Monopoli, terminale marittimo del Gruppo Marseglia, il lettore: “Estremamente favorevole alla realizzazione dell’opera”

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“Una città non può vivere esclusivamente di turismo, per quanto il turismo rappresenti una componente fondamentale della nostra economia. Una comunità economicamente solida ha bisogno di più settori: turismo, commercio, servizi, agricoltura, professioni, tecnologia e industria possono e devono convivere”, scrive Nicola Napoletano in questa lettera inviata alla nostra redazione.

Gentile Redazione di Link24,
scrivo da lettore e da cittadino profondamente legato a Monopoli per esprimere una posizione che, nel dibattito sviluppatosi intorno al progetto di Magazzini Generali Italiani del Gruppo Marseglia per il nuovo terminale marittimo destinato a biocarburanti, oli vegetali e derivati, ritengo giusto manifestare con altrettanta chiarezza rispetto alle voci critiche che in queste settimane hanno trovato spazio sulla stampa.

La mia posizione è estremamente favorevole alla realizzazione dell’opera.
Ritengo infatti che il progetto debba essere valutato non isolatamente, ma all’interno di una storia industriale iniziata a Monopoli molti anni fa e di una trasformazione progressiva che ha portato un’attività originariamente legata al settore oleario a sviluppare competenze nella produzione di biodiesel, nella generazione di energia da biomasse liquide e solide e, più in generale, nel settore delle energie rinnovabili.

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Nicola Napoletano

È proprio osservando questa evoluzione nel suo complesso che, a mio parere, si comprende il significato del progetto MGI. Il nuovo terminale marittimo, il campo boe, la sealine, la pipeline interrata e il deposito costiero non rappresentano semplicemente nuove infrastrutture industriali. Costituiscono il completamento logistico di un sistema produttivo che negli anni è cresciuto e si è diversificato e che oggi necessita di una modalità di approvvigionamento adeguata alle proprie dimensioni e alle prospettive future.

Uno degli aspetti che considero maggiormente positivi è proprio quello logistico e ambientale. Consentire l’approvvigionamento di grandi quantità di oli vegetali, bioliquidi e biocarburanti direttamente via mare e trasferirli attraverso condotte dedicate significa ridurre la necessità del trasporto mediante autobotti. Meno mezzi pesanti sulle strade significa minore traffico, minori emissioni legate al trasporto, minore rumore, minore usura della rete stradale e anche minori rischi connessi alla circolazione di grandi quantità di prodotto su gomma.

Per una città come Monopoli, attraversata dalla SS16 e caratterizzata contemporaneamente da una forte vocazione turistica, residenziale e produttiva, ritengo che separare quanto più possibile la grande logistica industriale dalla mobilità ordinaria costituisca un vantaggio concreto. Naturalmente ogni grande infrastruttura deve essere sottoposta ai più rigorosi controlli ambientali e di sicurezza. Essere favorevoli a un’opera non significa rinunciare ai controlli: significa, al contrario, pretendere che essa venga realizzata secondo le migliori tecnologie disponibili, con sistemi di monitoraggio, prevenzione e sicurezza adeguati alla sua importanza.

Ma ritengo altrettanto sbagliato considerare automaticamente sviluppo industriale e tutela ambientale come due concetti incompatibili. La transizione energetica non può esistere soltanto nei programmi e nelle dichiarazioni di principio. Ha bisogno di impianti, infrastrutture, ricerca, capacità produttiva, logistica, investimenti e imprenditori disposti ad assumersi il rischio di realizzarli. Ed è soprattutto sotto questo profilo che considero il polo energetico sviluppatosi a Monopoli qualcosa che supera ormai la dimensione puramente locale.

napoletano marseglia progettoIn un’Europa che negli ultimi anni ha riscoperto drammaticamente l’importanza della sicurezza energetica, della diversificazione degli approvvigionamenti e della riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, possedere sul territorio nazionale capacità industriale nella produzione di biodiesel, nella trasformazione degli oli vegetali, nella generazione elettrica da biomasse e nello sviluppo di altre fonti rinnovabili assume anche un valore strategico nazionale. Ogni quantità di energia che siamo capaci di produrre attraverso fonti diversificate, ogni combustibile rinnovabile che siamo capaci di trasformare in Italia, ogni infrastruttura che consente di diversificare rotte e modalità di approvvigionamento rappresenta, a mio giudizio, un piccolo ma concreto contributo all’autonomia e alla sicurezza energetica del Paese.

Il valore del percorso compiuto appare ancora più evidente considerando la diversificazione energetica sviluppata nel tempo: biodiesel, biomasse liquide, biomasse solide, fotovoltaico e le ulteriori iniziative intraprese dal Gruppo nel campo dell’agrivoltaico, del biometano, dell’eolico e delle prospettive offerte dall’idrogeno.

Non stiamo quindi parlando soltanto di un molo o di una condotta. Stiamo parlando di un tassello ulteriore all’interno di una strategia industriale che, attraverso decenni di investimenti, ha progressivamente costruito competenze nel settore delle energie rinnovabili e dei combustibili alternativi.

Ed esiste, secondo me, anche una questione che riguarda direttamente Monopoli. Una città non può vivere esclusivamente di turismo, per quanto il turismo rappresenti una componente fondamentale della nostra economia. Una comunità economicamente solida ha bisogno di più settori: turismo, commercio, servizi, agricoltura, professioni, tecnologia e industria possono e devono convivere.

La presenza di attività industriali capaci di investire, creare occupazione diretta e indiretta, acquistare servizi, generare competenze tecniche e mantenere sul territorio professionalità qualificate costituisce una ricchezza che non dovrebbe essere sottovalutata. Anzi, credo che Monopoli abbia davanti a sé l’opportunità di dimostrare che una città turistica e una città produttiva non sono necessariamente due modelli contrapposti. Con infrastrutture moderne, controlli ambientali rigorosi, pianificazione e dialogo con la cittadinanza, possono essere due anime della stessa città.

C’è poi una considerazione più ampia. Il mondo sta affrontando una trasformazione energetica gigantesca. Non esisterà probabilmente una singola tecnologia capace di sostituire da sola le fonti fossili. Il futuro sarà costituito da un insieme di soluzioni: elettrificazione, solare, eolico, biomasse sostenibili, biocarburanti, biometano, sistemi di accumulo, idrogeno e tecnologie che forse oggi sono ancora in fase di sviluppo. Avere sul territorio imprese che da decenni investono nella diversificazione delle fonti energetiche significa possedere esperienza industriale sulla quale costruire anche le tecnologie di domani.

Per questo considero il progetto MGI non come il punto di arrivo, ma come una nuova tappa di un percorso industriale iniziato molti anni fa e che può continuare ad evolversi. Una logistica marittima più efficiente può rafforzare la competitività degli impianti esistenti, rendere più efficiente l’approvvigionamento delle materie prime e creare le condizioni affinché il polo monopolitano possa continuare ad innovare. E se questo processo sarà accompagnato, come deve essere, dall’evoluzione delle tecnologie, dall’impiego crescente di materie prime realmente sostenibili, dalla riduzione progressiva delle emissioni e da controlli ambientali sempre più avanzati, credo che il beneficio possa estendersi ben oltre i confini della nostra città.

Locale, perché significa investimenti, lavoro, infrastrutture e sviluppo per Monopoli e il territorio.
Nazionale, perché significa capacità produttiva, diversificazione degli approvvigionamenti e maggiore sicurezza energetica per l’Italia.
Europeo e globale, perché significa partecipare concretamente alla ricerca di alternative alle fonti fossili e alla costruzione di un sistema energetico progressivamente più diversificato e sostenibile.

Vorrei infine permettermi una considerazione personale sulla famiglia Marseglia. Al di là delle legittime opinioni che ciascun cittadino può avere su una singola opera, credo che sia difficile non riconoscere il valore imprenditoriale di una famiglia che ha iniziato la propria attività nel settore oleario e che, attraverso decenni di investimenti, ha progressivamente costruito intorno a quella esperienza un’attività industriale molto più ampia.

A Leonardo Marseglia e alla sua famiglia credo vada riconosciuto il merito di avere avuto, in momenti nei quali termini come transizione energetica, biocarburanti ed energia rinnovabile non occupavano quotidianamente le prime pagine dei giornali, la lungimiranza di investire in questi settori e di continuare successivamente a diversificare.

Biodiesel, produzione elettrica da biomasse liquide e solide, fotovoltaico e le successive iniziative nelle altre energie rinnovabili raccontano una storia industriale che si è evoluta insieme al cambiamento del sistema energetico.

Per questo, da monopolitano, desidero ringraziare la famiglia Marseglia per l’iniziativa imprenditoriale dimostrata nel corso degli anni, per gli investimenti realizzati, per aver creduto nelle possibilità industriali di questo territorio e per aver contribuito a costruire a Monopoli una realtà produttiva che oggi possiede una dimensione e competenze che vanno ben oltre i confini cittadini. Il progetto MGI mi sembra perfettamente coerente con questa storia.

Dall’olio alla produzione di biodiesel; dal biodiesel alla produzione energetica; dalle biomasse alla diversificazione nelle fonti rinnovabili; dalla crescita produttiva alla necessità di una logistica marittima moderna ed efficiente. Vista in questa prospettiva, l’opera non appare come un intervento isolato, ma come l’evoluzione naturale di un piano industriale sviluppatosi nell’arco di decenni.

Naturalmente sarà compito delle autorità competenti verificare ogni aspetto tecnico, ambientale e di sicurezza e imporre tutte le prescrizioni necessarie alla tutela del nostro mare e del nostro territorio. È giusto che sia così ed è interesse, prima di tutto, della stessa comunità che sostiene lo sviluppo industriale. Ma una volta garantiti questi presupposti, credo che Monopoli non dovrebbe avere paura di guardare avanti. Dovrebbe invece avere l’ambizione di diventare un esempio di come industria, energia, innovazione, ambiente e territorio possano evolvere insieme.

Per questo auspico che il progetto possa completare positivamente il proprio percorso autorizzativo e che il confronto pubblico prosegua sulla base dei dati, dei progetti e delle valutazioni tecniche, senza rinunciare né alla tutela ambientale né alla possibilità di sviluppo. Perché proteggere il territorio significa certamente conservarne le bellezze. Ma significa anche creare le condizioni affinché quel territorio abbia lavoro, competenze, infrastrutture, energia e futuro.

E personalmente credo che, guardando al percorso compiuto dall’impianto di Monopoli dalla sua nascita ad oggi e alle possibilità che possono aprirsi nei prossimi decenni, questo progetto rappresenti soprattutto questo: un investimento nel futuro di Monopoli e, nel suo piccolo ma significativo contributo, nel futuro energetico dell’Italia.

Un lettore di Link24Nicola Napoletano