Panaro: “Questa proposta referendaria mortificante e favorevole al governo di turno”

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ph. di archivio
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Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del lettore che interviene a proposito del referendum sulla giustizia. 

L’articolo 104 della Costituzione dice che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato. Questo serve a garantire l’imparzialità dei giudici, che sono soggetti soltanto alla legge. Non devono rispondere al governo, al Parlamento o ad altri poteri, ma solo alla legge stessa.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè il CSM, è l’organo di autogoverno della magistratura. Si occupa delle carriere, delle assunzioni, dei trasferimenti, delle promozioni e dei procedimenti disciplinari. È composto da membri togati, membri laici e membri di diritto ed è presieduto dal Presidente della Repubblica. La magistratura non è organizzata in modo gerarchico come altri poteri dello Stato, ma è un ordine autonomo e indipendente anche al suo interno.

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Mimmo Panaro

Oggi si discute una proposta di riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, con la creazione di due CSM distinti. Il CSM è stato pensato dai Padri costituenti proprio per garantire e proteggere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri. Crearne due, divisi e indeboliti, con un sistema di sorteggio tra i magistrati, secondo questa posizione, significa eliminare di fatto l’autonomia della magistratura.

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Perché tutto questo dovrebbe interessare i cittadini e le associazioni? Perché l’autonomia della magistratura è una garanzia di democrazia. È la garanzia che tutti i cittadini siano davvero uguali davanti alla legge. Se la magistratura perde indipendenza, si indebolisce un principio fondamentale dello Stato di diritto.
La storia italiana, e in particolare quella siciliana e palermitana, ci ricorda che magistrati e pubblici ministeri hanno pagato con la vita la loro indipendenza e autonomia. Proprio perché non erano subordinati a nessun potere, hanno potuto svolgere il loro lavoro fino in fondo.

Questo referendum, secondo questa visione, rischia di consegnarci una magistratura più vicina all’esecutivo, più esposta al governo di turno, quindi meno indipendente e più vulnerabile. Per questo si sostiene che la riforma cambierebbe i connotati della nostra Costituzione.

Il testo è stato approvato con una maggioranza inferiore ai due terzi del Parlamento. Si parla quindi di una maggioranza che non ha cercato un vero dialogo con le altre forze politiche. Si sostiene che il testo sia passato dalle due Camere senza modifiche sostanziali, senza un confronto capace di incidere davvero sui contenuti. La Costituzione, secondo questa posizione, non dovrebbe essere cambiata con queste modalità.

C’è una grande distanza tra ciò che aveva previsto l’Assemblea costituente, che aveva messo al centro autonomia e indipendenza della magistratura, e questa proposta referendaria, ritenuta mortificante e favorevole al governo di turno.

Per questo si invitano i cittadini a informarsi e a leggere gli articoli 104 e 105 della Costituzione, per capire bene di cosa si sta parlando. Non si tratta di una riforma della giustizia intesa come funzionamento dei processi, ma dell’ordinamento della magistratura. Non riguarda ciò che accade dentro un singolo processo, ma i rapporti tra i poteri dello Stato, in particolare tra governo e magistratura. Il punto centrale è l’autonomia del pubblico ministero e i suoi poteri.

L’unico aspetto positivo riconosciuto a questo referendum è che potrà essere un’occasione di grande partecipazione popolare.
Infine, l’attuale governo utilizza alcune recenti sentenze per affermare che la magistratura agisca contro di esso, interpretandole in modo distorto. Nel caso della nave di Carola Rackete, ad esempio, si parla di una sentenza civile legata all’inadempienza del prefetto, che non avrebbe rispettato i tempi previsti.
In conclusione, questa riforma non riguarda solo aspetti tecnici della giustizia, ma tocca un principio fondamentale della nostra democrazia: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Quando si modificano gli equilibri tra i poteri dello Stato, si incide direttamente sulle garanzie dei cittadini. Per questo è importante informarsi, leggere la Costituzione e partecipare con consapevolezza. Perché difendere l’indipendenza della magistratura significa difendere l’uguaglianza di tutti davanti alla legge.

Cosimo Mimmo Panaro