Monopoli, “Il Comitato durante le amministrative potrebbe evitare errori, offrendo suggerimenti sui candidati meritevoli”

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“Il Comitato può colmare una lacuna costituzionale”, scrive il lettore Paolo Muolo in questa lettera inviata alla nostra redazione. 

La costituzione del Comitato “NO ALL’OLEODOTTO” costituisce un prezioso traguardo che non va disperso. La sua più importante funzione è quella di far sentire la voce dei cittadini in occasione di emergenze o di dissenso sulle scelte fatte dei nostri amministratori. Occorre pertanto non cessare la sua attività al termine della protesta in corso, ma consentirne la sua permanenza costante nella città come supporto alla tutela della cittadinanza, autotassandoci con un contributo mensile miserrimo per ogni elettore per mantenere in piedi una organizzazione efficiente con stampa periodica di un notiziario informativo.

La presenza, ad esempio, di un comitato durante le elezioni amministrative potrebbe evitare errori clamorosi offrendo suggerimenti ai propri associati sui candidati meritevoli, onde evitare paradossi in voga come le affermazioni errate: “Io sono di destra e voto a destra” oppure: “Io sono di sinistra e voto a sinistra” con i quali si vota generalmente il candidato più inadeguato, in quanto i cittadini non hanno ancora compreso che le elezioni amministrative si tengono per eleggere il sindaco, e non eleggere sindaco l’uomo qualunque proposto dal proprio partito, per cui l’attenzione da porre è quella di scegliere il miglior candidato presente in lizza ignorando le sue tendenze ideologiche, anche perché ciò non scompagina gli equilibri dei partiti nazionali. Non dimentichiamo che l’Avv. Leoci fu un sindaco di sinistra e tutti lo ricordiamo ancora per la sua competenza e signorilità.

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Paolo Muolo

Ormai un numero elevato di elettori, come da tradizione popolare incallita, vota non per scelta personale, ma su suggerimento altrui. Spesso si vota per accontentare il vicino di casa o il titolare dell’azienda in cui si lavora o il reggente del CAF che ci redige la dichiarazione dei redditi. Queste modalità ormai rituali purtroppo saranno sempre possibili finché le masse elettorali saranno politicamente incompetenti come lo sono, a detta degli studiosi, allo stato attuale. Il voto viene ormai regalato con troppa leggerezza, ignorando che i candidati erroneamente eletti durano purtroppo in carica da cinque a dieci anni e, se sono incompetenti, bloccano la crescita del paese e lo sviluppo della società. Le anomalie elettorali, come la compattezza di migliaia di voti in favore di un candidato quasi sconosciuto e privo dei requisiti di un leader, sono sospette e comunque generate unicamente dallo stato culturale delle masse, come intuibile dagli aforismi dei seguenti psicologi e accademici:

·         Theodule Armand Tibot – fondatore del laboratorio di psicologia sperimentale a Parigi        
 La folla raccoglie persone eccitabili ed eccitate, non solo il popolo sul quale si basa la sovranità in democrazia è un soggetto squilibrato e pericoloso. Le conseguenze per il governo democratico sono di peso: il governo di un popolo, in certi momenti della sua storia, è nelle mani di mezzi pazzi.
·         Amy Gutmann – Rettrice dell’Università di Pennsylvania:
             “Sconfiggere l’ignoranza dei cittadini è un obiettivo importantissimo che nessuna società  democratica ha ancora realizzato.
Causa le proprie fragilità culturali, la massa dei cittadini nelle elezioni troppo spesso provoca risultati deleteri. Le modalità di voto sono molto diverse:
I.        lo zoccolo duro degli ideologi vota sempre il candidato del proprio partito, per rispetto della tradizionale cattiva abitudine di votare sempre per il candidato della propria area politica, costi quello che costi. Se poi il candidato ha anche le qualità del leader viene votato anche dagli altri e ciò è accaduto nelle elezioni del Prof.  Walter Laganà e dell’Ing. Emilio Romani perché in essi il popolo si riconobbe e di essi si fidò, perché: “Nella vita pubblica, conta il prestigio personale; cariche e onori sono assegnati in base alla stima di cui ognuno gode, non per il censo ma per il proprio valore” (scriveva Pericle 2.500 anni fa). Fece eccezione l’elezione del sindaco l’Avv. Paolo Leoci che, in qualità di leader, fu eletto anche se della corrente del centro sinistra.
II.      Se il candidato dell’ideologia dominante non ha alcun requisito, ed è quasi sconosciuto, la massa, che si compatta soltanto in presenza di un leader conosciuto e stimato, difficilmente lo vota oppure esprime un numero di consensi insignificante e comunque, nel caso specifico, esprime soltanto un voto disordinato, salvo il caso in cui per lui non si organizzi una campagna elettorale stile “assalto alla diligenza”. Si pensi ai casi i cui acquisire i voti degli associati di associazioni varie, di colore politico e non, si promettono cariche assessorili ai rappresentanti delle stesse con il risultato che il candidato senza lode e senza infamia viene eletto sindaco smentendo le evidenze scientifiche.
Spesso il chiassoso entusiasmo artificioso che circonda l’elezione di un candidato senza requisiti di leader, in una campagna elettorale selvaggia, è provocato per favorire la coalizione che si percepisce come vincente. Grave conseguenza delle campagne elettorali selvagge è che il loro assordante clamore oscura la presenza in campo di candidati di coalizioni diverse che avrebbero la giusta rilevanza, se le loro superiori qualità fossero più visibili, provocando conseguenze disastrose nella composizione delle conseguenti amministrazioni, le quali risulteranno contaminate da squilibri nei loro Consigli, con maggioranze spropositate e minoranze impotenti con grave pregiudizio dell’andamento amministrativo comunale.
III.  Per evidenziare le modalità anche raffinate per raccogliere voti, segnalo un caso particolare nelle elezioni amministrative del 2023, durante le quali, per timore di non farcela, il centro-destra si avvalse anche di espedienti di natura psicologica di sicuro effetto, imprimendo un tono da “Libro Cuore” alla propaganda di un candidato, facendo affluire un nutrito numero di aficionados, a una Réunion nel Teatro Radar. Ci si aspettava una manifestazione nella quale non sarebbero mancati cenni sull’iter programmatico della sua coalizione. Ma, egli mostrò il filmato fatto in casa, che lo ritraeva mentre faceva fare colazione ai suoi bambini e ciò fatto, l’evento si concluse con una fragorosa standing ovation da parte dei presenti. Per giungere dunque al grado di maturità culturale che non permetta di cadere nelle trappole psicologiche passeranno ancora moltissimi anni, e molti sindaci sfuggiranno alle evidenze scientifiche.
Il consulente elettorale che gli suggerì il da farsi molto probabilmente si ispirò al seguente aforisma   di V.  Gustave Le Bon – uno dei massimi studiosi di sociologia e psicologia:
           Le folle – ispirate dai sentimenti – sempre inconsapevoli di ciò che fanno sia che      
               agiscano bene sia che agiscano male. Un capo che voglia avere successo si 
               rivolgerà non alla ragione della folla, ma ai suoi affetti. Chi conosce l’arte di 
               impressionare l’immaginazione delle folle conosce l’arte di governare.
Siamo all’interno di una concezione meramente autoritativa della democrazia, in cui l’istituzione dal basso dell’autorità ha come risvolto paradossale l’impotenza politica del cittadino per cui è opportuno rammentare che la Costituzione, pur avendo sancito nell’Art. 1 che la sovranità appartiene al popolo, inspiegabilmente conserva nelle sue pieghe una contraddizione che gli accademici di Filosofia politica hanno denominato “Aporia costituzionale” per non avere ancora precisato la struttura dei dispositivi che permetteranno ai cittadini la partecipazione alle decisioni politiche, sia come correttori delle decisioni che di controllo e vigilanza delle medesime.
Si riportano importanti aforismi di autorevoli accademici che ci rammentano l’importanza della partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche:
·         Pierre Rosanvallon – Prof. Storia moderna e contemporanea College de France: in “Controdemocrazia” – Castelvecchi Editore
– “La vigilanza del popolo-controllore, costantemente attivo, è stata celebrata come il miglior antidoto alle disfunzioni istituzionali, particolarmente indicato per rimediare a quella che potremmo chiamare l’entropia rappresentativa (vale a dire il degradarsi del rapporto tra eletti ed elettori)”.
·         Fred W. Riggs, G.A. Almond, S. Verba, Karl Deutsch, riportate nel libro “Ordine e scontro di civiltà” di Samuel P. Huntington, 1927-2008, già Prof. di Government nell’Università di Harvard- Cattedratici USA Editrice Il Mulino.)
 “La cultura politica del mondo nuovo sarà basata sulla partecipazione. Se c’è una rivoluzione politica in marcia in tutto il mondo, questa va sotto il nome di “esplosione della partecipazione”.
·         Un’influente donna di lettere dell’epoca della Rivoluzione Francese espresse la preoccupazione ritenendo che il governo rappresentativo diventerà presto il più corrotto dei governi se il popolo smette di vigilare i propri rappresentanti”.
Va considerata severamente l’importanza strategica di un comitato non politico che, dotato di un elevato numero di soci, retto da un organo direttivo qualificato, in una città complessa come la nostra, sulla quale si approssimano minacce di appetiti vari sia interni che esterni all’amministrazione, nell’assenza di disposizioni costituzionali specifiche, ci consenta di esercitare le giuste pressioni sull’amministrazione comunale che costituiscano un invito a rimeditare qualunque azione che tradisca un allontanamento dal firmamento  dei principi costituzionali.
Paolo Muolo