Si accendono le insegne delle attività commerciali, in 300 per far luce sui problemi del settore

91
adv

Si è svolta ieri sera la mobilitazione nazionale “Risorgiamo Italia”, che ha visto partecipi anche operatori cittadini. 

Le insegne dei negozi ben illuminate per chiedere aiuto e maggior attenzione alle istituzioni nazionali e locali, considerate le non poche difficoltà economiche determinate dall’emergenza Coronavirus. È stato questo il senso della mobilitazione nazionale “Risorgiamo Italia”, lanciata nei giorni scorsi dal Movimento Imprese Ospitalità e che nella serata di ieri ha visto riaccendersi le luci di quei locali rimasti chiusi e “spenti” per quasi due mesi. Niente clienti, niente incassi; e le spese che, tuttavia, ci sono ancora. Un disagio patito dagli operatori commerciali di tutta Italia e il grido di allarme si è levato anche da Monopoli, dove ieri sera sono stati quasi trecento i titolari delle attività che hanno aderito all’iniziativa, tra cui quelli dell’Associazione degli Operatori del Centro Storico. Un’azione simbolica che, oltre alle insegne delle singole realtà commerciali, ha visto riaccendersi negli esercenti locali soprattutto la speranza di ripartire dal punto in cui tutto si era interrotto, prima della pandemia che, tuttora, rischia seriamente di mettere in ginocchio i settori più strategici del tessuto economico monopolitano.
“Siamo davvero felici di aver avuto appoggio da tutta la città con l’accensione delle insegne di quasi 300 attività di tutti i generi – ha commentato Christian Campanelli, vicepresidente dell’associazione degli Operatori del Centro Storico -. Mai come in questo momento è di fondamentale importanza essere uniti tutti per manifestare i nostri problemi e perplessità. Continueremo a lottare per i nostri diritti, visto che i più colpiti sono proprio le partite iva e tutti i nostri dipendenti che, da 2 mesi, non percepiscono neanche 1euro”.

Il vicepresidente degli Operatori del Centro Storico qualche giorno fa aveva già elencato alla nostra redazione i non pochi problemi che gli operatori commerciali cittadini sono stati costretti a fronteggiare: dalla merce deterioratasi e quindi finita nella spazzatura, scelta praticamente inevitabile, all’impossibilità di pagare gli eventuali affitti e le utenze. “I nostri dipendenti non hanno visto la cassa integrazione promessa dai primi di marzo – aveva dichiarato Campanelli a Link24, aggiungendo -. Ci hanno promesso liquidità e le banche si sono fatte una grassa risata, rispondendo ‘vedremo’; nel frattempo i giorni scorrono e i debiti aumentano. I famosi 600euro non sono arrivati neanche a tutti”.

adv

E, infine, non era mancato il riferimento all’incremento dei costi che i titolari delle diverse attività saranno chiamati a sostenere al momento della riapertura, considerate le misure da adottare. Il tutto a fronte di un prevedibile e significativo calo di incassi, dal momento che potranno entrare e consumare sul posto molte meno persone di quelle che, abitualmente, affollavano gli stessi locali prima dell’emergenza.