Cgil, Cisl e Uil all’amministrazione: “Ci si attivi per un nuovo regolamento d’ambito”

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Una nota rivolta agli amministratori e alla responsabile dell’ufficio di piano per rivedere il regolamento unico per l’accesso al sistema di interventi e servizi socio-assistenziali e per la compartecipazione degli utenti al costo dei servizi e delle prestazioni.

Nell’ambito della nostra attività quotidiana di ascolto, di interlocuzioni con cittadini anche attraverso i nostri servizi di Patronato e CAF con particolare riferimento alle fasce di popolazione più disagiate è emerso che ad oggi, a distanza di oltre 12 anni, viene applicato il Regolamento in oggetto approvato nel lontano 17/06/2007. In particolare tale Regolamento interessa le fasce più deboli della popolazione se non addirittura singoli cittadini abbandonati a stessi dalle loro famiglie.

Le criticità di tale Regolamento sono molteplici e non tengono conto dei diversi interventi di modifica che hanno interessato sia il Regolamento Regionale n. 4/2007 e soprattutto la significativa riforma dell’ISSE adottata con il DPCM n. 159/2013. Inoltre merita specifica attenzione l’art. 10 comma 11 del Regolamento dove si prevede: “…l’utente provvede a contribuire al proprio mantenimento, presso la struttura, con il versamento dell’ammontare dei propri redditi (anche redditi esenti ai fini fiscali), decurtata di una franchigia mensile di euro 150 per bisogni personali ”. Di per sé quanto riportato nell’ articolo sopra richiamato ha diversi aspetti negativi evidenzia diverse criticità che vengono ulteriormente accentuate in sede di calcolo della quota sociale a carico dell’Amministrazione e dell’utente. Consideriamo ad esempio un utente che deve essere ospitato in una casa per la vita e percepisce un assegno di Invalidità Civile di euro 289,80 (2019) per tredici mensilità ed è in possesso di un’attestazione ISSE socio sanitaria pari a ZERO. Secondo l’art. 10 del Regolamento sopra richiamato nella sua disponibilità dovrebbero restare 150,00 mensili. Tale previsione è assolutamente illegittima e iniqua per diverse ragioni ovvero che tale importo è rimasto invariato per 12 anni mentre le prestazioni di riferimento annualmente vengono ridefinite collegandole agli indicatori dell’inflazione e del costo della vita e quindi tali incrementi sono stati destinati esclusivamente al pagamento della quota di spettanza dell’utente. Infatti si consideri ad esempio che nel 2007 l’importo dell’assegno di invalidità civile era pari ad euro 242,84 e quindi l’utente contribuiva al costo con euro 92,84 mensili mentre nel 2019 l’importo dell’assegno, a seguito degli incrementi, è pari ad euro 289,80 e l’utente vi contribuisce con euro 139,80 mensile. Sostanzialmente gli incrementi annuali vengono assorbiti esclusivamente dal contributo a carico dell’utente senza che lo stesso possa beneficiare almeno in parte degli stessi sulla sua quota disponibile che in 12 anni è rimasta invariata. Tuttavia per le ragioni sopra esposte, il Regolamento evidenzia altre perplessità a cui deve aggiungersi l’assoluta ingiustizia che viene perpetrata nel calcolo della quota a carico dell’utente ovvero la tredicesima mensilità viene destinata totalmente al contributo a carico dell’utente senza sottrarre le 150,00 della tredicesima che andrebbero destinate alla piena disponibilità dello stesso.

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Concludendo una persona pur vivendo in una Casa per la Vita come può far fronte a delle esigenze primarie (taglio capelli, biancheria intima, abbigliamento, medicinali Ticket sanitari, prodotti di igiene personali ecc.) con solo euro 150,00 per dodici mensilità a fronte di un ISSE pari a ZERO.

Pertanto, queste OO.SS. chiedono a tutti i destinatari della presente, nell’ambito delle proprie competenze ad attivarsi urgentemente per l’approvazione di un nuovo Regolamento di Ambito che tenga conto delle criticità sopra evidenziate.

Il Segretario CGIL             Il Segretario CISL                      Il Segretario UIL
Antonio Guccione               Franco Pisicchio                         Pier Paolo Napoletano