FOTO | Approda la zattera. La calorosa accoglienza della città

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Ph. Paolo Formica
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Un bagno di folla ha atteso la venuta della Protettrice. Rievocato il miracoloso evento del 1117. Il vescovo: “Impariamo da lei ad essere buoni cristiani”.

Monopoli rinnova il suo abbraccio alla Madonna della Madia. Da Punta del Tonno al molo Margherita, passando per Banchina Solfatara e corso Pintor Mameli, grande folla nell’area portuale cittadina ieri sera, in occasione del tradizionale approdo agostano dell’icona bizantina a Cala Batteria. In tanti non hanno voluto mancare all’appuntamento liturgico estivo più atteso, organizzato dal Comitato Festa Patria, in collaborazione con la diocesi “Conversano-Monopoli” ed il Comune.

Appuntamento sul sagrato della Basilica per i confratelli e le consorelle delle confraternite cittadine, per le autorità civili, tra cui il primo cittadino e gli esponenti di giunta e massima assise; tra loro una delegazione proveniente da Lyss (città svizzera con cui Monopoli è gemellata dal 1983), con in testa il sindaco Andrea Hegg. Presenti anche i gonfaloni di altri comuni, in rappresentanza della vicinanza riservata all’evento da parte delle rispettive comunità cittadine. Dopo la celebrazione eucaristica in cattedrale, ci si è messi in cammino verso il luogo dell’approdo, accompagnati dalle marce intonate dalla Banda del Giubileo – Città di Monopoli. Una lunga processione si è così snodata per le vie del centro storico, fino al porto, con al seguito il rettore della Chiesa madre, don Peppino Cito, ed il vescovo della diocesi, Mons. Giuseppe Favale, il quale ha presieduto la veglia di preghiera a Cala Batteria. Molto apprezzato lo spettacolo pirotecnico curato dalla ditta Chiarappa di San Severo (FG), che ha preceduto l’approdo della zattera. Subito dopo, il messaggio del vescovo alla comunità. “Stasera voglio chiedere alla Madonna di aiutarci a vivere di fede, speranza e carità, virtù fondamentali per dirci ed essere discepoli di Gesù – ha detto Mons. Giuseppe Favale, rivolgendosi ai fedeli -. Invocare l’intercessione della Madre di Dio e non imitarla nell’esercizio delle virtù, renderebbe sterile e del tutto superficiale il nostro rapporto con lei. Siamo chiamati tutti a passare da una devozione che si ferma all’utilizzo dei segni esteriori della pietà mariana, che rischiano di ridursi a manifestazioni di semplice folklore religioso, ad una devozione che coinvolga il credente in scelte che esprimono la coerenza tra ciò che si professa con le labbra e ciò che si realizza nella vita. Non possiamo dirci cristiani, se alle parole non seguono i fatti”. Poi l’esortazione a rendere più solida la fede, attraverso l’incontro con Dio e la rinuncia agli idoli proposti dalla mondanità, “che rischiano di prendere il posto del’unico vero Dio della nostra vita”.

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A seguire, la grande attesa per la venuta della Vergine del mare, a bordo della consueta zattera, proprio come accadde all’alba del 16 dicembre di quel lontano 1117. La piccola imbarcazione, come da tradizione, si è negata al vescovo per tre volte, poiché per tre volte l’allora vescovo Romualdo non diede credito all’annuncio della venuta dell’icona bizantina presso il porto vecchio della città, che portava con sè le 30 travi in legno utili al completamento del tetto dell’allora costruenda cattedrale. Inizialmente edificata in onore di San Mercurio, dopo l’evento miracoloso si decise di intitolare il nuovo tempio anche alla Madonna della Madia, da allora protettrice di Monopoli e dei monopolitani. Poi, dopo aver indietreggiato per tre volte, la zattera ha finalmente attraccato e la venerata immagine si è lasciata prendere dal vescovo, proprio come accadde con il suo predecessore Romualdo, il quale l’ha mostrata alla folla plaudente, assiepatasi attorno all’area. Resi i dovuti omaggi alla Madre della città, ci si è poi rimessi in cammino per il rientro dell’icona in Cattedrale.