Ancelle del Santuario, Risimini: “Si paga quello che avremmo potuto avere a costo zero: assurdo e irragionevole”

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ph. Facebook Giampiero Risiminu
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“Possibile che nessuno degli amministratori si vergogni per l’ infausta scelta di qualche anno fa di abbandonare il giudizio civile grazie al quale quello stesso immobile il Comune avrebbe potuto acquisirlo senza pagare neanche un euro?” spiega l’ex consigliere comunale che ha seguito nel dettaglio la vicenda. 

Nell’istituto delle ex Ancelle del Santuario, una parte sarà dedicata alla casa Dopo di noi, a tutela dei diritti dei disabili, ha spiegato il sindaco di Monopoli Angelo Annese qualche giorno fa aggiungendo che sarà un presidio di aiuto e supporto a coloro che ad un certo punto della loro vita si ritrovano soli. Il resto della struttura sarebbe comunque destinata al sociale.
Ma questa notizia, che pure viene colta positivamente per la destinazione che avrebbe l’immobile, fa anche storcere il naso a chi di quell’immobile in viale delle Rimembranze conosce la storia e ne ha seguito l’iter, fino ad arrivare ad oggi.
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ph. google maps

Giampiero Risimini, ex consigliere comunale, sull’argomento si era già espresso anni fa. Il PUG specificava per quell’immobile la classificazione di “Contesto Consolidato per servizi pubblici a standard di quartiere”, ma con un’osservazione fuori termine presentata al piano urbanistico nel maggio del 2009 si chiedeva di “modificare la previsione originaria del PUG adottato e di classificare quell’edificio come contesto urbano consolidato, equiparabile alla Zona 3 Residenziale del vecchio PRG (per i non addetti ai lavori al posto della scuola si chiedeva di poter realizzare edifici residenziali a 5 piani con indice massimo di 1, 3 mq per ogni metro quadro di superficie)”, scriveva Risimini che pure ricorda come fosse stata presentata anche un’altra osservazione con cui si chiedeva di classificare come Contesto Urbano residenziale Consolidato anche l’edificio dell’ex Cinema Vittoria e che il PUG adottato aveva classificato come Contesto per servizi pubblici non computabili come standard.

“Le due osservazioni – ricorda Risimini – erano state giudicate accoglibili con il risultato che avremmo perso sia la Scuola delle Ancelle sia il cinema Vittoria ed al loro posto avremmo avuto due palazzi a cinque piani. Al momento della discussione delle osservazioni, nel luglio del 2009, unitamente agli amici dell’opposizione, ho presentato un unico emendamento teso a rigettare entrambe le osservazioni. Ma la maggioranza volle votarli separatamente perché condivideva l’idea di conservare la Scuola ma non il Cinema. Pertanto presentò un emendamento relativo solo alla scuola con cui si rigettava l’osservazione n. 95/F. Fortunatamente una parte della maggioranza votò i nostri emendamenti e riuscimmo a salvaguardare sia l’Istituto delle Ancelle che il Cinema Vittoria”.
A proposito dell’Istituto, sempre Risimini nel 2013 aveva chiesto al consiglio comunale di farsi promotori dell’adozione di una delibera in cui si chiedesse la restituzione dell’edificio e del suolo su cui è stata edificata la Scuola , ricostruendo nel dettaglio la storia dell’Istituto.

Questo alla luce della richiesta fatta dall’Istituto che aveva promosso un’azione giudiziaria dinanzi al Tribunale Civile di Monopoli per veder dichiarata nulla la clausola di inalienabilità, nell’ambito della quale il Comune di Monopoli ha rivendicato il diritto alla restituzione del suolo venduto. E questo anche alla luce del fatto che il Consiglio Comunale aveva poi approvato una delibera con cui si revocava il vincolo di inalienabilità sull’immobile in questione e si autorizzava il Dirigente competente a sottoscrivere atto di transazione con la parte privata con cui veniva definita la controversia giudiziaria.

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Un atto che per Risimini era da ritenersi inopportuno e del tutto contrario agli interessi dell’Ente, atteso che il contenuto dell’atto deliberativo del 1954, unitamente alle clausole contenute nell’atto di vendita del 1955 denotano che la reale motivazione della vendita era lo scopo di realizzare un edificio da destinare a scuola ed istituto religioso. Il contratto che fu stipulato nel 1955 impegnava le suore a non vendere, cedere o alienare in favore di altri il suolo acquistato e di costruire l’edificio da adibirsi a istituto di educazione morale, religiosa e scolastica […]

La mancanza di uno dei patti d’obbligo suddetto autorizza il Comune a procedere alla reintegra in proprio favore del suolo e gli eventuali manufatti e pertinenze senza rimborso di causa o valore alcuno”. In pratica il Comune avrebbe dovuto riprendersi il suolo e l’edificio qualora la scuola avesse terminato di svolgere la funzione per la quale  era nata. Dal 2008 l’istituto non svolge più le sue attività. Il Comune da allora non solo non ha chiesto la restituzione del suolo, ma decise di rimuovere  il vincolo di inalienabilità. Una scelta sbagliata per Risimini che con la delibera proposta, chiedeva al consiglio la revoca della precedente delibera.

Il suolo e l’edificio sarebbero dovuti tornare al Comune, senza spese, e invece oggi non è così dal momento che con una recentissima delibera di consiglio comunale si è approvata la variazione di bilancio che stanzia le risorse necessarie (700 mila euro) a dare attuazione all’ipotesi di transazione con le Ancelle del Santuario e alla successiva acquisizione. Nei prossimi giorni la Giunta Comunale sarà chiamata ad approvare lo schema di transazione mentre spetterà al Consiglio Comunale deliberare definitivamente sull’acquisto dell’immobile.

“Grande giubilo per la decisione dell’amministrazione di acquistare l’immobile in viale delle Rimembranze, ormai fatiscente- spiega oggi Risimini – Ma possibile che nessuno degli amministratori si vergogni per l’ infausta scelta di qualche anno fa di abbandonare il giudizio civile grazie al quale quello stesso immobile il Comune avrebbe potuto acquisirlo senza pagare neanche un euro? Perché nessuno sente il dovere di spiegare le ragioni di quella decisione scellerata? Si preferisce pagare, magari a caro prezzo, quello che avremmo potuto avere a costo zero. Lo trovo assurdo e irragionevole“.