Dad, lettera (semiseria) di una mamma di Monopoli “mimetizzata” per un giorno dietro il pc

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Mamme (e forse qualche papà) in prima linea: rispondono al posto dei figli, suggeriscono, intervengono nella lezione. Ecco cosa ha raccontato una di loro. 

La mattina, per le 9, devo essere a lavoro. Prima però accendo il pc, entro in google classroom: controllo che non ci siano schede da stampare in vista della lezione per il figlio 1 e la figlia 2, entrambi alle elementari a Monopoli. Ci sono. Ok, mi metto e le stampo. Ma la stampante, come al solito, non va. Queste stampanti wi-fi! Non so perchè ma non rispondono: sul computer compare l’odiosissima scritta “stampante off-line”. Ma io so che non è così, mi innervosisco, devo ancora tirarli giù dal letto e sono quasi le 8.00. E allora mollo la stampante wi-fi e mi fiondo su quella più tradizionale collegata da un cavo al pc: lei mi tradisce molto meno. Finalmente queste schede vengono fuori e mi sento già più tranquilla.

ZAINO SCUOLAI bambini sono svegli, pronti a collegarsi, uno da un pc, l’altra da un altro. Io devo andar via. “Ciao, ciao bambini, ci vediamo dopo”. A dad finita. E così quello che accade al di là dello schermo non lo so, come non lo saprei se loro fossero in classe.
Non lo so io, ma lo sanno altre mamme e forse rarissimi papà che non solo stanno a casa, ma si fermano al pc con i loro figli, ascoltando le interrogazioni dei miei, le risposte dei miei, le sicurezze dei miei e le insicurezze dei miei.

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Comunque una mattina sono a casa anche io. E decido di farmi in due davanti ad una connessione che c’è, poi non c’è, poi torna e poi scompare, manco fosse un gioco di magia. Mi piazzo accanto al figlio 1. Mi sorbisco le interrogazioni degli altri tanto che la lezione alla fine mi esce dalla testa e mi accorgo di altre magie ben più articolate ad opera di alcune mamme. Il microfono è acceso e alla domanda dell’insegnante arriva prima la risposta della mamma e poi quella del bambino. La maestra fa finta di niente, ma se l’ho sentita io, figurati se non ha sentito anche lei.
C’è poi chi non sussurra le risposte, ma le scrive su pezzetti di carta che improvvisamente si vedono apparire con braccia allungate che porgono il foglietto salvifico alla velocità della luce e poi scompaiono di nuovo dietro lo schermo con la stessa rapidità. C’è, suppongo, a questo punto anche chi mima le risposte gesticolando.

C’è anche chi, approfittando di una svista della maestra, pensando che il figlio abbia il microfono spento, invita il bambino a correggere l’insegnante, ma a correggere l’errore infinitesimale in realtà ci pensa lei: la mamma diventata alunna, perchè la sua voce si è sentita chiara e nitida.

scuolaOra la maestra interroga. Mio figlio sa che prima o poi toccherà a lui, perchè l’insegnante interroga a tappeto. Io penso che per non imbarazzarlo con la mia presenza è meglio che mi allontani. E anche lui me lo fa capire. Non dicendomelo chiaramente, ma come fosse un ventriloquo. Sguardo fisso alla maestra e a me, senza aprir bocca: “Mamma, vai via”. E così lo lascio solo, ma rimango nei pressi della porta chiusa, perchè vorrei capire come va. Del resto, ora sono curiosa.

So che dovrà anche lui, come gli altri, chiudere il libro per non sbirciare. Ma non solo deve chiudere il libro. Lo deve anche tenere tra le mani, a favore di telecamera per dare la prova provata che il libro sia veramente chiuso. Lui si alza, prende il libro, lo chiude e se lo stringe al petto, mentre a me si stringe il cuore a vederlo così. Certo, meglio di altre cose che ho letto, di insegnanti che interrogano gli alunni chiedendo di chiudere gli occhi…

Di cose ne ho viste in questa giornata di Dad per il figlio 1 e penso sia tutto. Passo alla figlia 2, chissà che magari da lei la situazione sia più distesa. E invece no. La maestra fa una domanda di logica, la mamma che sembrava non esserci invece c’era e si intrufola nella lezione: “Scusi, maestra, ma come fa mio figlio a rispondere se questa cosa ancora non l’ha spiegata?”. La maestra avrebbe voluto fare arrivare il bambino alla risposta con il ragionamento, ma la risposta, ancora una volta, l’ha data la mamma che, mimetizzata dietro un pc così come altre mamme mimetizzate, vede tutto, compreso mia figlia che si concentra, che si distrae, che sgranocchia qualcosa, che viene elogiata per una risposta esatta o invitata a riflettere in caso di errore. Insomma, quasi tutti sanno tutto. Anche di mia figlia.

A me è bastata questa mattinata per sperare ancora di più che la situazione migliori in modo che i bambini possano tornare in sicurezza dove dovrebbero stare: in classe, con i loro amici e con le loro insegnanti, ad imparare e a sbagliare da soli, lontani dai suggerimenti di mamme (e forse papà), un po’ troppo invadenti, magari vicini a quelli del compagno di banco, anche se ad un metro di distanza.

Una mamma di Monopoli