandato di rappresentanza. Il mandato a esaminare i documenti, a porre domande, a esigere trasparenza e ad assumerci, in prima persona, la responsabilità delle nostre decisioni.
Per quanto mi riguarda, la mia posizione è lineare: non mi autoescludo. Continuerò ad adempiere al
mandato che gli elettori mi hanno conferito con assoluta libertà e autonomia. Se qualcuno ha stabilito, nelle segrete stanze, che il mio percorso all’interno di questa maggioranza debba considerarsi concluso, avendone la titolarità politica, lo dichiari pubblicamente e se ne assuma la piena responsabilità davanti alla cittadinanza. Non consentirò che vengano attribuite a me determinazioni che appartengono interamente ad altri.

Non consentirò che vengano attribuite a me decisioni che non ho assunto. Perché ormai la questione va ben oltre il perimetro dell’oleodotto. Va oltre l’esclusione da una piattaforma digitale. E travalica persino la mia posizione personale. Investe, in ultima analisi, un’idea fondativa della politica. Rivendico un’idea di politica nella quale l’appartenenza a una coalizione non esiga la rinuncia alla facoltà di pensare. Una politica nella quale esprimere un dissenso non significhi essere catalogati come un problema, e nella quale porre legittimi interrogativi non sia considerato un atto di disobbedienza o di lesa maestà.
Come scriveva John Stuart Mill: “Se tutta l’umanità meno uno fosse di una sola opinione, l’umanità non avrebbe maggior diritto di mettere a tacere quell’unica persona di quanto lei, se ne avesse il potere, avrebbe diritto di mettere a tacere l’umanità.”
Io non ho scelto di posizionarmi contro qualcuno. Ho scelto, più linearmente, di non abdicare alla mia
libertà di giudizio. Se qualcuno ritiene che tale libertà sia incompatibile con la mia permanenza all’interno di questa maggioranza, ha il pieno diritto di sostenerlo. Ha, al contempo, il dovere e la responsabilità politica di
dichiararlo apertamente, di illustrarne le ragioni davanti alla comunità e di assumersene le
conseguenze storiche e amministrative. Perché la libertà di pensare diversamente non indebolisce l’azione politica, né fragilizza le istituzioni. Al contrario, è precisamente da quella libertà che trae linfa il coraggio di rinnovarle.

Consigliere comunale Marina Liuzzi