“L’acciaio in fumo”, la storia di una città alla ricerca di una via d’uscita

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In una città, la nostra, che si interroga sulla qualità dell’aria che si respira e nella quale insistono realtà produttive dall’impatto non indifferente è stato presentato ieri in Rendella “L’acciaio in fumo”, il testo dello storico Salvatore Romeo grazie ad un’iniziativa del locale Presidio del Libro. Un’altra storia certo, quella di Taranto con la sua Ilva, sulla quale ieri si è comunque avuto modo riflettere. Un lavoro, presentato con dovizia e approfondimenti da Andrea Ostuni, dottorando in Studi Storici all’Università degli Studi di Padova. Il testo ricostruisce l’industrializzazione della città di Taranto dalla fine della seconda Guerra Mondiale ad oggi, partendo dal rapporto che la città jonica ha con la sua fabbrica, la più grande acciaieria d’Europa, creata negli anni ’60 con il tentativo di dare una spinta al Mezzogiorno. Un centro siderurgico al centro di scontri tra proprietà, sindacati, associazioni ambientaliste, magistratura e politica. Una situazione sfociata nell’emergenza attuale e che ha portato all’insorgenza di una delle più gravi crisi industriali e ambientali della storia d’Italia, ricostruite in maniera puntuale dall’autore. Quella di Taranto sembra quasi una parabola con la città dapprima speranzosa del processo di modernizzazione che la stava interessando, poi frustrata e consapevole dell’alto costo di questa prospettiva, anche in termini di vite umane. La frattura tra fabbrica e città con questa aumentata consapevolezza, sembra oggi essere insanabile. E per questa Taranto, che quasi si è mangiata il proprio futuro, bisognerebbe trovare una nuova valida via di uscita.

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