Iris, la vita prima e dopo l’emorragia. Monopoli pronta ad aiutare la 21enne

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A raccontare a Link la vita della ragazza, ciò che ha passato e le cure di cui ha bisogno è il padre Gesumino Todisco. Avviata la raccolta fondi. 

La vita prima, la vita adesso.
La vita prima, sveglia alle 7, colazione con la famiglia e poi di corsa in stazione, per prendere il treno per andare all’Università. Iris che studiava Scienze della Formazione, che voleva diventare maestra, Iris che faceva volontariato, che aiutava il fratellino di 11 anni a fare i compiti, Iris e la sua passione per il disegno. “Sa – dice il padre Gesumino Todisco a Link- quel murales nell’associazione Movimento per la Vita l’ha fatto lei…”.

La vita adesso. Ora che Iris a 21 anni è in un letto di ospedale e lo è da quel 4 ottobre quando, in poco tempo, tutto è cambiato per lei.
“Quel giorno- racconta ancora il padre – ci è crollato il mondo addosso”.
E ora il peso di questo mondo così pesante, vogliono provare a spostarlo, per rendere migliore l’esistenza della loro ragazza.

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iris 1Tutto inizia il 3 ottobre. Iris rimane a casa di un’amica a dormire, cenano insieme: un hamburger. Verso le 5 del mattino arriva ai genitori un messaggio della sua amica. “Ci avverte che Iris non sta bene, ha vomitato due volte e ha il braccio e la gamba destra addormentati”, ci dice.

I genitori si precipitano a casa della ragazza, Iris è vigile: dice ai genitori di non riuscire a tenere gli occhi aperti, ha mal di testa. Il padre intuisce la gravità della situazione e lui e la moglie portano subito la figlia in ospedale a Monopoli. “Lì ci è entrata con le sue gambe- ricorda il padre- era lucida. I dottori sono stati molto bravi, dopo una Tac hanno capito quello che stava accadendo a Iris, l’hanno intubata, sedata e hanno allertato la rianimazione del Policlinico di Bari”. Iris doveva essere subito trasferita e operata a causa di una emorragia cerebrale che l’ha colpita, causata dalla rottura di un vaso intracranico.

iris3Iris entra in sala operatoria, i genitori fino alle 17.30 di quel giorno non sanno niente. Esce poi un dottore, ricorda il padre: “Ci dice che l’intervento era andato bene, ma che non c’erano molte speranze. Siamo rimasti freddi”.
Dinanzi a quelle parole potevano crollare, ma non l’hanno fatto. Almeno in quel momento. Hanno cercato di farsi coraggio, sperando in qualche piccolo miglioramento. “Per tre mesi Iris – continua Gesumino- è stata nella rianimazione Brienza del Policlinico, dove ci hanno presi per mano e portati ad uscire dall’incubo peggiore. In questi tre mesi ci facevano visitare nostra figlia, tutti bardati per via del Covid, per 5-10 minuti. Lei era in coma, intubata, ma noi le parlavamo: è stata quella la prima terapia”.

Sono stati mesi molto pesanti per Iris. In quei tre mesi ha subito più di 12 interventi alla testa e all’addome a causa della fuoriuscita della Peg per l’alimentazione tramite lo stomaco, poi sistemata con un sondino nasale. Dopo questo periodo, per la riabilitazione si opta per la struttura S.Raffaele di Ceglie Messapica dove Iris viene ricoverata a gennaio 2021 e ci rimane per 4 mesi di degenza.
“Un calvario – dice il padre- siamo stati 4 mesi senza poterla vedere. Solo videochiamate in cui ci mostravano solo il viso di nostra figlia. Sulle sue condizioni nessuna informazione”.
Ora Iris è tornata a Bari in rianimazione al Policlinico, dove è stata nuovamente operata per un granuloma alla gola. Ma per lei è il momento di procedere con una riabilitazione più intensa e di essere aiutata da un farmaco, che qui in Italia, non usano ancora, stando a quanto riferisce il padre. “Non ricordo il nome di questo farmaco, ma serve per rilassare la muscolatura”, dice a Link.

Servirebbe andare in Austria, ad Innsbruck. Solo che per la clinica che offre una speranza di miglioramento occorrono 1000 euro al giorno. Per tre mesi di terapia e il resto occorrono 100mila euro, di cui 60mila da mandare con bonifico prima della partenza e i restanti 40mila subito dopo l’arrivo.
Per un ciclo di riabilitazione di 6 mesi servono quasi 200mila euro, più le spese per i viaggi, il trasporto in aereo ecc.

iris4Una somma non sostenibile per una famiglia in cui lavora solo il papà come operaio e la mamma è casalinga.
“Mi creda – dice il papà- se avessi una casa l’avrei venduta per Iris, senza avviare una raccolta fondi”. Ma una casa sua non ce l’ha e così lui e la moglie hanno dovuto chiedere aiuto ai monopolitani. Grazie all’aiuto del Movimento per la Vita, presieduto da Grazia Satalino, nel quale Iris era volontaria dal 2018, hanno deciso di avviare questa raccolta fondi.
In pochi giorni sono stati raccolti quasi 16mila euro, ma l’obiettivo dei 250mila è ancora un po’ troppo lontano. “Vorremmo tentare di tutto per lei – hanno commentato i genitori in un video – se c’è una possibilità vorremmo continuare”. Se la somma raccolta dovesse essere superiore a quella poi che effettivamente servirà a Iris per le cure, il padre assicura che verrà donata in beneficenza.

Chi volesse aiutare Iris può farlo donando su GoFundMe. 
Intanto è stata aperta anche una pagina Facebook dedicata alla ragazza: “Iriscare Metti in circolo la vita”, attraverso la quale vengono dati aggiornamenti sulla ragazza e sulla raccolta fondi.