In Cattedrale “L’ultima cena”, assonanze con la pittura di Caravaggio e Michelangelo

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ph. MImmo Guglielmi
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Riceviamo e pubblichiamo il lavoro svolto dalla nostra lettrice Vittoria Petrosillo che ha parlato dell’opera di De Mura con il professor Marcello Fagiolo, uno dei massimi esperti del Barocco. 

“Considerata dal mondo accademico napoletano una replica autografa dell’Ultima Cena nella chiesa dell’Annunziata di Capua (1750), la tela di Francesco De Mura, che adorna la cappella del SS. Sacramento nella Cattedrale (1755), si prende una rivincita grazie alla rilettura in chiave iconologica del professor Marcello Fagiolo, uno dei massimi esperti del barocco.

Nel breve saggio, pubblicato inquesti giorni sulla rivista on-line “AboutArt“, periodico d’arte che si rivolge a un pubblico di specialisti, lo studioso romano respinge ogni pregiudizio sulla grande tela monopolitana attribuendole una serie di significati nascosti, che sembrerebbero essere stati realizzati con la guida di un teologo. Il professor Fagiolo, spingendosi oltre, trova perfino nel quadro alcune suggestive assonanze con la Deposizione di Caravaggio (Pinacoteca Vaticana), che a sua volta viene collegata alla Pietà Bandini di Michelangelo (concepita per la sua sepoltura e oggi al Museo dell’Opera di Firenze).

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Prof. Fagiolo, lei ha definito, L’Ultima Cena di Monopoli un capolavoro poco conosciuto. Cosa l’ha spinta a indagare su quest’opera?
Il quadro, notissimo in Puglia, effettivamente non è stato mai studiato dagli studiosi del tardo barocco napoletano. Io, che non sono uno specialista di pittura napoletana, sono rimasto subito “abbagliato” dalla impostazione scenografica del quadro (quasi una Ultima scena) e dalla sapiente orchestrazione delle luci che mi hanno fatto pensare alle “macchine per Quarantore” che ho più volte indagato soprattutto nelle sperimentazioni dei maestri del barocco romano, da Pietro da Cortona a Bernini e a Andrea Pozzo, che esaltavano lo splendore eucaristico nella gloria del Cielo. La connessione era del resto coerente coi rituali di una Confraternita dedicata al “Sacratissimo Corpo di Gesù” e quindi anche alle fatidiche 40 ore intercorse tra la morte e la resurrezione di Cristo.

Quali sono le differenze tra la nostra Cena e quella di Capua?
Nel mio saggio spiego appunto che un’analisi ravvicinata del quadro della Cattedrale mi ha fatto scoprire una prima novità straordinaria, assolutamente unica per quanto ne so: mi riferisco al fatto che sulla tavola troviamo un piatto imbandito con un agnello (scuoiato e pronto per la cottura) che sembra vivente e con la testa rivolta a guardare il pane eucaristico nella mano di Cristo. Ne deriva, come spiego nel saggio, la triplice figurazione cristologica nella figura di Gesù, nel pane (corpus Christi) e nell’agnello (Cristo era stato presentato dal Battista come “Agnus Dei qui tollit peccata mundi”). Rimando poi al mio saggio per la seconda novità, la misteriosa cavità in basso che potrebbe alludere al Sepolcro di Cristo e forse anche ad altri significati”.

Vittoria Petrosillo