Il saluto al jazzista che, con la sua musica, sfiora l’etica

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L'uscita del feretro dalla Cattedrale
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Tanta gente ai funerali del pianista e compositore Gianni Lenoci. I commossi ricordi del fratello e del sassofonista Gianni Mimmo. E il suo quartetto lo ha salutato sulle note di “Fagan”.

Gianni Lenoci, un’anima jazz volata via troppo presto, all’età di 56 anni. Questo pomeriggio in tanti hanno gremito la Cattedrale per l’ultimo saluto al pianista, compositore e didatta di fama internazionale. Un abbraccio collettivo riservato al Maestro da parenti, amici, alcuni rappresentanti delle istituzioni cittadine, colleghi ed allievi del Conservatorio “Nino Rota”, dove, dal ’90, insegnava Prassi Esecutiva, Improvvisazione e Composizione nei corsi di jazz, ricoprendo anche l’incarico di coordinatore del dipartimento di Nuove tecnologie e linguaggi musicali.
Ad officiare le esequie il rettore della Basilica, don Peppino Cito, che ha posto l’accento sulle abilità artistiche di Lenoci, esaltando il suo metodo basato sulla costante ricerca musicale, metafora di un progetto assai più profondo: la ricerca del senso della vita, proprio attraverso le sue note. “Come da lui dichiarato in un’intervista, Gianni era sempre schierato dalla parte della dimensione etica, e mai estetica, della musica – ha asserito il rettore nel corso dell’omelia -. Lui direbbe che la musica fine a se stessa non serve, ma deve essere uno strumento di crescita per l’umanità, promuovendo il bello che è in noi; credo sia questo il motivo per il quale il Signore lo ha consegnato a noi, alla sua famiglia, al Conservatorio e al mondo della musica”.

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Gianni Lenoci

Momenti toccanti, carichi di emozione e commozione, durante le esequie. Tra questi, il ricordo fornito ai presenti dal fratello Alessandro, il quale ha messo in risalto tutte le caratteristiche proprie dell’amore fraterno; concetti perfettamente incarnati da Gianni. Ricordi “proiettati” anche dal punto di vista dei colleghi del Maestro, come quello del sassofonista Gianni Mimmo, uno dei principali collaboratori dell’artista monopolitano. E, infine, i due momenti musicali che hanno anticipato l’uscita del feretro. Un ultimo e significativo omaggio musicale, ovviamente in chiave jazz, con uno spezzone di “Fagan”, il brano composto proprio da Lenoci e, per l’occasione, eseguito dai tre componenti del suo quartetto Hocus Pocus, e poi il canto “Ida Lupino” di Carla Bley – uno tra i preferiti di Lenoci -, intonato dai ragazzi e dai colleghi del Conservatorio. Poi, il momento del distacco e del saluto. L’uscita del feretro dalla Cattedrale e il lungo applauso, che ha accompagnato la partenza di Gianni Lenoci per il suo ultimo viaggio.

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