Barnaba: “Nessun sobbalzo, nessun moto”, se la politica processa Eshkol Nevo e Monopoli resta in silenzio

103
Marilù Barnaba
adv
adv

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione dalla lettrice Marilù Barnaba. “Può un autore essere giudicato in base alla sua nazionalità?”, scrive.

Qualche giorno fa è stata sottoscritta una petizione per escludere lo scrittore israeliano Eshkol Nevo dal Libro Possibile di Polignano e Vieste. Eshkol Nevo è tra gli autori più apprezzati e noti sulla scena letteraria internazionale. Psicologo, insegna scrittura creativa in Israele ed ha anche insegnato alla Scuola Holden a Torino. I suoi libri, vincitori di numerosi premi, sono stati tradotti in 14 lingue. Ricordo La simmetria dei desideri, Tre piani, Legami ed il più famoso Nostalgia, ora riproposto in una nuova edizione.
Chi sono i firmatari e perché questa richiesta di esclusione?
La prof. Marchetti, docente di antropologia, la vice Sindaca di Bari Iacovone, il neo Sindaco di Molfetta Minervini, l’arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo Padre Moscone, il parroco di Terlizzi don Stragapede e altri.
La motivazione? Non si è dissociato abbastanza dal genocidio in Palestina.
nevo
Nevo, ph.Instagram

Eshkol Nevo è un fiero oppositore del Governo di Netanyahu, è una delle voci più attive dell’opposizione democratica israeliana, ma evidentemente non basta a chi vuole escluderlo.
Come scrive Silvia Godelli, per loro gli isra sono tutti uguali, israeliani ed ebrei sono sempre sospetti, una sorta di responsabilità collettiva. Può un autore essere giudicato in base alla sua nazionalità? Successe quando nacquero le leggi razziali in Italia e le persecuzioni naziste in Germania. Siamo consapevoli che tutto ciò è molto pericoloso?

La cultura, nota come spazio di confronto, rischia di diventare un luogo dove si entra dopo aver suo un controllo di appartenenza, se lo scrittore non si conforma ad un determinato orientamento è fuori.
Nevo ha detto “Gli artisti in tempo di guerra devono conservare uno spazio umano, nel quale ascolto, dubbio e complessità possono ancora esistere”.
La censura equivale al silenzio imposto.
La direttrice del Libro Possibile, Rosella Santoro, ha deciso di non accettare la richiesta di esclusione e ieri sul Corriere del Mezzogiorno è arrivata la risposta della vice Sindaca di Bari Iacovone :”Ecco perché ho firmato contro Nevo”
Pur ammettendo che Nevo è uno dei più grandi scrittori viventi, critico verso Netanyahu e il suo governo, favorevole ai negoziati di pace, che è sicuramente per due popoli e due stati, tuttavia – scrive la Iacovone – “Come molti israeliani è rimasto sconvolto dal massacro del 7 ottobre 2023”
C’è bisogno, secondo lei, di avere una presa di posizione chiara, esplicita.
Come se non bastasse, oggi sempre sul Corriere del Mezzogiorno, si leva la voce di un altro docente universitario di Bari, Luigi Cazzato, docente di lingua inglese e coordinatore del Master in Giornalismo.
Nevo sarebbe reo di aver parlato di come si deve muovere uno scrittore in tempo di guerra: essere dentro la situazione o restarne fuori? Nevo decide di tuffarsi dentro, di cercare un significato superiore della vita, per tutte le vite spezzate in Israele e a Gaza. Ma il peccato mortale di Nevo, secondo Cazzato, è aver usato la  parola guerra e non genocidio.
Sono scioccata da entrambe le accuse, le trovo barbare, angoscianti, figlie di un tempo lontano, quello dell’Olocausto e non di una società democratica, che dovrebbe custodire gelosamente la libertà di parola.
Mi spiace evidenziare il silenzio assordante della mia città, Monopoli, che ospita in questo periodo tanti scrittori, intellettuali e giornalisti, su questa triste vicenda. Nessuno è intervenuto, nessuno ha avuto un sobbalzo, un moto dall’animo, un pensiero, una domanda.
Chiudo citando una considerazione di Eshkol Nevo che mette in rilievo il tema della casa, per capire il circolo vizioso del conflitto tra i due popoli.
“Fino a quando i palestinesi non avranno una casa loro, Israele non avrà pace, e fino a che gli israeliani non si sentiranno al sicuro nelle loro case, i palestinesi non ne avranno una propria”

Marilù Barnaba

 

adv