Referendum sulla Giustizia, il contributo di Errede: “Le ragioni del mio sì”

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“Cercherò di fare chiarezza sui punti essenziali della riforma Nordio, ossia, la separazione delle carriere, il sorteggio quale sistema di elezione dei componenti dei due CSM ( per i giudicanti e per i requirenti) e l’Alta Corte disciplinare”, scrive in questa lettera inviata alla nostra redazione. 

Gentile Direttrice,
in relazione al prossimo Referendum, le esprimo da ex PM e da cittadino le ragioni che mi portano a votare SI al prossimo referendum di Marzo 2026 sulla Riforma Nordio.
In primis le false e tendenziose affermazioni dei sostenitori del NO, spiace dirlo anche di molti magistrati ormai apertamente schierati contro il governo in carica, che fanno previsioni catastrofiche per i cittadini sugli effetti della Riforma.
E allora cercherò di fare chiarezza sui punti essenziali della riforma Nordio, ossia, la separazione delle carriere, il sorteggio quale sistema di elezione dei componenti dei due CSM ( per i giudicanti e per i requirenti) e l’Alta Corte disciplinare.

Separazione delle carriere: in disparte l’attuazione del principio costituzionale del giusto processo di tipo accusatorio dinanzi ad un giudice realmente terzo ed imparziale (e tale non è se legato da rapporti di colleganza ed interessi di unica carriera con una delle parti in contraddittorio), l’art 104 Cost., come riformato, mantiene l’ intera magistratura come ordine indipendente e autonomo e rafforza le garanzie per il pubblico ministero, che farà parte di un ordine, separato da quello del giudice, ma altrettanto autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato. Quindi non è scritto da nessuna parte che lo scopo finale della riforma sia quello di assoggettare il PM al governo di turno, come falsamente sostiene il comitato del NO e i relativi aderenti, togati compresi.

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D’altronde se questa fosse stata l’intenzione del governo, sarebbe bastato modificare, con legge ordinaria e non con riforma costituzionale, la legge n. 12 del 1941 sull’ordinamento giudiziario, nella parte in cui prevede che il PM esercita le funzioni attribuitegli dalla legge sotto la VIGILANZA del MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, sostituendo la parola VIGILANZA con DIREZIONE del Ministro della Giustizia. Al contrario il testo costituzionale riformato ribadisce l’autonomia e indipendenza del PM dal potere esecutivo. Il PM resterà, ove realmente lo sia anche oggi (anche se non sempre ne ha dato dimostrazione) organo di giustizia, ossia temporalmente il primo organo di controllo giurisdizionale e prima garanzia per il cittadino, dovendo controllare, per primo, che le indagini e ciò che mette in moto un processo procedano nel rispetto della legge e della verità.

Sul sorteggio si è gridato specie dall’ANM allo scandolo, all’eversione, alla catastrofe. Ebbene, nulla di tutto ciò! Gli stessi magistrati iscritti all’ANM, che oggi temono di dire la loro per paura di ritorsioni sulla carriera e sul disciplinare (perché il giudice ahimé è spesso un pavido), in un referendum indetto tra gli iscritti all’ANM nel 2022 si dissero favorevoli al sorteggio nella misura del 42% degli iscritti. Non si comprende il perché oggi abbiano cambiato idea!
Il sorteggio rompe il potere delle correnti. Il sorteggio è una scelta politica chiara contro un sistema di potere che si è consolidato negli anni dentro la magistratura. Il correntismo non è un dettaglio tecnico: è il modo in cui si sono costruite carriere, scambi di favori, equilibri interni che poco hanno a che fare con l’interesse dei cittadini. Le correnti hanno funzionato e funzionano tuttora come partiti senza elezioni, capaci di orientare nomine e incarichi attraverso accordi interni e logiche di appartenenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una magistratura percepita come divisa, politicizzata, lontana. Non per colpa dei singoli magistrati, ma per un sistema che ha tollerato troppo a lungo queste dinamiche.Il sorteggio, quindi, colpisce proprio lì dove fa più male: toglie il controllo. Se non puoi scegliere chi governa gli organi di autogoverno, non puoi nemmeno costruire fedeltà, scambi o carriere protette. Il potere si riduce, l’influenza delle correnti si indebolisce, lo spazio dell’imparzialità si allarga. Ecco perché si sta contrastando con tutti i modi questa riforma epocale, specie dopo la vicenda di Palamara, l’unico ad aver pagato per un sistema che in realtà toccava tutte le correnti.

L’istituzione dell’ Alta Corte disciplinare sottrae alla sezione disciplinare interna al CSM il potere disciplinare nei confronti dei magistrati. I sostenitori del NO paventano presagi di morte dell’indipendenza della magistratura, intimorità dal rischio concreto di essere (finalmente) giudicati sul piano disciplinare da un giudice realmente terzo ed estraneo alle logiche correntizie, alle quali oggi pure aderiscono per una loro migliore tutela in sede disciplinare. Perché, spiace dirlo, la forza delle correnti si manifesta anche nella giustizia disciplinare domestica, con evidenti disparità di trattamento nei confronti di chi non ha l’appoggio o il filo correntizio diretto con un proprio consigliere di riferimento.
Questa, a mio giudizio, non è una battaglia contro la magistratura, ma contro i suoi centri di potere organizzato. È una riforma che serve allo Stato di diritto, perché una giustizia credibile non può essere prigioniera di logiche interne. Senza fiducia dei cittadini, la giustizia perde autorità. E senza riforme vere, il correntismo continuerà a governare nell’ombra, anche sotto le mentite spoglie di decisioni consiliari prese all’unanimità, ma frutto di spartenze secondo calcoli aritmetici perfetti.

Pietro Errede, magistrato