Emissioni odorigene, due tecnici: “Certe affermazioni sono pericolose”

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Il problema, scrivono i nostri lettori, dovrebbe essere affrontato nella maniera più rigorosa e precisa possibile. 

Egregio Direttore,
a seguito di una lettera da Voi pubblicata in data 27 settembre ci troviamo, nostro malgrado, nelle condizioni di dover rispondere ad alcune imprecisioni. Innanzitutto, per quanto possano essere nobili i principi che portano un semplice cittadino a esporsi e una testata giornalistica a dar risalto al suo operato, in questi modi si ottiene spesso l’esatto opposto; nel senso che, se chi argomenta non ha basi solide e dati sui quali fondare le sue teorie, si potrebbe scadere nel sensazionalismo e nella informazione deformata, prestando il fianco ad ancor più facili critiche e spostando l’attenzione su questo “botta e risposta” piuttosto che sul problema, che indubbiamente esiste e la cui risoluzione dovrebbe essere affrontata in maniera plausibile, rigorosa e precisa.

È anche opportuno fare anche ulteriori premesse e precisazioni in merito al metodo scientifico. Come spesso si sente dire la “Scienza non è democratica”, ma vediamo di spiegare meglio questo assunto: la Scienza, e di conseguenza gli Scienziati (quelli che effettivamente possono vantare questo titolo), operano all’interno di una comunità scientifica che si basa sul libero scambio di informazioni e dati a supporto delle tesi e da questo continuo scambio di dati e idee si giunge (più o meno velocemente) a una sintesi e quindi a una teoria o a una legge scientifica. Luogo di scambio di idee e dati sono le Università e gli Enti di ricerca, ma ancor di più i convegni e congressi dove chiunque può partecipare e dibattere presentando la propria candidatura e un/una articolo/tesi a supporto della sua teoria. Il contenuto dell’articolo/tesi? Essenzialmente i dati che confuterebbero o validerebbero un assunto iniziale. Quindi, in realtà, la Scienza è democratica: è democratica perché chiunque, presupponendo serietà, sacrificio e studi rigorosi, può presentarsi alla comunità scientifica e dibattere le sue teorie, al contrario, non è democratica perché nessuno può innalzarsi al di sopra degli altri e dire “questo fatto è così perché l’ho detto io e voi non siete nessuno” (alla Marchese del Grillo!)…anche fosse un premio Nobel a dirlo la sua validità sarebbe nulla!

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Ma veniamo ai punti che più ci premono approfondire, essendo noi due tecnici del settore. Leggere che qualcuno ha trovato una correlazione tra terremoti, macchie solari e fantomatiche correnti elettriche è uno schiaffo doloroso per la seria comunità dei geofisici italiani e internazionali e ancor più male fa pensando alle vittime dei terremoti. Quanto affermato è pericoloso, indecentemente pericoloso.! Chi avesse fatto una scoperta del genere sarebbe oggetto di un “calcio mercato” frenetico tra le varie Università del globo, fioccherebbero premi e riconoscimenti a iniziare dal Nobel per un così alto traguardo mai raggiunto neanche dalle eccelse menti che da inizio ‘900 studiano il problema. Perché la previsione dei terremoti è stata studiata in lungo in largo da scienziati di ogni dove e la correlazione tra macchie solari o altre fantasiose amenità in realtà non esiste! Assolutamente non esiste! Nel caso vogliate approfondire la questione vi segnaliamo il libro “Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani” scritto da Alessandro Amato ricercatore (e lui sì scienziato) dell’INGV e nel quale troverete tutte le fonti e gli articoli scientifici che sono stati scritti a riguardo dalla comunità scientifica. Vi riportiamo solo con alcuni estratti dal testo (reperibili tra l’altro suii siti di vendita dei libri e dalla quarta di copertina): “Perché non riusciamo a prevedere i terremoti? Dai venti di Aristotele al pesce gatto giapponese, dalle previsioni cinesi a Parkfield e L’Aquila, dai pianeti di Bendandi alle scie chimiche. Un viaggio attraverso la storia dei terremoti, delle teorie (scientifiche e non) per spiegarli e dei tentativi per prevederli. Dopo ogni terremoto c’è sempre qualcuno che lo aveva previsto: i Maya, la zia Santuzza, il cane del vicino. I previsori non si fidano della scienza, ma credono che i rospi scappino prima dei terremoti, che la Nato e le trivelle possano scatenarli, che gli scienziati sappiano prevederli ma non lo dicano perché odiano vincere i premi Nobel. Per orientarsi in questo groviglio di scienza e pseudoscienza, “sotto i nostri piedi” ci accompagna in un viaggio attraverso la storia dei terremoti e dei tentativi di prevederli, costellata da pochi acuti e tanti fallimenti. Storie di scienziati e filosofi (da Aristotele a Kant), di terremoti e terremotati (dalla Cina alla Russia, dalla California all’Aquila), di bizzarre teorie e personaggi pittoreschi. Fino al più recenti passi avanti compiuti dalla ricerca sismologica, che se non consentono ancora la previsione dei terremoti ci offrono però la conoscenza e gli strumenti per una fondamentale riduzione del rischio.”

Per quanto riguarda le emissioni odorigene bisogna fare sempre riferimento alle Norme Tecniche di riferimento e alla normativa cogente (i riferimenti normativi per la valutazione della qualità dell’aria sono la Direttiva europea 2008/50/CE recepita in Italia con il D. Lgs. 155/2010 modificato con il D. Lgs. 250/2012. La problematica delle molestie olfattive è entrata a far parte del quadro normativo nazionale solo a fine 2017, che, con la modifica del D. Lgs. 152/06 che grazie al D. Lgs. 183/2017, ha introdotto la limitazione delle emissioni di taluni inquinanti originati da impianti di combustione di media grandezza, indipendentemente dal tipo di combustibile utilizzato, così da prevedere una specifica possibilità per la normativa regionale e per le Autorità Competenti, in sede di autorizzazione/rinnovo, di prevedere misure di prevenzione e limitazione opportunamente definite per le emissioni odorigene). Le Metodologie per la valutazione delle emissioni odorigene sono riportate, su base scientifica, nel documento ufficiale pubblicato dal Consiglio nazionale del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Non è utile in questa sede discutere di campionatori attivi o passivi, ma sicuramente un tecnico del settore, serio e competente, dovrebbe sapere che, come ampiamente ribadito dalla comunità scientifica, l’odore è una risposta soggettiva delle cellule olfattive presenti nella sede del naso, stimolate dalla presenza di molecole gassose aerodisperse, l’oggettivazione degli odori e la loro misura univoca ed esaustiva, in particolare per miscele complesse e con più componenti, la determinazione e la valutazione dovrebbe prevedere almeno un’indagine sociale, un’analisi chimica, un’analisi sensoriale, sistemi olfattivi elettronici e modelli matematici predittivi, il tutto utilizzato in modo integrato. Ricordiamo, poi, che ARPA Puglia considera la valutazione delle emissioni odorigene quale obiettivo da perseguire nell’ambito del monitoraggio della qualità dell’aria, e ha attivato un’apposita unità operativa specifica (Ufficio Odori) in seno Centro Regionale Aria e un laboratorio dedicato (Laboratorio olfattometrico). ARPA Puglia è dotata di un olfattometro a n. 6 postazioni di saggio contemporaneo operante in modalità Yes/No oppure Forced-Choice (mod. Olfasense, TO Evolution) alloggiato in una camera olfattometrica allestita conformemente alla UNI EN 13725 (sistema di trattamento e filtrazione dell’aria esterna, controllo del microclima e dei ricambi d’aria, sistema di controllo in continuo dei parametri chimico-fisico-climatici con catena di misura certificata). Per le indagini al recettore, invece, attesa la crescente richiesta di intervento da parte della popolazione esposta alle emissioni odorigene ARPA Puglia si è dotata di sistemi di campionamento automatico di sostanze odorigene in sacchetti di materiale inerte e/o su supporti solidi, mediante controllo remotizzato, attivabili a seguito di superamento soglia impostata su sensori/analizzatori chimici mono o multi parametrici (H2S, NH3, VOC, IOMS) e/o in relazione alle segnalazioni raccolte ed opportunamente gestite.
Vi ringraziamo per la Vostra cortese attenzione,

Dott. Geol. Vito PellegriniDottore in Geologia spec. in Geologia applicata ai pericoli ambientali, alle risorse naturali e alla pianificazione territoriale

Dott. Ing. Giuseppe DeleonibusDottore in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio spec. in Tutela Ambientale e Controllo dell’Inquinamento