Monopoli, “Dory non meritava di vivere”, “Pensavo di cambiarla, ma è peggiorata”: le lettere choc di Ambriola

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L’uomo era convinto di essere stato tradito, dicendo di avere anche prove fotografiche sul suo telefonino di quanto asseriva.

“Ho compiuto una caxxata”, ha detto Giuseppe Ambriola ai Carabinieri che, prima di fermarlo e arrestarlo, mentre vagava nei campi dell’area di servizio sulla Conversano-Castellana, lo hanno raggiunto al telefono e ai quali ha manifestato l’intenzione di suicidarsi.

Intanto lui, dopo aver accoltellato ripetutamente la ex compagna Addolorata Colavitto ed essersi allontanato in auto, chiama il suo datore di lavoro intorno alle 6.30 e gli confida quanto fatto. “Mi sono nascosto in macchina e come è uscita dalla casa l’ho accoltellata. Le ho dato tante coltellate che spero sia morta. Io poi mi ammazzo, se non mi arrestano io mi ammazzo”. Queste sono le parole che il datore di lavoro riferisce ai Carabinieri, recandosi spontaneamente nella caserma di Capurso. Parole presenti nel verbale di fermo di Ambriola, gravemente indiziato di tentato omicidio.

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Così come anche nel verbale ci sono le dichiarazioni della mamma della ragazza, ricoverata in rianimazione al Policlinico in prognosi riservata, che oltre a raccontare l’accaduto, riferisce di aver ricevuto dall’uomo dopo il ferimento della figlia dei messaggi vocali in cui, “piangendo, diceva che era tutta colpa di Dori e voleva che lei morisse. Infine, dalle ore 06:38 alle ore 06:39 Giuseppe mi ha inviato altri messaggi di testo su WhatApp ribadendo che è stata tutta colpa di mia figlia”

Ambriola era convinto di essere stato tradito, dicendo di avere anche prove fotografiche sul suo telefonino di quanto asseriva. Nella sua casa, a Triggianello, i militari hanno inoltre trovato tre lettere. Ai genitori scriveva, “Lo so, potevo farmi una vita nuova, ma se Dio esiste, lui mi perdonerà. Dory non meritava di vivere”,  alla suocera invece “ti auguro una morte lenta e dolorosa, pensavo che Dory cambiava stando con me, ma è peggiorata” ed anche al figlio, chiedendo che venisse dato in adozione o in una comunità.