Specchia sulla bufera San Giacomo: “Dietro c’è una precisa volontà di smantellare l’ospedale”

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La parola al dottore che fornisce la sua versione circa quanto accaduto in ospedale a luglio. “Chi paga questo depauperamento sono i pazienti”.

Tutto parte da un commento di Alfredo Specchia, medico massimalista ed ex consigliere comunale, da lui scritto sotto un nostro articolo. Intende dire la sua, soprattutto sulla situazione in cui si trova attualmente il San Giacomo, da luglio sotto l’occhio del ciclone dopo sospensioni e licenziamenti per casi di presunto assenteismo. Nasce così, questa intervista.

Che idea si è fatto di quanto accaduto in ospedale?
Credo che sia un problema che parte da lontano. C’è una evidente volontà dietro quello che è successo. Con quanto accaduto questa estate si è smantellato praticamente il San Giacomo. E’ stata un’operazione compiuta secondo me in vista della realizzazione del nuovo ospedale. Ospedale che, inutile che si dica che sarà a Monopoli, perché praticamente si trova a Fasano. E a Fasano, in tal senso, si sta dando un primato. Si sta operando con due pesi e due misure.

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Ci vuole dire che è stata un’operazione politica? 
Certo, è tutta una operazione strategica. Delle strette di mano tra politici sulla prima pietra del nuovo ospedale non ce ne facciamo niente, quello che conta è stabilire le priorità all’inizio di tutto il complesso ospedaliero, nell’interesse della comunità territoriale. In ogni caso i problemi maggiori sono adesso per i pazienti, sono loro i più penalizzati da quanto accaduto. Ma questo non lo dico io. Me lo dicono loro. Anche la politica cittadina ha, in tal senso, le sue responsabilità.

In che senso?
Ci saremmo aspettati prese di posizione serie, ci saremmo anche aspettati manifestazioni di solidarietà e invece niente. Anche il direttore sanitario, come un buon padre di famiglia, avrebbe dovuto avvisare il personale del San Giacomo, prima di giungere a questo attuale depauperamento di risorse. Per questo sono convinto che dietro tutto ciò ci sia la voglia di ridimensionare il nostro ospedale dove adesso non ci sono più punti di riferimento: è stato smantellato il centro di endoscopia, la diagnostica è in affanno, la Cardiologia pure e la l’Otorino ha perso tanto. Quelli che patiscono questa situazione sono gli utenti, perché sa che c’è?

Cosa?
Che se io non sto bene, prendo l’aereo e me ne vado a Bologna, in una struttura pubblica dove so di essere seguito ad alti livelli, ma chi non può, come fa? I pazienti che non possono permettersi questo cosa, fanno? Al San Giacomo si sono perse tante valide figure. E poi, adesso, chi sostituisce queste maestranze?

Professionisti che adesso, dopo i licenziamenti della Asl, tra l’altro hanno ripreso a lavorare nel privato…
Già. Ed è un gran peccato che il San Giacomo abbia perso queste figure che sono state da subito corteggiate, per la loro professionalità, da strutture private dove attualmente hanno preso servizio. Si sono spinti questi medici in altre strutture quando sarebbero potuti tornare al San Giacomo, magari dopo una sospensione, o avrebbero potuto lavorare senza stipendio per un po’ di tempo, se avevano commesso qualche errore.

Quanto accaduto le è parso troppo?
Sì. Tra l’altro ci vantiamo di essere una città turistica, ma i turisti non vengono se non sanno di avere anche una buona sanità. Qui si sta trattando un ospedale come fosse un giocattolo. La sanità pubblica è una cosa buona, bisogna cercare di difenderla in tutti i modi. E se la politica dinanzi a ciò è stata cieca, così come anche per la questione ambientale, a me questo non va giù. Abbiamo il dovere di assicurare una buona sanità pubblica e un’aria pulita, per i nostri figli e per quelli degli altri.