Brescia alla maggioranza: “Il copione è sempre lo stesso: chi critica va screditato. Ma il dissenso non si mette a tacere con un comunicato”

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Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere comunale Pietro Brescia all’indomani del comunicato delle liste di maggioranza. 

Trovo a dir poco sconcertanti le dichiarazioni delle liste Monopoli al Centro, Monopoli Presente e Fare Comune. Ancora più singolare è che certe accuse arrivino da chi preferisce nascondersi dietro un comunicato congiunto, anziché metterci la faccia e assumersi personalmente la responsabilità di ciò che afferma.

Accusare genericamente l’opposizione di non vigilare e non proporre è troppo comodo. Di quale opposizione parlate? Di quali consiglieri? Quali proposte sarebbero mancate? Abbiate il coraggio di fare nomi, indicare fatti e circostanze, anziché distribuire giudizi indistinti. Io parlo a titolo personale, ci metto la faccia e mi assumo la responsabilità di ogni parola che scrivo.

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Nel vostro comunicato definite l’azione dell’opposizione un “copione già scritto e privo di originalità”. Curioso, perché il copione più prevedibile sembra proprio il vostro: ogni volta che qualcuno solleva una criticità, pone una domanda scomoda o esprime un pensiero diverso, parte puntuale il tentativo di screditarlo. Non si risponde nel merito, si attacca chi ha osato fare la domanda. Se c’è qualcosa di davvero poco originale, è questa vostra abitudine di scambiare ogni critica per un affronto e ogni richiesta di chiarimento per un atto di ostilità.

E forse è proprio qui che avete smarrito il significato della parola opposizione e, a volte, mi chiedo se abbiate smarrito anche quello di democrazia. L’opposizione non è chiamata a intrattenervi con spettacoli, giocolieri, musica, animazioni e sorprese, né a stupirvi ogni giorno con qualche trovata originale. Quello, semmai, è il compito di chi organizza eventi, non di chi esercita il controllo democratico. Il nostro dovere è vigilare, controllare e proporre. Se continuiamo a denunciare gli stessi problemi, è perché voi continuate a non risolverli. Non è il nostro copione a essere ripetitivo, è la vostra incapacità di trasformare annunci e promesse in risultati concreti a essere diventata una triste consuetudine.

Sono anni che segnalo criticità, documento problemi, invio PEC e propongo soluzioni concrete. Spesso ottengo risultati grazie alla mia insistenza, altre volte trovo soltanto porte chiuse. Il tavolo tecnico sul dissesto idrogeologico e sull’erosione costiera, nato anche a seguito delle mie sollecitazioni, ne è un esempio. Come tante altre iniziative che avete poi fatto vostre, senza neppure un cenno di riconoscimento.

E il Consiglio comunale di ieri è stato l’ennesima, puntuale rappresentazione di questo copione. A giudicare da certe reazioni, più che in un’aula consiliare sembrava di assistere a una rappresentazione teatrale, peraltro non delle migliori. È bastato sollevare osservazioni puntuali e documentate per assistere a nervosismi, atteggiamenti scomposti e sceneggiate decisamente fuori luogo. Evidentemente, quando gli argomenti scarseggiano, qualcuno pensa di poter compensare alzando i toni. Peccato che il Consiglio comunale non sia un palcoscenico e che i cittadini si aspettino risposte, non interpretazioni. E, come se lo spettacolo non fosse già stato abbastanza imbarazzante, nel dopo-show non è mancata neppure una sigaretta fumata all’interno dei locali comunali, in barba al divieto di fumo. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che dice molto sul rispetto delle regole da parte di chi dovrebbe dare l’esempio. Del resto, chi ha risposte convincenti non ha bisogno di dare spettacolo. E chi pretende il rispetto delle istituzioni dovrebbe cominciare dal rispettarne le regole.

Ma c’è una questione ancora più seria: la consapevolezza delle decisioni assunte in Consiglio comunale. Se oggi chiedessi ai consiglieri di maggioranza di spiegare nel dettaglio cosa hanno votato ieri, quanti saprebbero rispondermi senza suggerimenti? Il dubbio è legittimo quando documenti importanti arrivano appena 24 o 48 ore prima delle sedute, o addirittura a Consiglio iniziato, come accaduto per la delibera sui progetti MGI.

Ho spesso l’impressione che qualcuno si limiti ad alzare la mano seguendo indicazioni decise altrove. E persino all’interno della maggioranza non tutti sembrano godere dello stesso livello di informazione e coinvolgimento. C’è chi decide, chi sa e chi semplicemente vota.

E a proposito di decisioni, una domanda sorge spontanea: in questo Comune è la politica a dare gli indirizzi agli uffici o, talvolta, sembra accadere il contrario? Perché osservando certe dinamiche viene il dubbio che gli amministratori abbiano rinunciato a esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo politico. I dirigenti svolgono funzioni fondamentali, ma amministrare richiede visione, autonomia e responsabilità. A volte, invece, si ha l’impressione che la politica si limiti a prendere diligentemente appunti. Magari ringraziando anche per le istruzioni.

Intanto, fuori dal Palazzo, resta una città con problemi irrisolti. Una villa non ancora pienamente restituita ai cittadini dopo tre anni e oltre un milione di euro speso; la passeggiata sotto il Castello, con una pavimentazione che continua a saltare nonostante ripetuti interventi; marciapiedi pericolosi, manutenzione carente e persino segnaletica abbandonata a terra che richiede continue sollecitazioni. Su questi problemi ho vigilato, ho scritto e ho suggerito soluzioni. Voi, invece, quante volte avete ascoltato?

Siete venti consiglieri di maggioranza contro quattro di opposizione. Eppure, troppo spesso, mi ritrovo a sollecitare interventi che dovrebbero essere ordinaria attività di chi amministra, assessori compresi. Vi autocelebrate, vi attribuite meriti e pretendete persino di dare lezioni all’opposizione. Ma l’umiltà, il rispetto istituzionale e la disponibilità al confronto dove sono? La verità è che avete trasformato il confronto politico in un copione ripetitivo: chi segnala disturba, chi domanda polemizza, chi critica non è propositivo. E chi governa, naturalmente, ha sempre ragione.

È un modo di concepire la politica che respingo fermamente. Perché il dissenso non è un’offesa personale, la vigilanza non è un atto di ostilità e un consigliere comunale non deve diventare compiacente per essere considerato collaborativo. Io posso documentare le mie segnalazioni, mostrare le mie PEC e spiegare le mie proposte. Voi siete altrettanto pronti a spiegare, uno per uno, le decisioni che avete votato e quelle che avete realmente contribuito a prendere?

Vi lascio con una certezza: potete avere venti consiglieri, approvare tutto ciò che volete e firmare tutti i comunicati congiunti che vi pare. Ma non potete pretendere di avere anche il monopolio della verità.

E soprattutto ricordate, il compito dell’opposizione è controllare chi governa, non compiacerlo. Se non riuscite a sopportare nemmeno questo, forse il problema non è che io non abbia capito come si fa opposizione. È che voi non avete ancora capito cosa significhi vivere in una democrazia.

Piero Brescia
Consigliere comunale Riprendiamoci Monopoli