La Cina riparte, da Shanghai Raffaele Tamborrino: “Così ne stiamo uscendo”

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Il periodo nero è passato. Ancora però si utilizzano mascherine e per accedere ai luoghi pubblici serve un QR-code sul cellulare. Intervista all’avvocato monopolitano da 13 anni a Shanghai. 

Era il primo febbraio e il Covid-19 faceva decisamente più paura in Cina che in Italia. Qui, nel Bel Paese, la diffusione del virus sembrava ancora molto lontana e i casi accertati si contavano sulle dita di una mano. Arrivavano notizie dalla Cina, ma nessuno avrebbe potuto immaginare, a quella data, che sarebbe diventata una pandemia e che l’Italia avrebbe sofferto così tanto. Ne avevamo parlato con l’avvocato Raffaele Tamborrino da più 13 anni per lavoro in Cina, a Shanghai, dove si occupa di fornire assistenza alle società straniere operanti in Estremo Oriente. Lo abbiamo ricontattato, per chiedergli, com’è oggi lì la situazione, dal momento che pare vada meglio. Buone notizie di cui l’Italia, in questo momento difficile, ha bisogno.

La Cina pare aver superato il momento critico legato alla diffusione del coronavirus. Come se ne è usciti o come se ne sta uscendo?
La prima drastica misura per il contenimento del virus varata dal governo cinese e’ stata la decisione del 23 gennaio con cui la città di Wuhan (centro dell’epidemia, quasi 15 milioni di abitanti) ed altre città della provincia di Hubei sono state messe in isolamento ed ai loro abitanti e’ stato imposto il divieto di uscire da casa.

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Poi…
Immediatamente dopo sono stati adottati provvedimenti (meno severi) che hanno riguardato l’intera Cina e che oggi sono in gran parte superati a seguito della fine dell’emergenza: interruzione delle attività lavorative fino al 10 febbraio, forti limitazioni negli spostamenti tra le diverse province, chiusura di scuole, università, musei, centri sportivi, ristoranti ed altri locali pubblici. Parallelamente e’ stata avviata una vasta campagna su tutto il territorio cinese per identificare il numero più alto possibile di infetti e sottoporli a misure di isolamento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che una delle misure più efficaci per il contenimento dell’epidemia in Cina è stata la fortissima sorveglianza proattiva per identificare i possibili casi sospetti: controlli diffusi sul territorio, moltissimi tamponi, isolamenti immediati, imposizione della quarantena alle persone che aveva avuto contatti con le persone risultate positive al Covid-19.

cinaDopo quanto tempo si è visto un miglioramento della situazione e come stanno adesso le cose?
A partire da metà di febbraio il numero di nuovi casi positivi al virus e’ calato sensibilmente in tutta la Cina tanto che a fine febbraio molte province cinesi hanno abbassato il livello di emergenza, con l’eccezione della provincia di Hubei dove soltanto recentemente e’ stato abbassato il livello di rischio per l’epidemia.

Avete ripreso con le vostre attività, i locali hanno riaperto?
Terminato l’obbligo di interruzione delle attività lavorative (in vigore fino al 10 febbraio) non c’e’ stata una immediata riapertura degli uffici perché le autorità cinesi hanno fortemente sollecitato l’utilizzo del lavoro da casa e molte persone soltanto a marzo sono tornate a lavorare nei loro uffici. Le aziende manifatturiere, prima di riaprire, hanno dovuto espletare controlli per garantire il rispetto delle misure di sicurezza necessarie per evitare la trasmissione del virus, pertanto molte fabbriche hanno ricominciato a lavorare da fine febbraio. I ristoranti e gli altri locali pubblici hanno riaperto ad inizio marzo in molte città.

Quali precauzioni sono ancora in atto?
Attualmente tutti continuano ad indossare le mascherine e viene mantenuto un sistema di monitoraggio con la presenza di numerosi check-point per verificare l’identità e la temperatura corporea: le amministrazioni dei condomini (sia residenziali che adibiti ad uffici), i centri commerciali, i ristoranti e, in generale, tutti coloro che gestiscono un’area aperta al pubblico hanno la responsabilità di effettuare il rilevamento della temperatura sulle persone che accedono agli ambienti di loro competenza. Ancora oggi, chi vuole accedere in luoghi pubblici deve mostrare un QR Code, rilasciato da un’applicazione sul proprio cellulare, che ha un diverso colore a seconda del grado di rischio: sulla base dei luoghi visitati, delle informazioni personali e dei big data relativi all’epidemia, ad ognuno viene assegnato un QR Code verde (che segnala l’assenza di rischi) oppure un QR Code  giallo (che indica un rischio moderato e può comportare un breve periodo di isolamento) o un QR Code  rosso (rivelatore di un rischio elevato, con conseguente obbligo di trascorrere quindici giorni in quarantena).

In Italia il governo con una serie di decreti ha bloccato quasi del tutto l’Italia e dopo più di 20 giorni le conseguenze per chi è fermo cominciano a sentirsi. In Cina come si è andati incontro alle fasce più deboli?
In Cina c’e’ un basso livello di disoccupazione ed il governo ha subito adottato provvedimenti per garantire la tutela dei lavoratori, in particolare il regolare pagamento degli stipendi anche durante il periodo di forzata sospensione delle attività e anche quando i dipendenti erano impossibilitati a recarsi al lavoro a causa della quarantena ed altre restrizioni imposte nel periodo più critico dell’epidemia. Inoltre, le amministrazioni locali hanno adottato misure di sostegno per le piccole e medie imprese quali sussidi, sgravi contributivi, rimborso dei premi assicurativi contro la disoccupazione, posticipo dei termini per il pagamento delle imposte, esenzione o riduzione dei canoni di locazione degli immobili (se di proprietà statale), accordi con le banche per un incremento dei prestiti per le PMI, la riduzione dei costi di finanziamento, la possibilità di prorogare i termini per il rimborso dei prestiti. Per incentivare la ripresa dei consumi, molte città cinesi stanno fornendo ai cittadini voucher e coupon che consentono di effettuare acquisti a prezzi fortemente scontati.

L’appello del sindaco Annese è uno: restare a casa e non sono mancate le denunce per i trasgressori. Lì come si è svolto l’isolamento? Si è letto di metodi anche molto più forti per tenere in casa le persone.
In realtà, provvedimenti severi e generalizzati ci sono stati soltanto nelle aree maggiormente colpite dall’epidemia; in molte città, per esempio a Shanghai, l’obbligo di isolamento ha riguardato solo soggetti a rischio perché provenivano da altre città e dall’estero o perché erano stati a contatto con persone contagiate. Direi che c’e’ stato soprattutto un forte senso civico da parte della popolazione cinese nell’intraprendere un’azione collettiva contro il virus e nell’aderire spontaneamente alle sollecitazioni delle autorità locali che invitavano a restare a casa ed a limitare il più possibile gli spostamenti.

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Shanghai a inizio febbraio nella foto scattata da Raffaele Tamborrino

Che percezione ha di come si sta vivendo qui la diffusione della pandemia?
Posso facilmente percepire e comprendere la preoccupazione di molte persone che vivono in Italia questa drammatica situazione che mette a rischio la salute di chiunque, costringe molti a stare a casa ed a cambiare le proprie abitudini e che purtroppo potrebbe anche avere ripercussioni sul piano economico e lavorativo.
In generale, le misure adottate dal governo italiano sono tra le più severe ed in linea con i suggerimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; forse si sarebbe potuto fare di più per evitare che l’epidemia si diffondesse dalle regioni più colpite del nord Italia nelle altre regioni. Per migliorare la lotta contro il virus, il nostro Paese potrebbe considerare come riferimento il caso virtuoso della Corea del Sud dove il contagio è arrivato quasi contemporaneamente: il governo coreano si è concentrato sul cosiddetto “contact tracing” ovvero l’identificazione, l’esame e l’eventuale isolamento di tutti i contatti avuti dalle persone infette, utilizzando tecnologie avanzate e facendo prevalere le esigenze sanitarie su quelle della privacy.

A Monopoli al momento ci sono 6 persone colpite dal virus, di cui due morte. Che consiglio si sente di dare ai suoi concittadini per far fronte alla paura e far sì che tutto questo finisca al più presto?
Occorre affrontare circostanze difficili e incerte come queste con il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà; la curva epidemica scenderà presto anche in Italia se tutti si impegneranno ad osservare le direttive delle autorità governative e le pratiche igieniche suggerite dalle autorità sanitarie.