Ancelle del Santuario, il Pd a fondo della questione. La Casa del Dopo di Noi? “Le somme non ci sono mai state”

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Il primo dei temi affrontati dal partito in conferenza stampa. Giampiero Risimini ricostruisce tutta la storia dell’immobile. 

E’ la questione delle Ancelle del Santuario il tema sviluppato dal Pd nel primo di una serie di incontri programmati dal partito e dal suo segretario Michele Suma.
Spetta a Giampiero Risimini snocciolare dettagliatamente e ricostruire la storia di quell’edificio di Viale delle Rimembranze, che inizia nel 1955 quando il Comune ad un prezzo bassissimo trasferisce la proprietà del terreno alle suore, con l’obbligo di realizzare lì una scuola.

Nel 2007, in fase di redazione del Pug ci si inizia a porre il problema della destinazione da dare a questo edificio, dal momento che già se ne intravedeva la dismissione dell’attività. Ma con il Pug si mantiene ferma quella che era la destinazione prevista. Nel 2008 però, come era nell’aria, la scuola chiude i battenti.” E così- spiega Risimini- viene presentata una osservazione al piano urbanistico chiedendo che la destinazione da standard di quartiere diventasse residenziale”.

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Nel 2008, con la neo amministrazione Romani appena insediatasi, l’opposizione – ricorda Risimini- riesce a salvarne la destinazione, cosa che accade anche per il Radar.

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Un momento della conferenza stampa

Passano gli anni e nel 2011 la suora referente delle Ancelle si rivolge al giudice amministrativo per impugnare il Pug, ma il ricorso viene rigettato. In altre parole la destinazione resta quella esistente. Così – nella ricostruzione dei fatti del portavoce del Pd – la suora si rivolge al tribunale civile per far dichiarare nulla la clausola di inalienabilità ed il vincolo contrattuale di destinazione scuola per quell’immobile. A quel punto il Comune chiede la restituzione del terreno e dell’immobile, ma nel 2013 la giunta Romani decide di interrompere il giudizio e di procedere con una transazione. “Riuscimmo ad evitare – continua Risimini – che fosse rimosso il vincolo di destinazione a standard di quartiere, anche se la nostra idea non era quella di fare la transazione, ma quella di acquisire l’immobile a costo zero perchè il Comune ne aveva tutti i diritti. Procedendo con la transazione e rimuovendo solo il vincolo di inalienabilità, le suore però potevano vendere l’immobile pur permanendo la destinazione a standard”.

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Il sopralluogo del sindaco nel 2023

Come era prevedibile, fu chiesta la revoca della delibera di giunta per poi, dopo aver chiesto un cambio di destinazione d’uso, che è stato rigettato, impugnare la transazione, ripresentare un nuovo progetto che viene nuovamente rigettato e impugnare la delibera dinanzi al Tar.
Sono gli anni tra il 2017 e il 2018 e in piedi ci sono dunque due procedimenti in atto. “All’improvviso – continua Risimini – gli amministratori si convincono che le due cause vanno transate e così il Comune propone di comprare la struttura abbandonata, iniziando ad acquisire pareri sul valore dell’immobile. Quando questa delibera giunge in consiglio comunale, l’amministrazione stanzia 650mila euro per l’acquisto, ma non dice nulla sul resto, sulle risorse che serviranno per ristrutturarlo, tirando fuori la storia del “Dopo di noi”.(in pratica un presidio che sia di aiuto e di supporto a quei disabili che ad un certo punto della loro vita si ritrovano soli ndr). Solo dopo l’approvazione della delibera si scopre che l’amministrazione aveva una interlocuzione con una società di costruzioni che aveva proposto la realizzazione di un Pue, sostituendo gli oneri di urbanizzazione con la ristrutturazione dell’immobile delle Ancelle”. Le somme per la ristrutturazione però- sottolinea ancora Risimini – non ci sono mai state, tanto che l’intervento su questo immobile è inserito nel Dup nella programmazione 2026-2028. Il timore del Pd dunque è quello che la “Casa del dopo di noi” non si realizzi in tempi celeri, con un grande ritardo rispetto alle aspettative suscitate nella città.

Cosa questa evidenziata mercoledì 23 ottobre in conferenza stampa anche da Lucrezia Lapietra, che ha sottolineato come lì, in quell’edificio, debba permanere un immobile a carico sociale. “Ad oggi – ha aggiunto – non esiste nel concreto un progetto di ristrutturazione dell’immobile. Immobile che, oltre alla casa del Dopo di Noi, destinata ad un massimo di 10 utenti a fronte di una necessità ben più alta, vedrà anche un’altra realtà coesistere al secondo piano della stessa struttura”.