Gli ulivi antropomorfi di Bellantuono: “Per vederli basta saper osservare con il cuore”

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Il fotografo dopo l’urlo dell’ulivo propone altri suoi scatti contenuti nel volume “Il mio cuore tra gli ulivi”. 

Ognuno vede quello che vuole e riesce a vedere. Non c’è una lettura univoca degli ulivi fotografati dall’artista Giancarlo Bellantuono che, dopo il famoso urlo, ha continuato con la fotografia naturalistica.

bellantuno 3Le forme antropomorfe che scorge Bellantuono non sono le stesse che può percepire un altro.Questo dipende dagli stimoli, spiega l’autore, che ci fanno percepire le forme sempre in modo diverso. Dipende da quella sottile differenza tra visione e percezione che si ha delle cose. “In questo modo – dice l’artista – il mio progetto ha anche una valenza scientifica. La percezione dipende dallo sviluppo dei nostri sensi e più stimoli abbiamo avuto nel corso della nostra vita, più percepiamo il mondo, più lo osserviamo e più siamo stimolati nello scrutare la realtà in modo più profondo”.

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Da queste considerazioni nasce la sua ultima pubblicazione “Il mio cuore tra gli ulivi”, un progetto che ha come obiettivo quello di preservare il paesaggio non antropizzato per lasciarlo intatto alle generazioni future. Non solo, il volume ricco di scatti a colori e in bianco e nero, vuole essere anche una guida per chi non è del luogo, “per conoscere l’inestimabile bellezza dei nostri ulivi che attraverso un urlo hanno conquistato il mondo per la loro unicità, ma anche sofferenza”.

Bellantuono dedica il volume alla terra in cui vive, Monopoli. “Basta saper osservare col cuore per captare le sensazioni profonde che un ulivo centenario può trasmettere – spiega l’artista – Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo in silenzio la vita. Accogliamo quello che ci capita e doniamolo al mondo che verrà”.