Educazione civica, i prof del Liceo: “Così no”. Petizione al Ministero

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Il polo liceale di Monopoli
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Favorevoli all’introduzione della disciplina, i docenti sono contrari alle modalità di attuazione. E invitano i colleghi degli altri istituti a porre in essere la stessa iniziativa.

Ritorno dell’educazione civica tra i banchi di scuola sì, purché sia fatto secondo il criterio della logica e del buonsenso. È quanto chiedono sette docenti del polo liceale di Monopoli, promotori, nei giorni scorsi, di una petizione da inoltrare al Ministero della Pubblica Istruzione. Il testo, sottoposto ai colleghi, è stato sottoscritto dal 99% del corpo docente ed ora l’auspicio e che anche all’interno degli altri istituti di scuola secondaria superiore si possa contribuire alla medesima causa, facendo fronte comune.

Molteplici le perplessità suscitate negli addetti ai lavori dalla legge n. 92 del 20 agosto 2019. In primis vi sono le 33 ore annue (quindi un’ora a settimana) previste per l’insegnamento della disciplina, ma senza incrementare il monte orario complessivo; dunque, ore sottratte all’insegnamento di un’altra materia. Già, ma quale? Ecco, infatti, la seconda fonte di preoccupazione, relativa all’incertezza circa il profilo ideale del prof chiamato a dispensare le nozioni di cittadinanza. Per gli istituti in cui è previsto l’insegnamento di diritto, saranno i rispettivi docenti ad occuparsene, ma negli altri casi, come quello del liceo cittadino, i “papabili” sono gli insegnanti di storia. Per loro si profilerebbe un’impresa a dir poco ardua, se si pensa alle svariate declinazioni del concetto di “educazione civica” operato all’interno della legge, articolato in un ventaglio di obiettivi talmente vasto da farne risultare alcuni addirittura superflui. Ad esempio, tra le diverse finalità la disciplina contempla la tutela delle eccellenze territoriali ed agroalimentari, l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere e la cittadinanza digitale. Tutto questo senza che i docenti coinvolti abbiano una formazione specifica né abbiano superato alcun esame abilitante; “per la prima volta – come scritto nel testo della petizione -, in cattedra salirebbero docenti non formati o abilitati”. Se infatti l’art. 6 della legge n.29/2019 prevede una somma destinata alla formazione dei professori sulle tematiche afferenti all’insegnamento, lo stesso articolo specifica che questa costituisce il 10% della spesa annua già prevista da una norma precedente (la legge n.107/2015); all’art. 13 del nuovo provvedimento si legge chiaramente come la reintroduzione dell’educazione civica non debba comportare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

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Per tutti questi motivi, secondo i sette docenti promotori della petizione, la legge non consentirebbe il raggiungimento dei fini che la stessa si pone. E lanciano un appello a tutti gli insegnanti che si sentono di condividere le medesime preoccupazioni, affinché sulla scrivania del nuovo Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, possano giungere altre firme e non solo quelle dei professori in servizio presso il polo di via San Marco.