Monopoli, addio ad Abdul “persona estremamente fragile, ma anche profondamente buona”

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una foto di agosto scattata da Pietro Brescia
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La sua morte lascia un velo di tristezza tra le strade di Polignano a Mare e Monopoli, le due città che ne hanno incrociato la storia, i passi e lo sguardo. La notizia comunicata dalla vicesindaca di Polignano a Mare Joana Grasso. 

Si è spento quest’oggi Abdul, il cittadino bengalese che spesso si notava in giro a Monopoli. Veniva dal Bangladesh, la sua famiglia era rimasta in quella terra lontana, così come ad aprile in un post su Facebook aveva ricostruito la Caritas Conversano-Monopoli postando una sua foto. All’inizio, vendeva rose poi, con il tempo, le sue condizioni si sono aggravate. Lo si vedeva trascurato, a volte dormiva sulle panchine di piazza Vittorio Emanuele, con indosso un giubbino giallo che lo rendeva riconoscibile anche da lontano. Sono stati in tanti a non voltarsi dall’altra parte. A cercare di aiutarlo.
Anche consigliere comunale Pietro Brescia diverse volte aveva segnalato il caso di quest’uomo, pure a fine agosto quando aveva notato il suo piede in necrosi e Polizia Locale e assistenti sociali, intervenuti, lo invitarono a farsi visitare in ospedale. Ma non era facile convincerlo, a quanto pare.
Oggi la notizia della sua morte lascia un velo di tristezza tra le strade di Polignano a Mare e Monopoli, le due città che ne hanno incrociato la storia, i passi lenti e lo sguardo.
A comunicare, con estrema delicatezza, la scomparsa di Abdul, Joana Grasso, la vicesindaca e assessora di Polignano a Mare, dove Abdul era stato seguito.

“Abdul Sundar purtroppo non c’è più.
E io non posso che tornare indietro nel tempo e ripensare a tutto quello che è stato.
Seguire Abdul è stato come andare sulle montagne russe.E se oggi scrivo questo post è perché, nel tempo, tante persone, non soltanto di Polignano, hanno orbitato attorno a lui. Perché Abdul era una persona estremamente fragile, ma anche profondamente buona.

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Questo post è soprattutto per ringraziare tutti coloro che almeno una volta ci hanno chiesto sue notizie, chi gli ha offerto un caffè, una pizza, chi gli ha donato qualcosa, chi si è semplicemente fermato a guardarlo con attenzione e umanità.

Ricordo come fosse ieri la catena di solidarietà che si è attivata quando aveva deciso di allontanarsi e non abbiamo avuto sue notizie per giorni. Dopo un pomeriggio trascorso dai Carabinieri, insieme ai suoi amici della comunità bengalese, decine di persone mi avevano scritto per provare a rintracciarlo e riportarlo in un luogo sicuro.

Ed è proprio per questo che sento il bisogno di scrivere. Perché Abdul, con la sua fragilità, con la sua presenza, pur non avendo praticamente nulla, a volte neppure una coperta, è riuscito a far emergere qualcosa di prezioso: l’umanità che abita nelle persone.

E vorrei che, nel ricordarlo, riuscissimo a non perderla.

Io, dal canto mio, probabilmente proverò a ricordarlo insieme a Valentina, la sua assistente sociale che l’ha seguito con cura e attenzione, attraverso le nostre risate isteriche, la preoccupazione, la rabbia, le volte in cui abbiamo “giocato a nascondino” per riuscire a rintracciarlo senza innervosirlo.

Chi opera nel sociale, tra le fragilità, deve imparare a fare i conti con carichi di vita che non gli appartengono, ma che inevitabilmente finiscono per attraversarlo.

E deve anche imparare, in qualche modo, ad alleggerirli.

Non so esattamente cosa scatti quando una storia ti entra dentro più di altre.

So soltanto che alcune persone, anche quando non riusciamo ad aiutarle come avremmo voluto, ci lasciano qualcosa.

E allora, Abdul, nel suo modo così particolare di stare al mondo, un segno lo ha lasciato: non soltanto la fatica di averci provato, ma anche i piccoli ricordi, le battute, le domande rimaste senza risposta, le cose che ci facevano arrabbiare o sorridere.

Sui permessi di soggiorno europei c’è il simbolo di un toro, è un richiamo al mito greco di Europa e Zeus, la sua presenza richiama l’identità europea.

Abdul in realtà lo chiamava “mucca” perché diceva che quello sul suo permesso era sbagliato e talvolta ci litigava pure.

Ora però ha smesso di darti fastidio. Ora puoi stare tranquillo”, ha scritto l’assessora.

E anche Brescia, che proprio oggi ha evidenziato sui suoi canali social il caso di un altro cittadino che ha bisogno di aiuto, lo ha salutato con queste parole “Buon viaggio Abdul. Oggi ho saputo della morte in ospedale di Abdul Sundar. Hanno tentato per l’ennesima volta di curarlo ma non è stato possibile. Anche noi a Monopoli ci siamo spesso interessati di lui. Sono molto dispiaciuto ma non sempre è possibile salvare chi è in difficoltà”.