Crisi climatica e consumo di suolo, Legambiente: “La Puglia ha bisogno di più acqua e meno cemento”. Il dato di Monopoli

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Nel 2025 altri 1.198 ettari artificializzati. Legambiente: “Servono città permeabili e una pianificazione che riduca il rischio alluvioni. Il fotovoltaico incide per circa l’11,9% sul nuovo consumo: distinguere le occupazioni reversibili dall’impermeabilizzazione è indispensabile”.

La crisi climatica in atto impone a tutti noi di cambiare il modo in cui progettiamo le città e trasformiamo il territorio. Il riscaldamento globale può intensificare le precipitazioni estreme, mentre l’espansione delle superfici impermeabili riduce l’infiltrazione e aumenta il deflusso delle acque, contribuendo ad aggravare gli allagamenti. Il rischio nasce dall’interazione tra fenomeni meteorologici, caratteristiche dei luoghi, urbanizzazione ed esposizione di persone e infrastrutture: non può essere affrontato soltanto dopo l’emergenza.

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Il rapporto ISPRA-SNPA “Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio – Edizione 2026”, pubblicato il 27 ottobre, ci segnala proprio questo: il cemento impermealizza i suoli fertili, l’acqua si perde in mare e allaga tutto, mentre gli eventi e le temperature estreme devastano gli ecosistemi e le zone antropizzate.

Secondo il rapporto, nel 2025 la Puglia ha registrato 1.198 ettari di nuovo consumo lordo di suolo, circa 3,3 ettari al giorno, collocandosi al terzo posto nazionale dopo Sicilia e Lazio. La superficie artificializzata raggiunge l’8,18% del territorio regionale, contro il 7,19% nazionale.

Il quadro provinciale, riportato nell’elaborazione Coldiretti Puglia sui dati ISPRA-SNPA, registra 434 ettari di nuovo consumo nel Foggiano, 272 nel Barese, 160 nel Leccese, 147 nel Tarantino, 94 nel Brindisino e 90 nella BAT. Complessivamente, il suolo consumato regionale ammonta a 158.432 ettari. Lecce presenta la maggiore incidenza di territorio artificializzato, con il 14,17%, seguita da Brindisi con il 10,64% e Bari con il 9,76%.

Secondo l’Ufficio statistico regionale, basato sulla mosaicatura ISPRA delle aree alluvionabili del 2020, il 3,4% della popolazione pugliese vive nelle aree a pericolosità idraulica media.

I 158.432 ettari di suolo consumato non possono essere descritti come altrettanti ettari interamente cementificati o impermeabilizzati. Il monitoraggio SNPA distingue il consumo permanente, associato a edifici, infrastrutture e superfici pavimentate, da quello reversibile, che comprende aree artificiali non pavimentate e coperture rimovibili.

La distinzione emerge anche dal rapporto 2026: a livello nazionale, non pugliese, l’impermeabilizzazione è aumentata di 26,6 chilometri quadrati, comprendendo sia nuove trasformazioni permanenti sia il passaggio a coperture permanenti di superfici già classificate come consumo reversibile.

Gli impianti fotovoltaici a terra rientrano nella classificazione SNPA del consumo di suolo reversibile; ma reversibile non significa privo di impatti, né garantisce da solo il mantenimento della permeabilità.

Dalla tabella regionale ISPRA emerge che, escludendo gli impianti fotovoltaici a terra, il nuovo consumo pugliese passa da 1.198 a 1.055 ettari. La differenza, circa 143 ettari, corrisponde all’11,9% del totale. Il restante 88,1% è dunque riconducibile ad altre trasformazioni. Anche senza il fotovoltaico, la Puglia registra il valore più elevato di nuovo consumo tra le regioni italiane.

Cemento e asfalto, nonostante i sistemi e gli accordimenti utilizzati nel tessuto urbano, impediscono all’acqua si essere assorbita nel suolo: in questo modo, si perde nel mare, trascinando con sé ogni cosa, o allaga tutto, provocando danni ingenti al territorio.

 

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Daniela Salzedo

«Non possiamo chiedere ai territori di resistere a condizioni climatiche sempre più difficili e continuare, contemporaneamente, a sottrarre loro capacità di assorbire e trattenere l’acqua — dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia — La sicurezza deve diventare un criterio determinante delle scelte urbanistiche, delle infrastrutture e degli investimenti pubblici. Prevenire significa decidere prima dove non costruire, quali superfici recuperare e come restituire funzionalità ai sistemi naturali. Difendere il suolo e sviluppare le rinnovabili sono due parti della stessa politica climatica — prosegue Salzedo — Non possiamo confondere un terreno occupato da strutture rimovibili con un piazzale asfaltato. Questo non giustifica qualsiasi impianto in qualsiasi luogo: significa valutare gli impatti reali, la qualità dei progetti e la loro localizzazione, senza trasformare le rinnovabili nel capro espiatorio di un consumo di suolo molto più ampio».

Le possibili soluzioni a questi problemi ci sono e sono fattibili, già oggi. Per questo motivo Legambiente Puglia chiede alla Regione e ai Comuni un programma di depavimentazione e recupero della permeabilità urbana, con priorità per parcheggi, piazzali, cortili scolastici e spazi pubblici inutilmente sigillati. Alla manutenzione delle reti deve affiancarsi la realizzazione di aree verdi di ritenzione, giardini della pioggia e sistemi di drenaggio sostenibile, progettati in funzione delle caratteristiche dei luoghi.

L’associazione propone che ogni trasformazione significativa sia accompagnata da un bilancio delle superfici impermeabili e dei deflussi, verificando che non trasferisca nuovi problemi alle aree circostanti. Chiede inoltre di privilegiare il riuso dell’edificato e, per il fotovoltaico, le coperture e le superfici già artificializzate, promuovendo anche un agrivoltaico di qualità con effettiva continuità agricola.

«La rigenerazione urbana non può essere soltanto sostituzione di edifici: deve restituire spazio all’acqua, al verde e alla sicurezza — conclude Salzedo — Il suolo non è uno spazio vuoto da occupare: è una risorsa da proteggere per rendere più sicuro il futuro delle nostre comunità».

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