Piano Casa, bocciata la proposta dell’opposizione. La maggioranza ne ha pronta un’altra

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Dibattito incagliato sulla questione pregiudiziale degli emendamenti. Il centrodestra ritira il proprio, il centrosinistra decide di andare avanti.

Nulla di fatto per la proposta presentata dall’opposizione sul Piano Casa, già approdata in sala “Perricci” a dicembre scorso e rinviata per mancanza del numero legale dei consiglieri. Ieri sera la maggioranza ha bocciato la delibera con cui la minoranza mirava a modificare il documento approvato dalla massima assise ad aprile scorso, impedendo la modifica della destinazione d’uso dei suoli interessati dalla discussa legge regionale. Un documento approvato in commissione – grazie all’astensione dei leghisti Campanelli e Rotondo – e inizialmente bocciato dal dirigente all’Urbanistica, il Dott. Amedeo D’Onghia, per effetto di un vizio di forma, che la stessa opposizione ha cercato di correggere presentando un apposito emendamento, anch’esso respinto.

LA QUESTIONE PREGIUDIZIALE – La discussione sul punto si è subito incagliata sulla questione pregiudiziale sollevata dal Dott. Pietro D’Amico, presente in veste di Segretario Generale in sostituzione della Dott.ssa Christiana Anglana. Secondo il dirigente agli Affari Generali, infatti, l’emendamento presentato dalla minoranza per arginare il parere negativo fornito da D’Onghia avrebbe necessitato di un passaggio in commissione, poiché, modificando tutti i presupposti di motivazione della proposta in discussione, avrebbe determinato una nuova delibera. Detto ciò, D’Amico ha poi passato la palla ai consiglieri comunali, rimarcando la loro libertà nel votare ugualmente la proposta di modifica, assumendosi le relative responsabilità politiche. In disaccordo l’opposizione, in primis Angelo Papio (Manisporche), il quale ha evidenziato un cambiamento relativo alla sola forma e non alla sostanza del provvedimento.

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LA SOSPENSIONE DELLA SEDUTA E L’EMENDAMENTO DELLA MAGGIORANZA – Preoccupati dalle parole di D’Amico e non volendo votare una delibera potenzialmente illegittima, i consiglieri di maggioranza hanno chiesto e votato favorevolmente la sospensione dei lavori per dieci minuti, contrariamente al parere della minoranza, per decidere il da farsi.
Ripresi i lavori dell’assemblea, il centrodestra ha continuato ad affermare l’intenzione di non votare un atto passibile di ricorsi da parte dei privati. Non tutti in maggioranza hanno però condiviso questa idea. Per Stefano Lacatena (Monopoli al Centro), infatti, si sarebbe potuto aprire tranquillamente il dibattito sugli emendamenti, divenuti due perché anche la maggioranza nel frattempo ne aveva presentato uno alla proposta di modifica dell’opposizione. Ma, anche in questo caso, per il Dott. D’Amico l’impostazione del documento avrebbe costituito una nuova proposta di delibera e, per questo, anch’esso avrebbe dovuto ricevere il via libera della commissione prima di approdare in aula. “Entrambi gli emendamenti si fondano sullo stesso principio sui cui si fonda la ‘delibera madre’ – ha spiegato Lacatena -. Io sarei pronto a discuterli perché non stravolgono la delibera iniziale. I dirigenti sono la parte tecnica, poi c’è la politica che deve assumersi le sue responsabilità”.
Niente da fare. A prevalere è stata infatti la linea ferrea. Giuseppe Campanelli (Lega), ad un certo punto, ha annunciato il ritiro dell’emendamento a nome della maggioranza, esortando l’opposizione a fare altrettanto e proponendo di rinviare il dibattito anche di sole 24 ore, per consentire il passaggio in commissione Urbanistica. Dagli scranni opposti si è invece tirato dritto, decidendo di aprire il dibattito.

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Stefano Lacatena (Monopoli al Centro)

IL DIBATTITO – Papio ha ricordato la ratio della proposta di delibera, ritenendo inutile “adottare il Piano Casa, se con esso si stravolge lo strumento urbanistico attraverso la modifica delle destinazioni d’uso”. “Applichiamolo per gli ampliamenti e per le demolizioni con successive ricostruzioni, ma le aree industriali non possono trasformarsi in quartieri residenziali – ha poi sottolineato l’architetto di Manisporche -. A nostro parere, neanche la legge lo permette e, se bocciate questo ‘emendamento difensivo’, impugneremo ogni permesso di costruire che sarà rilasciato nei prossimi giorni”. A contestare l’amministrazione è stato anche Francesco Tamborrino (Insieme per Monopoli), rimproverando alla maggioranza di aver individuato cinque realtà industriali fortemente impattanti durante il precedente Consiglio, permettendo ora di costruire residenze in quelle stesse aree.
La replica è giunta da Lacatena, il quale ha rispedito al mittente tutte le accuse, evidenziando come l’intento del Piano Casa sia quello di “rigenerare” (ossia demolire e ricostruire ciò che già c’era) e non quello di “cementificare” (costruire laddove non vi sono immobili). “La Legge mira a riqualificare gli immobili abbandonati e da questa dobbiamo cercare di trarre il meglio – ha asserito il capogruppo di MaC -. Vorrei chiedere ai cittadini se la presenza di industrie sul tratto di costa più bello di Monopoli rappresenti un orgoglio per la città. L’abbattimento della cementeria, che sorgeva nel cuore della città, l’abbiamo fatto noi, ma la aree residenziali nella zona industriale no”. Poi, l’esortazione all’opposizione: “Aiutateci a togliere quello schifo che c’è a nord di Monopoli!”.
Ma dall’opposizione hanno risposto Sonia Cazzorla (Movimento 5Stelle), ribadendo che “da questo tipo di riqualificazione sembra che vogliate fare un favore a qualcuno”, e Papio, il quale ha ricordato che “il PUG lo abbiamo approvato insieme”. “Soltanto oggi, grazie al Piano Casa, vi state preoccupando della riqualificazione della zona nord – ha proseguito Tamborrino, aggiungendo -; e comunque il Piano Casa non è lo strumento più adeguato per farlo”. A rispondere all’avvocato di Insieme è stato il leghista Piero Barletta, ricordando che “ce ne ricordiamo ora solo perché prima c’erano aziende che lavoravano e, pertanto, non c’era nulla da riqualificare”.

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Angelo Papio (Manisporche)

L’EPILOGO – Dopo quasi cinque ore di discussione, il maggior consesso cittadino si è dapprima espresso sull’emendamento che mirava a sanare il vizio di forma rilevato dall’Ing. D’Onghia nella proposta di modifica alla delibera dello scorso aprile, bocciato con i 13 voti contrari della maggioranza (assenti il sindaco Angelo Annese, il forzista Giovanni Martellotta ed Adelaide Ramirez di MaC) e gli 8 favorevoli dell’opposizione. Stesso esito, a seguire, per la proposta di delibera.
Il centrodestra ha detto “no” all’idea portata in assemblea dai gruppi della minoranza, ma con la promessa di tornare presto in Consiglio con una propria proposta di modifica, ossia quella ritirata nel corso della seduta di ieri, al fine di apportare miglioramenti al primo atto approvato dalla massima assise sul Piano Casa.