La riflessione di un lettore: “Il Covid esiste, eccome se esiste: i bambini i più penalizzati”

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Foto di archivio
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Dario Danese. “Anziani e persone con patologie dovrebbero isolarsi per qualche mese. Un sacrificio che ridarebbe in tempi brevi un minimo di normalità alla vita dei nostri bambini”. 

Il Covid esiste, eccome se esiste.
Subdolo e cattivo, questo virus sta mettendo in discussione valori fondanti della nostra democrazia come l’unità. O meglio, ne sta cambiando il significato. Perché se essere uniti vuol dire contribuire tutti ad uscirne il meglio possibile, anzi il meno peggio possibile a questo punto, capire qual è questo contributo è estremamente complesso.

Quindi è importante capire cosa e a chi stiamo chiedendo sotto forma di sacrifici, cercando un equilibrio che sia funzionale all’obiettivo sopra descritto. E non c’è dubbio che il prezzo più alto lo stiano pagando i nostri bambini a cui stiamo togliendo una fetta importante della loro infanzia e riempiendoli di debiti per i prossimi decenni. Con le nostre scelte, con i nostri comportamenti, stiamo togliendo loro una fetta di vita unica, fondamentale per la loro crescita, la loro psiche, il loro benessere e la loro socialità. Un pezzo di vita che nessuno mai potrà restituirgli. D’altronde stiamo compromettendo anche il loro futuro economico, soprattutto nella prospettiva di poter creare lavoro, casa, famiglia. La stessa che hanno invece avuto i nostri nonni, che materialmente magari non avevano nulla, ma avevano la prospettiva. Quella di poter guardare avanti, consapevoli che tutto era possibile, che un ascensore sociale esisteva, che l’esistenza poteva essere serena impegnandosi e credendo nei propri sogni.

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dario danese
Dario Danese

Il Covid esiste, eccome se esiste. Uccide, ma soprattutto colpisce determinate categorie. Anziani sicuramente, ma anche chi ha altre patologie. Categorie ben definite a cui chiedere un sacrificio enorme, eccezionale, ma mai quanto quello che abbiamo chiesto finora ai nostri bambini. Isolarsi per qualche mese, per proteggere loro stessi in primis, ma anche per diminuire i morti, liberare terapie intensive, diminuire la pressione sul sistema sanitario. Un sacrificio che ridarebbe in tempi brevi un minimo di normalità alla vita dei nostri bambini, che darebbe ossigeno all’economia evitando ulteriori debiti per indennizzare, giustamente, chi oggi è costretto a chiudere.

Non può essere tabù parlarne, sarebbe un gesto di portata storica, di generosità intergenerazionale da ricordare per sempre e che equilibrerebbe in parte i sacrifici dei nostri piccoli ai quali abbiamo il dovere di dargli l’unica cosa che conta davvero come eredità tra una generazione all’altra. Il futuro.