Monopoli, Manisporche e SI con i lavoratori MerMec: “In lotta per il loro futuro. Silenzio delle istituzioni locali”

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La nota dei Consiglieri comunali di Sinistra Italiana – Manisporche Mastronardi e Papio

Stamattina eravamo lì, davanti ai cancelli dello stabilimento Mermec di Monopoli, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per lo sciopero di 4 ore — dalle 9 alle 13 — indetto dalle RSU e dalle Sigle Territoriali di Bari. Abbiamo portato la nostra solidarietà a una comunità lavorativa, che sta affrontando la pagina più incerta, buia e delicata della propria storia professionale ed esistenziale. Un presidio partecipato, dignitoso, determinato e intriso dello sconcerto di chi registra il muro di gomma ed il totale arroccamento della proprietà del Gruppo Angel.

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Dall’unità sindacale all’arroccamento aziendale – Da maggio, di fronte al rincorrersi di voci nebulose e notizie frammentarie sul futuro della società, i dipendenti del sito di Monopoli — e con loro i colleghi dei poli di Mola di Bari, Matera, Lecce e degli altri centri del Gruppo — hanno intrapreso, per la prima volta, un fondamentale percorso di organizzazione e presa di coscienza sindacale. Di fronte a questa richiesta di chiarezza, la risposta della proprietà si è limitata all’assunzione di una figura d’interfaccia preposta a conferire con le sigle. Un filtro che non ha fermato la consapevolezza delle maestranze: con l’incalzare delle indiscrezioni societarie, i lavoratori e le lavoratrici hanno superato ogni divisione. Al di là delle singole tessere o appartenenze, si sono uniti in un’unica, grande vertenza collettiva, ratificata e sostenuta con forza dal voto dell’assemblea dello scorso 26 ottobre.

Nella sola sede di Monopoli sono oltre 500 le persone direttamente coinvolte, parte integrante del bacino complessivo di circa 1.700 lavoratori del Gruppo Mermec. Stiamo parlando di un patrimonio umano di professionisti e ingegneri ad altissima specializzazione, la cui dedizione ha costruito negli anni la reputazione, i profitti e il prestigio internazionale di un’azienda leader nella diagnostica e nella tecnologia ferroviaria.

mermeccLe motivazioni dello sciopero – Le ragioni che hanno portato alla protesta di stamattina risiedono in fatti di estrema gravità. La decisione della proprietà di sfilarsi dall’incontro convocato per il 20 ottobre scorso presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) rappresenta un gesto irrispettoso verso le istituzioni della Repubblica, le organizzazioni sindacali e, soprattutto, chi produce ricchezza con il proprio lavoro quotidiano. Tale assenza è stata preceduta da una comunicazione, inviata dall’azienda il 18 ottobre. Un documento formale ma clamorosamente privo di firma o di un sottoscrittore identificabile. Ci sembra inaccettabile che questioni che impattano sul destino di 1.700 famiglie vengano liquidate attraverso note anonime ed una simile dereponsabilizzazione.

mermeccccccNella stessa nota, Mermec liquida l’operazione di cessione a Siemens Mobility come una pura mossa “industriale e strategica” priva di contraccolpi. Ma le rassicurazioni verbali e a senso unico non bastano. In assenza di un Piano Industriale vincolante e formale, non si può fare a meno di impegni scritti, trasparenti e condivisibili sul mantenimento scrupoloso dei livelli occupazionale; a continuità delle commesse e la tutela del know-how professionale; la salvaguardia e la permanenza delle sedi produttive sul territorio; la tutela integrale dei trattamenti economici e normativi. In questo clima di pesante opacità, pesa come un macigno la decisione aziendale di collocare d’autorità in ferie tutti i lavoratori per la giornata di lunedì 2 novembre. C’è fortissima apprensione e attesa tra i corridoi per quello che potrebbe accadere a partire dal giorno successivo.

Oltre i numeri le storie personali – Ascoltando le testimonianze dirette al presidio, emerge quanto questa vertenza stia scavando nella vita reale delle persone. L’operazione Mermec-Siemens non è un’algebra finanziaria o un “affare privato tra azionisti”, ma un trauma sociale. C’è la storia dei lavoratori storici di Monopoli, che vivono con angoscia la prospettiva di un trasferimento forzato o coatto verso la sede di Matera o altre sedi del Gruppo, con la conseguente disarticolazione della propria vita familiare e logistica.
C’è il racconto di ingegneri e tecnici venuti da lontano, arrivati a Monopoli da altre regioni o province per abbracciare il progetto dell’azienda. Persone che qui hanno trasferito gli affetti, aperto un mutuo, comprato casa e pianificato il proprio domani, scommettendo la propria vita sul nostro territorio.
Ci sono i giovani e i lavoratori in bilico, nell’angoscia di non sapere su quale ramo aziendale ricadrà la mannaia, con tutti i forti dubbi legati alle triangolazioni verso le ramificazioni societarie olandesi del gruppo acquirente e la logica dei regimi fiscali di favore.

Il silenzio delle Istituzioni cittadine – Mentre davanti ai cancelli si consumava il primo e unico sciopero della storia di questo stabilimento, le istituzioni cittadine di Monopoli si sono ben guardate dall’essere presenti o dall’ascoltare le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Un’assenza politica e umana del tutto ingiustificabile. L’Amministrazione comunale non può girarsi dall’altra parte o limitarsi al ruolo di spettatrice passiva di fronte al rischio di ridimensionamento del più importante polo tecnologico e occupazionale della nostra città.

mermeccccccccLe nostre richieste e il nostro impegno – Come consiglieri comunali di Sinistra Italiana – Manisporche facciamo interamente nostre le rivendicazioni espresse dalle RSU e dalle organizzazioni sindacali. L’azienda torni al tavolo ministeriale con la presenza dei vertici societari, abbandonando l’atteggiamento di chiusura. Ci sia la presentazione formale del Piano Industriale con i dettagli dell’operazione Siemens, le prospettive delle attività ferroviarie e il destino di tutti i lavoratori del Gruppo. La sottoscrizione di impegni precisi a salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro, dei trattamenti economici, del patrimonio professionale e del mantenimento della sede produttiva di Monopoli.
Il Comune di Monopoli faccia sentire la propria voce e si ponga ufficialmente al fianco dei lavoratori in questa trattativa.
Il futuro della Mermec e di chi ci lavora non si decide sopra le teste dei lavoratori! Dal canto nostro, continueremo a stare al loro fianco, dentro e fuori il Consiglio Comunale, in questa battaglia di civiltà, dignità e democrazia industriale

Maria Angela Mastronardi
Angelo Papio