Lara Latorre (Pd): “Necessaria ed urgente l’educazione alla parità di genere”

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“Bisogna insegnare ai nostri figli il rispetto per l’altro. E che non è vero che gli uomini non possono piangere. Che non è vero che le donne sono inferiori. Che non esistono mestieri da uomini e mestieri da donne. Che le bambine possono giocare con le macchinine e i bambini con le bambole. Perché una donna può diventare ingegnere dell’automobile e un maschio diventerà padre”, scrive la segreteria provinciale Partito Democratico di terra di Bari con delega all’agenda 2030. 

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 è interamente dedicato al raggiungimento dell’uguaglianza di genere e dell’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Per l’ONU, “l’uguaglianza di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma un
fondamento necessario per un mondo pacifico, prospero e sostenibile”. Le disparità di genere rappresentano, ancora oggi, uno dei più grandi ostacoli al raggiungimento dello sviluppo sostenibile.

Tra il 1° gennaio e il 19 novembre 2023 in Italia sono stati commessi 295 omicidi, di cui 106 con vittime donne. Tra queste, 87 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, di cui 55 per mano del partner o dell’ex. In Italia sono quasi 7 milioni le donne tra 16 e 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nella loro vita (dati Istat).

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Nella nostra Monopoli, in pochissimo tempo, due episodi di violenza contro una donna, talmente grave da salire agli onori della cronaca (e chissà di quanti siamo all’oscuro). Un padre e un ex compagno di vita.

Uomini che avrebbero dovuto essere punti di riferimento e che si sono trasformati nei primi nemici. Uomini convinti da troppo tempo di una supremazia di genere innata o uomini troppo deboli per affrontare la realtà. Il risultato non cambia. Oltretutto la maggior parte delle volte, le violenze avvengono tra le mura domestiche, in quella “casa” che dovrebbe rappresentare il rifugio sicuro. Supplicare le donne di denunciare, di parlarne con qualcuno, di chiamare il 1522, è necessario, ma non più sufficiente se non abbiamo un’Italia pronta a reagire. Se non cambiamo radicalmente la cultura e l’educazione (e, magari, un po’ le leggi). A mio parere è assolutamente necessaria l’ “educazione affettiva” nelle scuole, proposta dal PD al Parlamento ma tanto osteggiata da una destra evidentemente ancorata a vecchi paradigmi.

È assolutamente necessaria ed urgente l’educazione alla parità di genere. Bisogna insegnare ai nostri figli il rispetto per l’altro. E che non è vero che gli uomini non possono piangere. Che non è vero che le donne sono inferiori. Che non esistono mestieri da uomini e mestieri da donne. Che le bambine possono giocare con le macchinine e i bambini con le bambole. Perché una donna può diventare ingegnere dell’automobile e un maschio diventerà padre. E non sarà un baby Sitter se starà a casa con i suoi figli, ma semplicemente un padre. E che un giorno potrà decidere di rimanere ad occuparsi della casa mentre sua moglie “fa carriera”. E sarà giusto così. Che un uomo, se triste, può piangere. E non è disdicevole. E che una donna può non essere brava a cucinare e non è tenuta a saper tenere in ordine la casa. E che può uscire con le amiche e anche andare sola in un bar. E cambiare partner, se vuole, senza essere considerata poco di buono. “Quando punti il dito per condannare, tre dita rimangono puntate verso di te”. È essenziale capire che siamo tutti parte del problema. Il famigerato patriarcato che tanto si nomina in questi giorni, che qualcuno ha poco chiaro in mente cosa sia, inizia dal poco rispetto che il mondo ha, ancora, nei confronti delle donne. E il poco rispetto parte dalle frasi ironiche, intrise di maschilismo, sugli abiti, sul come siano arrivate a coprire determinati ruoli, sul seno troppo scoperto e su quello troppo coperto. Parte dalla differenza di trattamento sul posto di lavoro. Dalla difficoltà di ammettere che potrebbe saperne più di noi e dal non pensare mai che possa più di noi il posto di “comando”.

Dal considerarla isterica appena prova ad alzare la voce, solo per provare a farsi ascoltare. Parte dalla famiglia, quando già da bambini, si differenziano i ruoli. Dal credere, ancora, che, in fondo, il ruolo naturale della donna sia, solo o soprattutto, essere mamma. Con tutto ciò che comporta e che, di consuetudine, gli fa da contorno. Potrei andare avanti a lungo, ma credo che il concetto sia chiaro e che basterebbe rifletterci un po’ per avere ben chiare tutte le cose che ancora, nel 2023 ancora non vanno. È tutto questo che poi, esasperato, porta a credere di poter approfittare di noi contro la nostra volontà. Di non
poter reggere all’affronto di essere derisi o lasciati. Di sentirsi in diritto di dover correggere atteggiamenti giudicati non appropriati.

Con la forza. La violenza sulle donne parte dal vostro, e dal nostro, non essere abbastanza femministi. Finché non ammetteremo di essere tutti e tutte parte integrante del problema e non proveremo a cambiare il nostro modo di essere e pensare, non credo ci saranno molti cambiamenti. Siamo nel 2023. Al Mondo c’è un forte ritorno a relegare le donne a esseri inferiori. Di nuovo. Spero che il rumore di questi giorni non si plachi ma si moltiplichi e si provi, tutti insieme, a prescindere dal genere e dall’ orientamento politico, a fare molto di più di quanto fatto fino ad ora. Se non ora, quando?

Lara La Torre – segreteria provinciale Partito Democratico di terra di Bari con delega all’agenda 2030