“Al posto di fotografare la Madia sul carro attrezzi, meglio una preghiera. Deplorevole non il mezzo, ma la strumentalizzazione”

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Pubblichiamo le riflessioni di un lettore: “L’immagine non è un’offesa, ma un’opportunità per riscoprire l’essenziale”, scrive a Link24 un cittadino che anche ringrazia il comitato organizzatore per il lavoro svolto.  

In questo anno in cui la festa patronale non ha avuto i suoi consueti segni esteriori, ma si è basata su preghiera e devozione, il trasporto dell’icona della Madonna della Madia su di un carro attrezzi rappresenta un evento emblematico.
Grazie alla scelta del comitato festa, questa immagine non è un’ offesa, un affronto alla Madonna, ma un’opportunità per riscoprire il centro, l’essenziale. Siamo stati colpiti quasi tutti dal mezzo che ha trasportato l’icona, tutti pronti a giudicare il contorno, ma nessuno si è lasciato rapire dallo sguardo della Vergine che attraversava la città. Il centro è Lei, l’unica cosa fondamentale che, anche quest’anno, viene a visitarci facendosi Pellegrina tra noi. Al comitato va solo il nostro grazie per aver trovato, anche in questo periodo storico così difficile e con decisioni imposte, il modo per portare Maria nelle nostre strade.

Mentre la Vergine passava tra noi, invece di prendere i cellulari per scattare foto e creare polemiche, sarebbe stato più bello e gradito se ci fossimo fermati a salutarla con un segno di croce e una preghiera.
Maria non sceglie mai mezzi comodi ed eleganti: come nove secoli fa, è arrivata su un mezzo di fortuna, su una zattera, così quest’anno ha scelto un mezzo semplice, dal momento che quello che conta non è il trasporto, bensì l’accoglienza che Le si riserva.
Se qualcosa di deplorevole in questi giorni c’è stato, non è il carro attrezzi, ma la strumentalizzazione politica fatta attorno alla nostra Protettrice!
MONOPOLI, CIVITAS MARIAE, sotto il nome della Vergine, dovrebbe sentirsi unita e non usata per attacchi politici. Di questo, forse, la Madonna è offesa.

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Il nostro grazie va al Comitato Festa Patria per il lavoro che ha svolto anche in una situazione così difficile ed ai sacerdoti dell’Unità Pastorale, don Peppino Cito, don Gianni Grazioso e don Carlo Semeraro, per averci aiutati ad entrare con la preghiera nel vivo della festa.

Lettera firmata