I Porci Comodi, l’omaggio di Cocozza agli innamorati per S. Valentino

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“Se l’amore è un diritto, non può essere selettivo. Non può fermarsi al genere. Non può fermarsi alla specie. Uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo: l’arte non giudica, l’arte constata”, si legge nella nota inviata dall’artista. 

C’è un divano rosso. Un rosso teatrale, da salotto borghese ottocentesco, da conversazione lenta, da tempo sospeso. E sopra, invece degli esseri umani — sempre più nervosi, sempre più performanti, sempre più distratti — ci sono due maiali. Sdraiati. Comodi. Serenamente comodi. Ecco, già qui l’arte ha fatto il suo mestiere: ha ribaltato il luogo comune.

cocozzaL’opera I Porci Comodi del prof e artista pugliese Davide Cocozza è un piccolo trattato visivo sull’amore e sul nostro tempo. Perché il maiale, nella storia dell’iconografia occidentale, non gode di grande reputazione: simbolo di eccesso, di bassezza, di istinto incontrollato. Ma l’arte, quando è vera, non conferma: contraddice. E qui il maiale diventa ciò che l’uomo ha smarrito: la capacità di stare. Di restare.
Di condividere uno spazio senza dominarlo.
Non c’è erotismo esibito, non c’è romanticismo zuccheroso. C’è una intimità animale, nel senso più alto e filosofico del termine. L’amore non come conquista, ma come prossimità. Non come possesso, ma come abbandono reciproco. E allora viene naturale pensare a San Valentino. Non quello dei cuoricini fluorescenti, ma quello storico: il santo che, nel III secolo, celebrava matrimoni proibiti. Un sovversivo dell’amore. Un uomo che aveva capito — prima di molti sociologi contemporanei — che vietare l’amore è sempre un errore politico. Cocozza raccoglie quel testimone e lo porta altrove. Lo allarga. Lo universalizza.
IMG 4452Perché se l’amore è un diritto, non può essere selettivo. Non può fermarsi al genere. Non può fermarsi alla specie. Uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo: l’arte non giudica, l’arte constata. Dove c’è amore, c’è civiltà. E dove non lo riconosciamo — negli animali, ad esempio — spesso c’è violenza travestita da abitudine. Cuccioli strappati, corpi usati, vite ridotte a funzione. Il divano rosso diventa allora un paradosso visivo: ciò che neghiamo nella realtà, l’arte ce lo restituisce come evidenza morale.
Ma attenzione: I Porci Comodi non è un’opera urlata. Non milita con il pugno chiuso. Non accusa. Suggerisce. Con quella raffinata ironia che è sempre stata la vera arma dell’intelligenza. In un mondo che corre, che notifica, che produce opinioni come rumore di fondo, questi due maiali fanno una cosa rivoluzionaria: non fanno nulla. Stanno insieme. E basta. Forse è questo, oggi, il gesto più scandaloso. Non gridare. Non esibirsi. Non dimostrare. Amarsi spegnendo il telefono. Amarsi senza pubblico. Amarsi facendo — come direbbe l’artista — i propri porci comodi.
E allora sì, questo San Valentino può tornare ad avere senso. Non come festa, ma come pausa. Non come evento, ma come stato dell’essere. Perché, a ben vedere, l’amore — come l’arte — non serve a fare rumore. Serve a farci restare umani. O, talvolta, felicemente animali.
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