Riflessione sulla morte, tra leggende pugliesi e rituali funebri

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Riceviamo e pubblichiamo la riflessione dello scrittore Mario Contino.

La morte è la fine dell’esistenza corporea e può arrivare nelle nostre vite attraverso la perdita di persone per noi importanti, oppure essere presente come timore della morte stessa (Tanatofobia).
In generale il timore, ma anche il rispetto che suscita la morte in sè, è dovuto all’inconscia consapevolezza che di fronte alla quale siamo tutti inermi, privi di qualsivoglia forma di controllo.
Nel corso della storia umana il culto della morte è cambiato parallelamente al concetto di “vita oltre la morte”, diffusosi grazie a varie correnti filosofiche e teosofiche.

Nei popoli primitivi i rituali funebri assumevano un duplice ruolo: da una parte dovevano assicurare l’impossibilità per il defunto di interferire con il modo dei vivi, e d’altra parte servivano per garantire la pace eterna allo stesso, preservando il suo corpo dall’aggressione degli animali che avrebbero fatto scempio del cadavere. Era opinione comune che un eventuale ritorno del caro defunto tra i viventi potesse portare a conseguenze nefaste, da qui traggono origine anche i miti e le leggende sui morti viventi che noi tutti ben conosciamo grazie a romanzi e serie TV di indiscutibile successo.
Diversi furono i rituali funebri ed i sistemi di sepoltura che i popoli del mondo adottarono nelle diverse ere storiche, e ancora oggi le differenti religioni presenti sul pianeta sono alla base di altrettanti culti della morte, ciò che raramente viene messo in discussione è il rispetto che i vivi hanno, o dovrebbero avere, per i defunti.

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Il 2 novembre è il giorno della commemorazione dei defunti, una ricorrenza religiosa che in Italia non è mai stata istituzionalizzata come festività civile, a differenza della festa di Ognissanti che la precede il giorno 1 novembre.

In Puglia il concetto della morte è estremamente importante nella cultura popolare, tanto da aver generato usanze che potremmo definire folkloristiche, in bilico tra il sacro ed il profano, ma mai blasfeme.

Nel momento in cui un affetto viene a mancare, immediatamente l’intera famiglia si stringe attorno al nucleo familiare principale che ha subito il lutto, la salma viene preparata per il suo ultimo viaggio e viene allestita la camera ardente.

mario contino
Lo scrittore Mario Contino

Nei minuti immediatamente precedenti alla morte dell’individuo, quando ormai risulta evidente che l’agonia sta lasciando spazio all’eterno riposo, ha inizio una fase di preparazione psicologica alla perdita che avverrà da li a poco, e le superstizioni iniziano a riaffiorare nella mente di tutti veicolandone le gesta.

  • Gli specchi vengono immediatamente coperti con lenzuola bianche, ciò per evitare che l’anima del defunto possa restarvi imprigionata, finendo così per “vivere” l’eternità all’interno dell’abitazione come spettro.
  • Le porte e le finestre vengono aperte e lasciate socchiuse, ciò permetterebbe alle anime dei defunti di poter entrare in casa e prelevare l’anima del morente, assistendola nel momento del trapasso. Molti “moribondi”, durante le ultime fasi della vita, dichiarano di vedere accanto a loro parenti o amici precedentemente estinti, subito prima di esalare il loro ultimo respiro.

Alcune leggende narrano di agonie estremamente lunghe, durante le quali porte e finestre diventavano oggetto di colpi e scricchiolii, tali eventi sono quasi sempre attribuiti, dalla superstizione popolare, al tentativo delle anime dei defunti di entrare in casa per chiamare il moribondo e mettere fine alle sue sofferenze mortali.

In alcuni comuni pugliesi, soprattutto nel basso Salento, è ancora diffusa l’usanza di bruciare gli oggetti personali del defunto subito dopo il rituale funebre, soprattutto arnesi da lavoro o altri oggetti ai quali l’estinto era particolarmente legato. Questa pratica, secondo il folklore, impedirebbe all’anima del defunto di ritornare nel mondo dei vivi sfruttando quel canale sentimentale che continuerebbe a legarla al particolare oggetto.

Tale pratica, presente anche in altre zone del mondo, è stata più volte mostrata all’interno della celebre serie televisiva Supernatural (serie televisiva statunitense di genere paranormale e drammatico creata da Eric Kripke e prodotta dal 2005 al 2020), nella quale i protagonisti riescono ad annientare gli spettri proprio bruciando gli oggetti ai quali sarebbero rimasti legati.

Altra usanza ancora praticata in Puglia consiste nel posizionamento di scarpe o vestiti all’interno della bara del defunto, poco prima della chiusura definitiva della stessa.
Abiti, ma anche oggetti di vario genere, destinati non ad un utilizzo post mortem del defunto ma spediti, come per mezzo di un corriere, ad un’altra persona morta in precedenza e che magari avrebbe richiesto tale materiale in sogno ad un suo amico o parente.

In Puglia la morte è molto sentita, il rispetto per i defunti è sacro e guai a criticare persino le usanze folkloristiche che benché siano più vicine a pratiche pagane che cristiane, fanno parte della cultura popolare che è patrimonio di tutti, e che da tutti andrebbe salvaguardata.

MARIO CONTINO
(Lo scrittore del mistero)