Area P1, Papio: “Il Consiglio di Stato boccia il ‘ghe pensi mi’ in salsa nostrana”

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La questione per Papio nasce con un vizio di fondo: l’amministrazione che fa proporre ad un privato un accordo di programma derogando al proprio ruolo di pianificazione del territorio. 

“Sono anni che continuiamo a sostenere che alla base della questione dell’area P1 ci sia un
vizio di fondo: un’Amministrazione comunale che fa proporre ad un privato un accordo di programma per l’area, derogando completamente al proprio ruolo di pianificazione del territorio. Abbiamo più volte sostenuto che a tutela della città, e dei legittimi progetti d’impresa, la soluzione più lineare sarebbe stata una discussione aperta sull’area. L’aver scelto la via “del fare” ha ancora una volta portato a fare male”. A dichiararlo Angelo Papio, consigliere comunale di Manisporche.

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“Il Consiglio di Stato ha ben chiarito che le conclusioni della conferenza di servizi non determinano in automatico l’accettazione da parte della Giunta Regionale del proposto
Accordo di programma, la cui valutazione rimane sempre e comunque subordinata alla pubblica utilità, ovvero ai vantaggi che la città otterrebbe da una variazione al PUG così sostanziale. Non è un punto marginale – prosegue Papio – soprattutto perché permette alla
politica (regionale) di esercitare in pieno il proprio ruolo al servizio della comunità, laddove
altri interlocutori politici (comunali) hanno deciso di stare alla finestra”.

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“Auspichiamo che la Giunta ed il presidente Emiliano valutino con attenzione ogni aspetto
della vicenda per addivenire a una soluzione che rappresenti quel vantaggio per la città, che la legge impone ma che non emerge affatto dalle carte. A tal proposito, sugli aspetti più critici e controversi della vicenda, un confronto delle parti coinvolte con i saperi esperti della città, fintamente avviato 7 anni fa e mai preso in considerazione, avrebbe certamente contribuito a una migliore definizione dell’interesse pubblico e consentito al Privato un maggiore contenimento dei tempi.
Invece, ancora una volta, il ghe pensi mi in salsa nostrana – conclude Papio, con chiaro
riferimento al comportamento delle amministrazioni comunali coinvolte – ha condotto a una
situazione di stallo che ha finito per danneggiare sia la città che la stessa Impresa
proponente”.

Movimento Manisporche