Emergenza Coronavirus, dalla Cina la testimonianza di Raffaele Tamborrino

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“In Italia stanno circolando notizie allarmistiche, che generano manifestazioni di intolleranza”, spiega l’avvocato monopolitano da 13 anni per lavoro a Shanghai. 

L’allarme Coronavirus, i primi casi accertati in Italia, l’emergenza globale dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la sensazione che dalla Cina le informazioni non arrivino come dovrebbero arrivare.

Di tutto ciò abbiamo parlato con l’avvocato Raffaele Tamborrino, da oltre 13 anni per lavoro in Cina, a Shanghai. Tamborrino, che si occupa di fornire assistenza alle società straniere operanti in Estremo Oriente e che nel suo curriculum annovera anche brevi incarichi di insegnamento come esperto in università cinesi, è autore del libro Lettere a Sofia sulla felicità, recentemente pubblicato anche in mandarino da una casa editrice cinese. È stato lui a fornire in esclusiva a Link24 una descrizione puntuale di quella che è, ad oggi, la situazione.

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Shangai in questi giorni, in uno scatto inviato da Raffaele Tamborrino

Si teme che dalla Cina non arrivino informazioni puntuali circa la diffusione del Coronavirus. Ci può spiegare com’è realmente lì la situazione?
Come direbbe il Presidente Mao, “grande è la confusione sotto il cielo”: in Italia stanno circolando notizie false ed allarmistiche, che purtroppo generano manifestazioni di intolleranza ingiustificabili e che feriscono i sentimenti dei nostri amici cinesi.

Come si sta gestendo in Cina l’emergenza?
La Cina sta gestendo in modo adeguato questa emergenza e gli altri Paesi dovrebbero sostenere i cinesi, mostrando loro solidarietà e fornendo collaborazione scientifica per arrivare a sconfiggere definitivamente questo Coronavirus. Il numero dei decessi in Cina risulta essere intorno al 2% rispetto al totale dei contagiati e, fuori dalla città Wuhan (centro dell’epidemia), la percentuale di letalità del virus è molto al di sotto dell’1% (evidentemente a Wuhan le strutture sanitarie non erano preparate a gestire un alto numero di malati e questo può aver reso non efficaci le cure nei primi giorni di emergenza). Per esempio, a Shanghai, dove vivo, ci sono stati 112 casi di contagi, una sola persona deceduta e cinque persone sono già guarite. Queste percentuali di letalità sono molto più base di altri virus che si sono manifestati in passato come SARS (9.6%, nel 2002), MERS 34,40% nel 2012), H1N1 (17,40% nel 2009/2010). Il governo cinese e le amministrazioni locali hanno saggiamente frenato l’espandersi dell’epidemia mettendo in quarantena Wuhan e altre città vicine, perché durante il Capodanno cinese molti tornano nei luoghi di origine e questo avrebbe ovviamente contribuito ad incrementare la diffusione del virus in altre zone della Cina.

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Shangai come appare in questi giorni, in una foto dell’avvocato monopolitano in Cina

Lei si trova ormai da anni in Cina per lavoro. Se volesse tornare oggi a Monopoli le sarebbe possibile?
Oggi il mio rientro in Italia sarebbe ostacolato dal provvedimento del governo italiano di bloccare i voli da e per la Cina e dalla decisione di molte compagnie aeree di sospendere i voli con la Cina. Si tratta di provvedimenti che considero eccessivi rispetto alla gravità della situazione. In ogni caso, a breve gli uffici riapriranno e quindi i miei impegni professionali in Cina mi avrebbero comunque impedito di rientrare in Italia in questo periodo.

Si sta lavorando alla formulazione di un nuovo vaccino, ma nell’attesa che precauzioni si stanno mettendo in atto?
Quasi tutti in Cina indossano mascherine ed adottano normali misure di prevenzione, quali lavarsi spesso le mani ed evitare di frequentare luoghi affollati. Inoltre, in diverse città cinesi le vacanze per il Capodanno cinese sono state allungate di circa una settimana.

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L’avvocato Raffaele Tamborrino in Cina

Come sta vivendo questa che anche dall’Oms è stata definita un’emergenza globale?
Sono assolutamente sereno perché consapevole della scarsa possibilità di contrarre il virus e del fatto che, nella malaugurata ipotesi di un contagio, una persona che non ha altri problemi di salute può facilmente guarire dal Coronavirus in una città come Shanghai, che ha strutture sanitarie e personale medico in grado di curare questo virus. Immagino che il timore principale di un’organizzazione internazionale come l’OMS sia quello che il coronavirus possa diffondersi in quei Paesi in via di sviluppo, dove sono certamente meno attrezzati e preparati per contenere il diffondersi del virus e per fornire adeguate cure mediche.

Veramente siete tutti rintanati in casa, le strade sono deserte e c’è una psicosi in atto?
Approfittando delle vacanze per il Capodanno cinese, molti hanno preferito restare in casa per ridurre al minimo i rischi: questo ha reso le strade delle città cinesi deserte. Tuttavia questa situazione, anche se in tono meno accentuato, si verifica sempre durante questo periodo festivo, perché molte persone, provenienti da altre province, lasciano la città per celebrare con la famiglia il Capodanno cinese. In generale c’è preoccupazione tra le persone, ma anche fiducia sul fatto che, anche grazie alle misure adottate, questa emergenza terminerà presto.

In Italia sono stati accertati i primi due casi. A Roma, in un conservatorio, le lezioni sono state vietate agli studenti cinesi, in un bar della Capitale è stato affisso un cartello “vietato l’ingresso ai cinesi”… precauzioni eccessive o si sta veramente andando oltre?
Questi episodi sono causati dall’ignoranza e dalla paura generata da notizie allarmistiche diffuse da alcuni mezzi di comunicazione. Voglio ricordare che ogni volta che l’Italia ha affrontato situazioni di emergenza, per esempio a seguito di un terremoto, i cinesi sono sempre accorsi in aiuto inviando elevate offerte di denaro e manifestando grande solidarietà e amore per il nostro Paese che, da alcuni anni, è la prima destinazione in Europa dei turisti cinesi. Invece, in Italia sta prevalendo una situazione di psicosi che non è giustificata, anche perché il nostro Paese è dotato di uno dei migliori servizi sanitari nel mondo, in grado di curare efficacemente chi dovesse eventualmente essere contagiato da questo virus.