Piano Coste, “Da Lacatena un provvedimento che esalta gli interessi dei privati a scapito dell’interesse pubblico”

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Manisporche, Spazio Civico, Riprendiamoci Monopoli e SI-AVS Monopoli in una nota scrivono: “Si aggiorni il Piano Minervini redatto insieme al Politecnico di Bari nel 2015”

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Lacatena

La cronaca politica regionale di questi giorni, infarcita di un lessico esasperato e offensivo, si è incentrata sulla bozza del Piano regionale delle coste, firmata dal consigliere delegato
Stefano Lacatena.
Un piano, quello licenziato il 16 maggio, che cancella con un colpo di spugna la legge 17 del 2015 di Guglielmo Minervini.

Risuonano ancora le parole dell’assessore vendoliano che nel 2013 scriveva: “Quando
facemmo la legge “sulla tutela delle coste” attraversammo un campo minato da interessi
incandescenti. Sapevamo che fermare l’aggressione delle recinzioni private e del cemento
sarebbe stata una lotta durissima. Non l’abbiamo ancora definitivamente vinta, ma un’altra
strada è stata intrapresa. Ora sappiamo che lo sviluppo accade non sfregiando l’ambiente
ma custodendolo.”

Il piano di Minervini, redatto insieme al Politecnico, prevedeva l’eliminazione del cemento e di tutte le strutture fisse che potevano impedire la fruizione del mare, la creazione da parte dei Comuni di spazi attrezzati a verde e di parcheggi in prossimità delle aree balneari. Ribadiva che il 60% della costa restava pubblico e il 40% ai privati con una revisione delle concessioni, assecondando le linee guida dell’Europa. Uno strumento di pianificazione che partiva dallo studio del territorio e non dalla somma dei piani concessori dei singoli comuni.

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Contento, Papio e Mastronardi

Il piano Lacatena si muove nella direzione opposta. Fa della semplificazione, sinonimo di sburocratizzazione e di un “liberi tutti”, il suo mantra. Riaffida ai Comuni la pianificazione del proprio tratto di costa decidendo dove collocare gli stabilimenti balneari, le aree verdi e i parcheggi e come realizzare la manutenzione. Sparisce la spiaggia libera con servizi e sono rese più snelle le procedure per le concessioni balneari.

Lacatena capovolge il paradigma e concepisce un provvedimento che ancora una volta esalta gli interessi dei privati a scapito dell’interesse pubblico.
Dice di aver elaborato il testo condividendolo con i portatori di interessi (i privati), le
associazioni ambientaliste, gli ordini professionali e l’Anci.
Peccato che nella sua millantata partecipazione non ci sia mai spazio per i cittadini e per dei tavoli reali di dialogo e condivisione.

Il consigliere delegato commette un errore imperdonabile per un politico navigato: dimentica che in Regione Puglia non gode di quel 70% di consensi che i suoi amici hanno in città. Deve tener conto degli equilibri politici e della coalizione, che ha nel Partito Democratico la componente più numerosa e organizzata.
Definire il dissenso sempre e comunque ignorante sporco e cattivo, può forse andar bene quando si gioca in casa, ma non quando si additano persone che la politica la fanno da più lustri e in governi progressisti e attenti ai bisogni dei pugliesi.

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Brescia

Il consenso non sempre si ottiene con metodi collaudati in provincia.

L’urbanistica non riguarda solo gli edifici e gli imprenditori del mattone. Ha risvolti sociali e
imprime valore sulla qualità della vita delle persone.
Il mare e la lunga costa pugliese sono materie fragili, investite dall’azione erosiva dei
cambiamenti climatici, chiedono cura e attenzione e vanno restituiti alle generazioni future
nel migliore dei modi.
Ed è proprio nella cura la differenza tra i due proponenti il Piano delle coste. Guglielmo
Minervini con un camper visitò 20 comuni costieri per spiegare ai cittadini la sua visione. Si
fermò anche a Monopoli il 12 agosto, in piazza Vittorio Emanuele, dove tenne una
conferenza stampa con il sindaco Emilio Romani e gli assessori Domenico Alba e Pierantonio Munno.

Invece, Lacatena è rimasto lì, negli uffici di via Gentile, a elaborare la sua “versione
bignami” del piano delle coste, insieme ad alcuni funzionari regionali e all’ingegnere
D’Onghia, dirigente del Comune di Monopoli, che lo ha affiancato durante la conferenza
stampa, convocata per presentare la sua bozza di legge a giornalisti e addetti ai lavori.
E quando, a poche ore di distanza, sono partiti i commenti preoccupati di sindaci e
associazioni, le esternazioni alterate via web del delegato Lacatena, con le quali ha additato i presunti detrattori come bugiardi e ignoranti, sono risultate davvero stonate e velleitarie. E il velleitarismo in politica non paga.

Sia chiaro al consigliere delegato che le proteste dei cittadini, dell’Anci, dei Sindaci e delle
associazioni ambientaliste lanciano un messaggio preciso e cioè che sbagliate non sono solo
le procedure dell’iter normativo che porta la sua firma, ma l’impianto su cui si fonda tanto sbilanciato verso la privatizzazione della costa.

Il punto da cui ripartire per aggiornare il Piano Regionale delle coste non può essere la bozza Lacatena, ma il testo di legge del 2015, che al litorale pugliese rivolgeva uno sguardo di cura, di protezione e di equilibrio tra gli interessi privati e quelli pubblici dei liberi fruitori della costa e del mare.

Movimento Manisporche
Spazio Civico
Riprendiamoci Monopoli
SI-AVS Monopoli