Valeria Ruggiero, a 6 anni dalla morte ancora alla ricerca della verità

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Valeria con la sua mamma, la signora Santa Pertosa nel giorno dell'ultima visita alla figlia in comunità, nel gennaio del 2014
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Parla Santa Pertosa, la mamma della ragazza morta per un’overdose di metadone a casa di uno sconosciuto. Valeria era scappata dalla comunità di Civitavecchia in cui aveva avviato un percorso di riabilitazione. 

Sono 6 anni che la signora Santa Pertosa cerca giustizia per sua figlia. Sua figlia è Valeria Ruggiero, che nel 2014 aveva 17 anni. E’ stata trovata morta a casa di uno sconosciuto, Guido Terzulli, a Roma, la mattina del 10 maggio di quell’anno per un’overdose di metadone. Nella Capitale Valeria ci era arrivata in treno dopo essere scappata da una comunità di recupero di Civitavecchia. Si trovava lì da qualche mese per intraprendere un  percorso di disintossicazione.

Per Valeria era un periodo difficile, ricorda la mamma. Da poco aveva perso il padre, un dolore troppo grande per una ragazza già fragile. A suo padre avrebbe voluto dimostrare però che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe uscita pulita, che si sarebbe ripresa in mano la sua vita. Queste sue intenzioni le aveva messe nero su bianco in una lettera, scritta in aereo mentre rientrava a Monopoli per il funerale del padre, accompagnata da due operatori. Era il giorno di San Valentino del 2014. E ora quella lettera è conservata gelosamente da sua madre, che l’ha incorniciata facendone un quadro.

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I buoni propositi di Valeria e le speranze della sua famiglia però si sono infranti da un giorno all’altro. E per la sua mamma non c’è giorno che passi in cui non si ponga mille domande. A giugno del 2018 Terzulli è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione. “Da allora però – continua la signora Santa – è rimasto tutto congelato. Mi chiedo come faccia ad essere ancora libero”. Così mentre l’uomo respinge le accuse, spiegando che non era stato lui a offrire il metadone alla ragazza, alla famiglia della ragazza restano ancora i dubbi su come siano andati i fatti. “Valeria quando è stata portata in comunità – dice – era stata avvisata da tutti: non avrebbe più dovuto assumere droga”. A seguire il caso, in attesa dell’avvio del processo di appello, per la famiglia di Valeria ci sono gli avvocati monopolitani Alberto Sardano, Massimiliano Genualdo ed Emiliano Buscicchio.

849373c6 b9b4 4b9e 98e3 608e53e0225c e1599493040341Ci sono poi delle ombre da chiarire anche per quanto riguarda la struttura dove Valeria si trovava. Valeria è scappata dalla comunità nel pomeriggio, la famiglia è stata avvisata di sera. “Nessuno mi ha spiegato niente. Ma io credo che Valeria sia scappata perchè voleva tornare a casa, prendendo il treno per Bari”.
Dopo la fermata a Roma Termini intorno alle 21, non c’erano altri treni per arrivare in Puglia. E’ così che dalla Stazione si ritrova poi inspiegabilmente con Terzulli, che le avrebbe offerto ospitalità per la notte nella sua abitazione nel quartiere Prati, dove viveva con l’anziana madre.

In tutti questi anni, l’uomo non ha mai contattato la famiglia, mai una parola, mai una lettera. Lo dice a Link24 la mamma Santa che vuole la verità. Verità anche sul centro dal quale la ragazza è scappata, saltando dalla finestra del bagno prima e dal cancello della struttura poi. “Sono venuta a sapere – riferisce la madre- che dieci giorni prima era scappata di nuovo e si era recata dai Carabinieri di Civitavecchia: evidentemente voleva denunciare qualcosa e lì non ci voleva stare più”.

8e621386 d6fd 4583 9427 14450a5acd79 2In realtà all’inizio le cose stavano andando abbastanza bene, quando ha trascorso i primi tre mesi nel centro di accoglienza. I problemi, riferisce la madre, sono iniziati a marzo quando è stata trasferita in comunità. “Un ambiente chiuso. In questo periodo erano vietati anche i rapporti con la famiglia. Io provavo a telefonare lo stesso, non me la passavano mai, mi dicevano però che andava tutto bene”. Ma tutto bene non doveva andare, se poi Valeria da lì voleva andarsene, pensa la madre. Il caso è stato trattato anni fa nella trasmissione “Chi l’ha visto?”, raccogliendo anche la testimonianza di una ragazza ospite del centro. Al programma aveva parlato di abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati all’interno della struttura.