“L’approdo della sacra immagine della Madia”, la devozione dei Monopolitani nell’ultima opera del Fato

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Il dipinto del 1788 è esposto in Cattedrale. Il contributo della nostra lettrice Vittoria Petrosillo che si è interfacciata con lo storico dell’arte Lanzilotta. 

La mano incerta e stanca è quella del pittore Vincenzo Fato, ottantatreenne nel 1788, quando era impegnato nell’ultima opera della sua lunga carriera, L’approdo della sacra immagine della Madia, nella Cattedrale di Monopoli.

Da qualche mese, il dipinto si può ammirare ad altezza d’uomo, infatti è esposto alla base dell’altare di S. Anna, al temine della navata sinistra, e in origine era destinato ad essere collocato in alto nel Cappellone della Madonna della Madia, dove attualmente si ammirano i due quadri del pittore napoletano Pietro Bardellino. Proprio con il lavoro di quest’ultimo si intreccia il destino di questa tela. Ne parliamo con Giacomo Lanzilotta, storico dell’arte, ispettore della Pinacoteca Metropolitana di Bari e autore della monografia dedicata al pittore castellanese Vincenzo Fato.

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fato 1Dott. Lanzilotta, in questi giorni ha avuto modo di osservare questa tela da vicino, le sue impressioni rispetto agli studi già pubblicati.
Il restauro della tela ha avuto il merito di restituirci una lettura migliore dell’opera nel suo complesso, e la possibilità in questo periodo di poterla ammirare da vicino è senz’altro un valore aggiunto. Non è tra le massime opere del Fato che doveva essere molto malato, e che, costretto in povertà, dipingeva per bisogno (il pittore morì infatti prima di avere ultimato il lavoro). Si notano qua e là i cosiddetti pentimenti, zone in cui dallo strato pittorico soprastante si intravedono in trasparenza delle parti dipinte che poi sono state coperte dall’autore, il quale aveva nel frattempo cambiato idea sulla composizione generale delle figure.

Di certo emerge la straordinaria umanità dei volti, descritti uno per uno, il popolo monopolitano dell’epoca che assiste all’ingresso in porto della Sacra Immagine,ciascuno con le proprie reazioni ed emozioni all’evento.

madia fatoIl Fato costruisce una scena dell’approdo diversa dalle altre, secondo lei perché?
L’artista ha voluto dare alla scena – con un taglio che potremmo definire cinematografico ante litteram, una specie di piano americano – un senso di coralità scenografica, tipico delle feste solenni dell’età barocca (ma ancora in voga nel tardo Settecento dalle nostre parti). Una visione del tutto personale e di fatto il suo testamento pittorico.