Pedopornografia: 50 euro per una prestazione on line. Perquisizioni anche nel barese

57
adv

L’operazione della Polizia Postale ha portato a sgominare una rete radicata in 12 regioni italiane. Le indagini partite dopo le segnalazioni dei genitori di un’adolescente. I tariffari creati da adolescenti. 

Utilizzavano una piattaforma di messaggistica per scambiare materiale pedopornografico, realizzato anche da adolescenti. Materiale che veniva poi venduto on line, sulla base di tariffari elaborati su misura in base alle tipologie di prestazioni.
Le indagini della Polizia Postale hanno individuato una rete di utenti che era solita utilizzare questi canali e sono partite dopo una segnalazione dei genitori di una ragazza di Foggia. Sono stati loro, insospettiti dall’intenso utilizzo di alcuni social network da parte della figlia, a notare sul suo telefono la presenza di una chat in cui inviava immagini sessualmente esplicite.

Gli accertamenti della Polizia sul telefono della minore, hanno portato a risalire anche ad una sorta di listino prezzi per prestazioni online, con tariffe differenziate: una videochiamata di 45 minuti costava 40 euro, ma il cliente in omaggio riceveva 10 foto, un video e tre “dediche”.
Un’ora e mezza di videochiamata costava invece 50 euro. Per video sessualmente espliciti, accompagnati da foto ed audio in regalo, il costo era di 20 euro.

adv
pedopornografia
ph. Polizia di Stato

“L’attività investigativa- si legge in un comunicato della Polizia di Stato – permetteva di identificare gli utenti che avevano effettuato i pagamenti per le prestazioni richieste, e far scattare le perquisizioni da parte della Polizia postale di Bari e Foggia, coordinati dal Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e protezione dei minori del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni, nei confronti di 21 persone, tra minori e adulti, per il reato di divulgazione di materiale pedopornografico”. Le perquisizioni sono state eseguite in 12 regioni e hanno riguardato le province di Bari, Foggia, Roma, Monza Brianza, Varese, Cremona, Siena, Agrigento, Palermo, Bologna, Fermo, Ascoli Piceno, Treviso, Chieti, Savona, Imperia e Torino.

Sono in corso, da parte degli esperti della Polizia postale, le analisi di tutti i supporti sequestrati al fine di acquisire le prove informatiche e verificare il coinvolgimento di altre persone e l’ambito di diffusione del fenomeno.