Monopoli: lite dal parrucchiere per 50 euro, la questione finisce in tribunale

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Foto di archivio
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Accolta la richiesta dei legali Giuseppe Carbonara e Giuseppe Sardano: il reato di estorsione è stato derubricato ed è stata emessa sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione di tutti i reati. 

Tutto comincia nel maggio del 2013 a Monopoli. Un ragazzo inizia a prestare servizio presso l’attività di un parrucchiere cittadino. Dopo un mese, stando a quanto appreso, il datore di lavoro gli avrebbe detto che non aveva intenzione di proseguire nel rapporto lavorativo. Il giovane a quel punto sarebbe tornato dopo qualche giorno per ricevere il compenso per l’ultima settimana di servizio, aspettandosi 100 euro, ma il datore gliene avrebbe dati la metà.

Il ragazzo, così come concordato con il parrucchiere, lo avrebbe atteso alla chiusura del negozio per interfacciarsi nuovamente con lui ed è a quel punto che sarebbe cominciata la lite alla quale avrebbero partecipato anche altri due amici del giovane. A seguito di questa presunta aggressione, nella quale pure sarebbero state coinvolte la fidanzata del titolare e una dipendente, viene sporta denuncia e i tre ragazzi vengono accusati di tentata estorsione aggravata, lesioni aggravate e rapina. Questo perchè durante la colluttazione, uno dei tre ragazzi avrebbe sfilato 150 euro dalle tasche del proprietario dell’attività, stando alle dichiarazioni fornite dallo stesso parrucchiere.

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Celebrato il primo grado di giudizio con il rito abbreviato i tre ragazzi vengono condannati a 2 anni e 4 mesi per tentata estorsione e lesioni aggravate, mentre vengono assolti dal reato di rapina.

avvocato carbonara
L’avvocato Carbonara

I legali dei ragazzi, Giuseppe Carbonara, che ne assisteva due, e Giuseppe Sardano, hanno però presentato appello e giovedì è stato emesso il giudizio. “La difesa dinanzi alla Corte di Appello terza sezione penale ha dimostrato che il reato di estorsione aggravata dalle più persone riunite andava derubricato in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone. Questo – spiega Carbonara – alla luce di una recente sentenza della suprema corte di Cassazione a sezioni unite”. In pratica i fatti così come descritti, spiega ancora il legale, non potevano essere inquadrati nel reato di estorsione, in quanto alla base della richiesta di denaro da parte del giovane parrucchiere c’era una pretesa di denaro da ritenere legittima, scaturita da quello che era il precedente rapporto di lavoro. Accolta dunque la richiesta della difesa dei giovani, il reato di estorsione è stato derubricato ed è stata emessa sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione di tutti i reati.