La storia di Antonio Lopriore, ufficiale medico catturato dai tedeschi

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Lopriore nella seconda foto il terzo da destra in Albania, prima della cattura da parte dei tedeschi
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La documentazione che Lopriore aveva avuto modo di raccogliere nel lager tedesco e che ha conservato è stata analizzata dalla prof. Villani che ha scritto un libro, presentato venerdì nella biblioteca di Monopoli.

Con la storia e la sua testimonianza, il dottor Antonio Lopriore (1911-1998) è riuscito a far conoscere un’altra forma di Resistenza, quella degli Internati Militari Italiani. Una Resistenza silenziosa, ma non per questo meno potente. La sua, come quella degli altri I.M.I. è la storia di chi ha rifiutato la guerra, le alleanze e ha tirato dritto seguendo i propri principi.
Era l’8 settembre del 1943 quando l’ufficiale medico fu catturato dai tedeschi in Albania dove si trovava come militare e fatto prigioniero nel lager di Wasseralfingen.
Un lungo viaggio, in una sorta di treno merci che alla fine si fermò in Germania. Una volta lì i tedeschi gli consentirono di continuare ad esercitare la professione di medico per i prigionieri.
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Il dott. Lopriore, il quarto da destra, alla condotta medica al comune di Monopoli

Aveva con sè un registro dei marcanti visita nel quale risultano 3.500 pazienti prigionieri passati dai suoi controlli, dalle sue diagnosi, dalle sue cure. Prigionieri che oltre alle sofferenze fisiche, vivevano dolori più profondi, lacerazioni nell’anima.
Il dottor Lopriore nel suo registro annotava casi di tubercolosi, pidocchi, di malattie infettive come la salmonellosi.

Rimanendo fedele al giuramento di Ippocrate e con grande professionalità, ha sempre svolto il suo lavoro al meglio, visitando anche i suoi carcerieri, i militari tedeschi quando ce n’era bisogno e non facendo mancare dunque le sue cure nei confronti di nessuno. Ed è lì, nella medicheria tedesca, decisamente più rifornita di quella del campo di prigionia che riuscì a farsi donare pillole e medicinali che poi avrebbe usato per curare i suoi connazionali, in un atto di estremo coraggio, generosità e patriottismo.
la voce e1657523340548Con grande abilità riuscì a conservare il registro dove annotava i trattamenti fatti ai pazienti, portandolo con sè in uno zainetto insieme a lettere e ai fogli del quindicinale “La voce della Patria” che venivano distribuiti nei lager. Fogli scritti a Berlino in italiano per i prigionieri, per condizionarli psicologicamente e spingerli a passare dalla parte dei nazisti o dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana.
Li portò con sè quando, nel giugno del 1945, dopo due anni di prigionia, tornò a casa. Questo materiale prezioso, riferisce il figlio, il dottor Vincenzo Lopriore, venne consegnato al rietro ai Carabinieri di Bari per poi essergli restituito.
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Ph. Loredana Ratti

Tale documentazione è stata accuratamente studiata dalla professoressa Flora Villani che ha scritto un libro “Le carte di Antonio Lopriore”, con la prefazione del prof. Domenico Cofano, presentato venerdì in Rendella a Monopoli in un evento di grande spessore storico e culturale organizzato dalla “Donne per la Città”, Presidio del Libro con la sua presidente Loredana Ratti.

memoria e1657523307470Una sorta di tributo di riconoscenza verso questo medico a cui Monopoli deve tanto, insignito anche della Croce al merito di Guerra e della medaglia d’onore dal Prefetto di Bari.

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