“In una casa senza ascensore, su più piani, senza garage neanche gratis vorrei abitarci. Non è Monopoli che ha perso l’identità, ma è la società che è cambiata”

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Il presidente della Pro Loco Francesco Barnabò, da giovane che “vorrebbe metter  su famiglia” continua con l’elenco delle difficoltà della vita nel centro storico “Salire la spesa, i passeggini, circolazione vincolata a taluni orari,  parcheggio a 3 km se sei fortunato”. Sono cambiate – spiega-  le esigenze dei cittadini. 

Un nuovo spunto sul centro storico, sugli abitanti che sono andati via vendendo o trasformando quelle che un tempo erano le loro abitazioni in dimore per turisti. La riflessione viene da Francesco Barnabò, presidente della Pro Loco Perla di Puglia.

C’è chi ha visto in questa trasformazione, una perdita dell’identità di Monopoli. Non lo hanno detto solo i cittadini e qualche vacanziero che ritorna abitualmente in città.
Hanno scosso, di recente, l’opinione pubblica anche le uscite dell’imprenditore Andrea Pezzi – suo il post “Tornare a Monopoli e trovarla devastata dal turismo di massa”-  e dell’attore barese Michele Venitucci che ha parlato, sempre sui social, della perdita di identità di Monopoli.

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Barnabò dunque ha detto la sua. E lo ha fatto ieri via social, trovando la condivisione di molti cittadini.
“A chi dice “Monopoli ha perso l’identità” ovvero sul tema dell’abbandono dei residenti del centro storico e sul mancato ricambio generazionale, lo dico da “giovane” che vorrebbe metter su famiglia, che possono arrivare a valere anche 10.000 euro al mq, ma in una casa senza ascensore, senza garage, anche su più piani, salire la spesa, i passeggini, conformata senza nessun criterio abitativo, senza la possibilità di poter rientrare a casa all’uopo, con la circolazione vincolata a taluni orari, con il parcheggio a 3 km se sei fortunato, neanche gratis vorrei abitarci. Non e’ Monopoli che ha perso l’identità – ha scritto-  ma è la società che e’ cambiata e con lei le proprie prerogative. Scusate ma qualcuno doveva dirlo”.

centro storicoIl messaggio di Barnabò è chiaro, concreto e diretto: la questione dell’identità non può essere affrontata ignorando quella che è la realtà quotidiana. I cittadini di oggi hanno bisogni diversi rispetto a quelli di chi, tra quei vicoli, abitava decenni fa. E sembra voler dire che non è “colpa” del turismo se si è giunti a questo punto, se le case sono diventate B&B e le botteghe si sono trasformate in locali: è l’intera società ad essersi trasformata.

La sua riflessione apre dunque uno squarcio di realismo su un dibattito, quello relativo al futuro urbano di Monopoli, a volte intriso di nostalgia.